Mediaset ha molti problemi perché la televisione generalista se la vede molto brutta fra le piattaforme streaming che corrodono il tempo e l’attenzione dello spettatore e la pubblicità profilata dei gruppi americani che alla tv sottraggono ricavi. Per questo è fondato il sospetto che, nonostante la cosiddetta “internazionalizzazione” (in pratica, finora, la sede trasferita in Olanda e l’alleanza, da capire quanto duratura, coi tedeschi che maggiormente le somigliano) l’azienda del Biscione sia destinata ad accentuare i due profili che l’hanno fin qui contrassegnata: la produzione usa e getta di reality a base di lacrime con chiacchiera e l’acquisto all’estero dei titoli di fiction.

Contropiede

Pur entro questa stabilità d’insediamento Pier Silvio Berlusconi sembra intravedere l’obbligo di fare il contropiede alla Rai che, con Giorgia Meloni, svolta a destra per infliggerci i “programmi coi valori”, le narrazioni di una nuova egemonia, il ritornello che Mussolini (“ah, se non fosse sceso in guerra!”) fece a suo tempo anche cose buone, anzi ottime, come la bonifica delle paludi pontine.

Al contropiede viene da pensare raccogliendo le voci sullo sbarco di Bianca Berlinguer (che s’è dimessa dalla Rai, dove verrà sostituita da Monica Giandotti, e sarebbe diretta a Rete 4) e Myrta Merlino (da La7) che giunge in Mediaset per diluire il nesso fra cronaca e gossip e dunque guarda addirittura al pomeriggio di Canale 5 da anni un tutt’uno con Barbara D’Urso.

Destinate al rimpiazzo sarebbero Barbara Palombelli (che, a naso, avrebbe il profilo per andare in senso opposto, verso Rai o La7) e proprio Barbara D’Urso che, dato il tipo, potrebbe benissimo volteggiare su Rai 1. Per completezza, tra i fuorusciti si nominano anche Belén Rodríguez e Ilary Blasi.

Un mutamento d’asse leggerissimo

Il senso della cosa starebbe nello strappare qualche sguardo incuriosito (e ce ne saranno di sicuro al momento dell’esordio) per il cognome Berlinguer incalzato dagli spot nel bel mezzo dei marchi del Biscione. Meno “scandalo” suscita certo il cognome di Merlino.

La prima ha diretto il Tg3, la seconda ha costruito l’ascolto del lunch time dentro La7 . Entrambe possiedono le doti del fondista e se la struttura produttiva che s’avvia a ospitarle sapesse darci dentro, potrebbero riconciliare i segmenti più bonari del pubblico ZTL nei confronti dell’azienda Berlusconi, ora che l’inventore del centrodestra e del conflitto d’interessi ci ha lasciati (anche se la sostanza del conflitto esiste ed esisterà fino a che si protrarrà l’esistenza del duopolio).

Dentro Rete 4 l’effetto del caravanserraglio tenderebbe ad aumentare fra il linguaggio circense di Mario Giordano, quello parrocchiale di Paolo Del Debbio, il liberismo fideistico di Nicola Porro, il solidarismo da montagna di Berlinguer. Alla fin fine quella Rete risulterebbe solo un briciolo più a destra dell’attuale Corriere della Sera e decisamente più al centro (con mossetta di sinistra) della schiera del giornalismo fiancheggiatore dichiarato di Matteo Salvini o di Meloni.

A frenare gli entusiasmi sta il ricordo che già qualche anno fa Mediaset (cioè sempre Pier Silvio) cercò di ripulire Rete 4 dai depositi di Emilio Fede e giunse (strappandolo al successo costruito al mattino su Rai 3) ad arruolare Gerardo Greco addirittura come direttore (editoriale o giù di lì)  per spiegare, supponiamo, a Giordano e Del Debbio cosa fare. Ma di Greco (poi rifugiato presso i video di Repubblica) Pier Silvio fece presto a sbarazzarsi appena si accorse che camminava con le ghette nella giungla che è il regno del machete. 

Ci attanaglia, ovviamente, passando all’ammiraglia Canale 5, la curiosità di sentire Myrta Merlino che spiega al pubblico surrealista di Barbara D’Urso la differenza fra la cronaca e il taglia e cuci tra comari. Un appuntamento, se le voci sono vere, da non perdere.

Il pubblico che attende le eroine

Resta da vedere se e quanto il pubblico dei talk di Mediaset sia disposto ad accogliere qualcosa di diverso da un avvicendamento di avatar di una tv di centrodestra, “popolina e populista” sempre uguale.

Un tempo analizzavamo per mestiere la composizione degli ascolti minuto per minuto segmentando fra l’altro i comportamenti secondo “livello sociale” e propensione a restare su un programma invece che vagare.  

Il pomeriggio di Canale 5 era popolato da adolescenti ciniche e casalinghe sognanti. Rete 4 contava su un “pubblico di passo” che coglieva i momenti emozionali, ma non restava attaccato al filo del discorso (tant’è che l’ultimo inventore del linguaggio della Rete è il, peraltro insopportabile – definizione che a lui farà piacere – Giordano che sullo strillo e sul sobbalzo ha posto il marchio).

A questo ambiente Berlinguer si presenta col character della bella alle prese col leone scarruffato di montagna, provenendo da un format che mischiava il serio al faceto e sottraeva sapore ad ambedue.

Merlino da parte sua mischia il serio non al faceto, ma al cordiale, è tagliata per il diesis ed evita la nota piena per cogliere al volo l’occasione di un accordo. Entrambe le immaginiamo mentre offrono non una ripassata col bastone, ma un ambiente confortevole a chiunque. E qui sta la virtù loro, insieme col problema.

“Adelante” , sembra dire Pier Silvio, ma con biscionico juicio! Tant’è che al tirare delle somme potrebbe anche accadere che tra pubblico di passo e tocchi delicati nessuno alla fin fine del cambiamento se ne accorga. Detto ovviamente con beneficio d’inventario.

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