L’aereo di stato della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è atterrato ieri poco dopo le 17 all’aeroporto di Tunisi. Un rapido trasferimento al palazzo presidenziale di Cartagine e verso le 18 è arrivata la conferma di quello che si attendeva da almeno un mese: l’Unione europea e la Tunisia hanno firmato il memorandum d’intesa di cooperazione da più di un miliardo di euro. 

Oltre a Meloni, nella capitale del piccolo stato nordafricano erano presenti anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier olandese Mark Rutte di fatto dimissionario. «Il team Europa è tornato a Tunisi. Eravamo insieme un mese fa per lanciare una nuova partnership con la Tunisia. Oggi la portiamo avanti», sono state le parole su Twitter di von der Leyen per celebrare l’intesa raggiunta. 

In una cerimonia chiusa ai giornalisti della stampa straniera e tunisina, i dettagli dell’accordo non sono ancora stati diffusi ma da settimane la versione principale riguarda diverse linee di credito: 150 milioni di euro a fondo perduto per alimentare gli investimenti nel paese, 100 milioni per il rafforzamento delle frontiere terrestri e marittime tunisine per il controllo delle partenze, 900 milioni in forma di prestiti e legati a doppio filo a un altro prestito internazionale da 1,9 miliardi di dollari con il Fondo monetario internazionale

«Siamo tutti soddisfatti del memorandum firmato oggi», ha dichiarato Giorgia Meloni durante la conferenza stampa. «Sarebbe stato impensabile qualche mese fa, lo dico con grande gratitudine anche verso la Commissione europea». La premier ha anche citato la conferenza sulle migrazioni a Roma del prossimo 23 luglio, dicendo che «avrà il presidente Saied tra i suoi protagonisti»

Cui prodest

La domanda immediatamente successiva è una: chi ci guadagna da questo accordo? L’Unione europea chiude sicuramente un cerchio dopo le numerose visite di stato compiute da inizio 2023. L’ultima in ordine di tempo risale allo scorso 11 giugno con gli stessi attori presenti ieri a Tunisi. Un accordo che Bruxelles puntava a risolvere entro la fine dello scorso mese. Dopo due settimane di ritardi il risultato è stato raggiunto.

L’obiettivo immediato è uno: vedere risultati tangibili nei numeri degli arrivi nella sponda nord del Mediterraneo un calo immediato. I più di 35mila sbarchi da inizio anno sono un campanello d’allarme che ha posto la Tunisia al centro delle preoccupazioni europee. Il secondo sono le condizioni economiche del piccolo stato nordafricano. Un tasso di rating di CCC- e un default finanziario previsto entro fine anno se non si fossero chiusi piani di finanziamento esterni erano i due elementi più urgenti presenti sul tavolo. 

Il regime di Saied

Chi ne esce sconfitto è sicuramente il presidente della Repubblica Kais Saied. Dal 25 luglio 2021 sta di fatto governando il paese con pieni poteri dopo avere azzerato le competenze del governo e del parlamento e avere fatto votare una costituzione che vede nel responsabile di Cartagine l’unico arbitro delle istituzioni tunisine. Saied è cosciente che l’accordo con l’Unione europea non sarà in grado di risollevare le casse dello stato sul lungo periodo.

Soprattutto alla luce della condizionalità di questo memorandum, legato a una futura ratifica con il Fondo monetario internazionale per sbloccare una linea di credito da 1,9 miliardi di dollari. A Tunisi Fmi è sinonimo di tagli alla spesa pubblica, eliminazione dei sussidi sui beni di prima necessità e una pesante campagna di privatizzazioni di diverse imprese di stato.

Per questo motivo e non solo il responsabile di Cartagine è impegnato da qualche mese in una dura campagna contro i migranti subsahariani e del Sudan, accusati di compiere «una sostituzione etnica ai danni dei tunisini». C’è di più: da inizio luglio le forze di sicurezza locali hanno deportato più di mille persone straniere lungo il confine con la Libia e l’Algeria. Una linea di terra militarizzata e inaccessibile a qualsiasi organizzazione eccetto la Croce rossa internazionale. Al momento i morti accertati sono quindici. Queste persone non hanno accesso ad acqua, cibo e si registra la presenza di donne incinte, bambini e neonati.

I veri sconfitti

Nella città di Sfax, al centro della Tunisia e uno dei punti più strategici per le partenze lungo la rotta tunisina, ci sono invece migliaia di persone migranti che hanno perso la casa solo per il colore della pelle e vivono per strada o in mezzo alla campagna poco fuori dal centro urbano. Sono migliaia. 

«L’Unione europea si è assunta l’impegno di promuovere e tutelare i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto in tutto il mondo. I diritti dell’uomo rivestono un’importanza decisiva nelle relazioni dell’Ue con altri paesi e regioni del mondo», sono le parole sul sito dell’Unione europea che fanno capire molto bene chi sia in realtà il vero sconfitto di questo memorandum d’intesa.


 

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