Il primo sostenitore di Giuseppe Conte fuori dal Movimento 5 stelle è Alessandro Di Battista.

L’ex parlamentare che nel 2018 ha scelto di non ricandidarsi, nelle ultime settimane non ha lesinato complimenti al presidente dei Cinque stelle, riservando anche alcuni attacchi al suo ex avversario Luigi Di Maio, definito più interessato a «salvaguardare il suo potere personale che la salute del Movimento».

Adesso che Di Maio e Conte si preparano per lo scontro finale, sul profilo Facebook del sedicente «attivista politico e reporter» si trovano praticamente solo riferimenti ai suoi editoriali pubblicati sul settimanale di The Post Internazionale oppure rimandi alle interviste televisive.

L’ex premier e attuale leader del M5s ha detto che «se si potesse riaprire un dialogo con lui (Di Battista, ndr) a me farebbe sicuramente piacere. Mi fa piacere il suo apprezzamento».

Presenza social

Di Battista probabilmente non vede l’ora. Un riavvicinamento al Movimento Cinque stelle, che aveva lasciato dopo l’adesione del partito al governo e che pure esclude finché resterà nella maggioranza che sostiene Mario Draghi amplierebbe il pubblico dei suoi monologhi che quasi sempre, nell’ultimo periodo, hanno come obiettivo il premier.

È anche grazie a questi che sui social Di Battista, soprattutto su Facebook, è riuscito a recuperare il calo di follower registrato tra il 2019 e il 2021.

Dalla primavera del 2019 l’ex parlamentare aveva perso oltre 20mila “seguaci”. Che sono prontamente tornati quando a febbraio dello scorso anno, nel pieno delle trattative per formare il governo Draghi ha detto addio al Movimento.

Da allora, i suoi follower sono stabili intorno a 1,58 milioni, con un trend appena discendente. Le sue interazioni, invece, pur aumentando di frequenza restano a livelli molto più bassi dei picchi improvvisi a cui erano soggette fino all’inizio del 2021.

Archiviata la wanderlust che lo ha portato costantemente in giro per il mondo negli ultimi anni, oggi Di Battista si concede molto di più alla stampa. Con esiti spesso nefasti.

A inizio gennaio, ospite di CartaBianca, aveva spiegato che «Draghi non capisce nulla di politica e poco di economia», ammettendo qualche giorno dopo che la frase gli era «uscita un po’ male».

Questa settimana ha detto a La7 la «verità» sulle trattative per il Quirinale: «Sono testimone oculare dell’accordo Letta-Conte-Salvini su Belloni, poi è stato cancellato da Letta....». Una lettura particolare del termine «testimone oculare», considerato che poi ha specificato: «Nel senso che ho letto e che ho visto le cose».

Lo sforzo di tornare al centro dell’attenzione testimonia che l’ex parlamentare ha probabilmente archiviato i suoi sogni di gloria letterario-giornalistici, per tornare al primo, e ben più redditizio amore: la politica.

Le opere

Dopotutto neanche quando Di Battista era ancora a Montecitorio aveva avuto grande successo come scrittore. Il suo primo libro, Sicari a Cinque euro uscito nel 2014, gli aveva fatto guadagnare meno di mille euro.

Nello stesso anno aveva generato un certo scalpore il suo intervento sul blog di Beppe Grillo in cui raccomandava di smettere di considerare «il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione».

Nel 2015 era finito sul New York Times. Ma nella classifica di coloro che avevano raccontato le bugie peggiori dell’anno. Sono seguiti due libri con Rizzoli, A testa in su. Investire in felicità per non essere sudditi (che però forse ha fatto più la fortuna del quotidiano Il Foglio che per l’occasione aveva creato una rubrica di successo, i Diari di Dibba, in cui pubblicava piccoli estratti del volume) e Meglio liberi. Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare.

Dopo quest’esperienza nel 2019 è passato alla Paper first, la casa editrice del Fatto quotidiano, con Politicamente scorretto, a cui è seguito, nel 2021, Contro! Perché opporsi al governo dell’assembramento. Nella sua più recente fatica editoriale ha confessato che «Beppe Grillo non la pensa più come me» e spiegava: «Nel libro ho messo insieme i conflitti di interesse tra finanza e politica, ho scritto della Trattativa stato-mafia, ho ragionato di atlantismo ed europeismo, di geopolitica, di medio oriente».

Destinato a rimanere nella “biblioteca dell’inedito” tanto cara al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini è invece un altro progetto che Di Battista aveva annunciato ai suoi follower quando, nel suo peregrinare, si era ritrovato a collaborare con la casa editrice Fazi. «Vi annuncio che presto (vi terrò aggiornati) uscirà un libro sullo scandalo di Bibbiano e sarà il primo libro frutto della mia collaborazione con Fazi. Ci è sembrato doveroso approfondire questo scandalo anche perché abbiamo registrato un silenzio assordante da parte del 90 per cento del sistema mediatico nazionale», scriveva a luglio del 2019 su Facebook.

L’annuncio è rimasto tale anche se, da quello che è dato sapere, Di Battista non aveva intenzione di scrivere in prima persona il libro. E infatti l’anno successivo, intervistato dal Foglio, l’editor Thomas Fazi spiegava: «No. Non è uscito nulla. Alessandro ha portato idee. Sono rimaste sul tavolo. Ha poi preferito dedicarsi al suo impegno politico».

La televisione

Non è andata molto meglio con i prodotti legati alla televisione. Di L’altromondo - In viaggio con Alessandro Di Battista, prodotto nel 2018 da Tv Loft e Sky, è rimasta soprattutto la stroncatura di Aldo Grasso, che sul Corriere della sera l’aveva definito «il programma più brutto dell’anno».

Sky ha poi rinunciato alla coproduzione dei due documentari successivi, Sentieri Persiani (2020) e Respiro – Racconti boliviani di Alessandro Di Battista (2021). Di entrambi si possono recuperare i trailer sul sito di Tv Loft. Mentre nel primo Di Battista si chiede se «davvero gli iraniani ce l’hanno con noi occidentali o più semplicemente detestano le ingerenze straniere?», nel secondo il protagonista si limita a spiegare che «dopo mesi di lockdown avevo bisogno di aprire i polmoni» e che «tutto in Bolivia ha a che fare col respiro».

Nonostante il successo quantomento limitato a nicchie di appassionati, Di Battista è stato comunque contattato per insegnare come si realizza un documentario. «Non sono mica Hemingway» diceva Di Battista nel 2020, durante la lezione del corso Linee guida per la realizzazione di un reportage dall’estero che teneva all’epoca per il giornale The Post Internazionale. Una certa consapevolezza dei propri limiti non ha comunque risparmiato agli “allievi” due ore di flusso di monologo scanditi dalle massime che aveva già condiviso con gli spettatori dei suoi documentati: «Viaggiare è una droga», «girate con i mezzi pubblici», «sorridete alle persone».

Ritorno alla politica

In fondo al lungo curriculum dell’ex leader, reporter e documentarista, già cameriere e animatore, c’è anche un tentativo (per ora non proprio di successo) di rilancio dell’attività politica.

Dopo aver lasciato il Movimento Di Battista ha avuto contatti prima con gli ex M5s che ora si sono riuniti nell’Alternativa, poi con il gruppo dei parlamentari raccolti intorno ai senatori Barbara Lezzi e Nicola Morra, ma sembra che l’intesa sia scattata soltanto con Alessio Villarosa, ex sottosegretario nel Conte II, anche lui ormai fuori dai Cinque stelle. Insieme hanno lanciato un tour dal nome evocativo: “Su la testa”.

Finora hanno fatto tappa a Lanciano, Taviano, Scafati e Siena. Ma dovrebbero seguirne altre.


 

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