Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in materia di scuola. Il testo prevede che «al fine di garantire un’equilibrata composizione delle classi, funzionale alla qualità dell’azione educativa e didattica, alla piena fruizione del diritto allo studio e alla integrazione degli studenti stranieri» il numero degli alunni «con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, non superi il 30 per cento del totale». 

«Gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico e una densità di una classe di ragazzi con una formazione nella lingua non adeguata danneggia il percorso scolastico», ha detto il ministro Giuseppe Valditara.

La previsione, già ampiamente anticipata, prevede una deroga: «Qualora il numero delle domande di iscrizione degli alunni e degli studenti rientranti nei criteri di cui al comma 1 non consenta l’applicazione dei limiti ivi previsti, gli Uffici scolastici di ambito territoriale, d’intesa con i dirigenti scolastici interessati, adottano le misure organizzative necessarie a garantire una presenza equilibrata di tali alunni e studenti tra le istituzioni scolastiche viciniori, nel rispetto del principio di prossimità e di effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative». In sostanza, dunque, il limite del 30 per cento varrà solo nei casi in cui sia effettivamente possibile ricollocare gli studenti in eccesso in altre scuole vicine, così da non ledere il diritto all’istruzione.

Ancora, nelle scuole «in cui non è possibile assicurare il rispetto dei limiti», il ministero ha istituito un fondo, con una dotazione di euro 3.400.000 per l’anno 2027 e di euro 14.139.760 a decorrere dal 2028, per «il finanziamento di attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze linguistiche di base nella lingua italiana, da ripartire tra le medesime istituzioni scolastiche con decreto del ministro dell’Istruzione e del merito».

Ancora, «è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari» «con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto» e la violazione di questo divieto «è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro. Salvo che il fatto costituisca reato, quando la violazione è commessa da un minore la sanzione amministrativa pecuniaria si applica anche all'esercente la responsabilità genitoriale». La sanzione dovrà essere irrogata dal prefetto, l’accertamento spetta invece al dirigente scolastico.

La propaganda

Dal punto di vista tecnico, dunque, il decreto che il governo considera necessario e urgente contiene una serie di norme con però un ampio ventaglio di deroghe, in particolare sul tetto al 30 per cento di studenti stranieri. Del resto, quando era stata la Lega a proporre un provvedimento con il tetto al 20 per cento nel 2024 l’attuale ministro agli Affari europei Tommaso Foti aveva risposto che «il tetto agli stranieri nelle scuole non tiene conto della realtà» e che «se in una scuola su cento bambini, 70 non sono italiani anche se li ridistribuisci il rapporto rimane lo stesso». Il che rimane vero anche ora, che il decreto legge è stato approvato dal governo.

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