A un passo dal governare, la leader socialdemocratica rimette l’incarico esplorativo e punta il dito contro il Partito della Sinistra. Un intrigo politico in cui il confine tra tattica e autosabotaggio è assai labile
Da un Paese che sembrava aver arginato un governo di (ultra) destra per appena tre seggi di differenza ci si poteva certo aspettare che l’alternativa a guida socialdemocratica cadesse come un castello di carte. E gli avversari lo avevano persino previsto: aspettate, sarà «questione di tempo», andava dicendo il premier uscente Ulf Kristersson, quello che aveva governato grazie al supporto esterno dell’estrema destra e all’accordo di Tidö, e che appena le urne hanno chiuso si è messo ad architetta