In un lungo intervento pubblicato sul suo blog, il cofondatore ricostruisce la parabola accusa l’attuale classe dirigente di essersi allontanata dalle ragioni che ne avevano accompagnato la nascita
Beppe Grillo torna a parlare del Movimento 5 Stelle e lo fa con un duro attacco: «Ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua diversità». In un lungo intervento pubblicato sul suo blog, il cofondatore ricostruisce la parabola del Movimento e accusa l’attuale classe dirigente – pur senza fare nomi – di essersi allontanata dalle ragioni che ne avevano accompagnato la nascita.
Secondo Grillo, il Movimento era nato dalla delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più condizionato dal capitalismo. «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse», scrive, ricordando alcune delle battaglie originarie: reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica. Proposte che, sostiene, «sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet».
Nel suo intervento Grillo affronta anche le questioni politiche che tengono banco in questi mesi: immigrazione, lavoro, sanità, tecnologia e partecipazione. Sul tema dei flussi migratori denuncia una politica incapace di governare il fenomeno. «Da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista». Il rischio, avverte, è che la paura spinga i cittadini verso modelli autoritari: «Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto. A volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo».
Grillo ha anche dedicato spazio all’uso dell’Ia e all’automazione, chiedendosi chi beneficerà della ricchezza prodotta dalle macchine e rilanciando il tema di un reddito universale finanziato da chi guadagna dalla trasformazione tecnologica. «Non si può privatizzare il futuro e distribuire la disperazione», scrive.
Il cofondatore del M5S interviene anche sull’uso dei dati personali e sulla sorveglianza digitale. «Viviamo nel capitalismo della sorveglianza», afferma, chiedendo che i cittadini possano controllare le informazioni raccolte dalle società private.
Infine, Grillo torna sulla democrazia diretta e sulla possibilità di utilizzare la rete per rafforzare la partecipazione. La tecnologia, sostiene, dovrebbe servire a limitare il potere dei rappresentanti e a impedire che il voto diventi «una cambiale in bianco per cinque anni».
La conclusione è ancora una volta rivolta al Movimento: «Era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso».
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