Una politica sull’immigrazione «equilibrata, efficace ed umana. Nessuno deve essere lasciato solo nelle acque territoriali italiane. Riteniamo il rispetto dei diritti umani una componente fondamentale di qualsiasi politica sull’immigrazione». Lo ha detto il presidente del consiglio Mario Draghi rispondendo a un’interrogazione della Lega alla Camera, aggiungendo però che l’Italia farà quanto possibile per evitare che i migranti arrivino nella zona di salvataggio italiana: «La priorità nel breve periodo è il contenimento della pressione migratoria nei mesi estivi». Per questo «siamo impegnati a ottenere dai paesi di partenza, in particolare da Libia e Tunisia, una collaborazione più intensa ed efficace nel controllo delle loro frontiere marittime e terrestri e nel contrasto alle organizzazioni dei trafficanti».

Il picco

Gli sbarchi di migranti avvenuti a Lampedusa domenica 9 maggio hanno rappresentato il picco di arrivi registrati in questi primi 5 mesi del 2021. In generale, i flussi sono in aumento dall’inizio del 2020, anche a causa della diffusione della pandemia in Nord Africa. 

Il Carroccio è andato all’attacco. Dopo i ripetuti appelli al presidente del Consiglio del leader Matteo Salvini, tutto il gruppo della Lega alla Camera ha presentato l’interrogazione che ha come prima firma quella del presidente Riccardo Molinari. Per loro si tratta di «un segnale allarmante che attesta una situazione palesemente fuori controllo, del tutto incompatibile con un paese ancora oggi non completamente uscito dall'emergenza epidemiologica da Covid-19 e fortemente colpito da una crisi socio-economica correlata a quella pandemica».

Secondo l'Unhcr sarebbero almeno 500 le persone morte dall'inizio dell'anno mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo centrale, ma per i leghisti il problema è la redistribuzione: «Lo scorso “accordo di Malta” sulla redistribuzione dei migranti, rotazione volontaria dei porti di sbarco e ricollocamenti in altri Paesi secondo percentuali da definirsi a seconda del numero di arrivi, è rimasto lettera morta, a prescindere dalla sua sospensione dopo lo scoppio della pandemia, lasciando l'Italia sola ad affrontare questa gravissima emergenza».

Instabilità in Libia

Se da una parte Draghi si dichiara pronto a chiedere aiuto alla Tunisia e  alla Libia per ridurre i flussi, ha ammesso che la spinta migratoria «è alimentata costantemente dall’instabilità della situazione politica in Libia e dalla complessità della sua estrema frammentazione interna». Nonostante questo l’Italia si impegna «a promuovere le opportune iniziative bilaterali; a condurre un’azione da parte dell’Unione europea affinché le autorità libiche contrastino i traffici di armi e di esseri umani nel rispetto dei diritti umani», un velato riferimento ai centri di detenzione libici che arriva dopo le critiche per essersi complimentato con la Libia durante il suo viaggio a Tripoli per i salvataggi in mare. A questo si aggiunge l’intenzione di esercitare una pressione intraeuropea per la redistribuzione.

«Nelle mie interlocuzioni con il premier libico Dabaiba ho particolarmente insistito sulla necessità di assicurare il ripristino delle condizioni di sicurezza sul territorio, come parte integrante del processo di stabilizzazione del Paese e dell’intera regione mediterranea». Sulla Tunisia invece «possiamo contare sull’attivazione di un meccanismo di allerta precoce, basato sulla tempestività degli avvistamenti e del passaggio delle informazioni alle Autorità tunisine, nel pieno e assoluto rispetto delle loro prerogative di sovranità territoriale». Il 20 maggio prossimo, inoltre, la minstra dell’Interno Lamorgese si recherà a Tunisi insieme al Commissario agli Affari interni, Ylva Johansson, così come fatto nel 2020. Una missione che aveva portato all’incremento degli aiuti economici.

Le reazioni sono arrivate subito. Pierfrancesco Majorino, parlamentare europeo del Partito democratico, oltre a chiedere una nuova missione europea di soccorso in mare, «anche con il coinvolgimento delle Ong che sono impegnate in mare» si è detto contrario all’ipotesi di un un nuovo accordo con la Libia: «Sarebbe invece disastroso - conclude -, innanzitutto sul piano umanitario proseguire con la pratica di esternalizzazione della gestione delle frontiere, e penso vada allontanata con forza ogni ipotesi di un nuovo accordo con la Libia per il blocco delle partenze».

Rimpatri

Draghi ha parlato anche di rimpatri: «Una leva necessaria» che riguarderà «i migranti che non hanno titolo a rimanere sul nostro territorio, in mancanza dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale». Su questo, l’Italia, ha aggiunto, ha accresciuto la collaborazione delle Agenzie delle Nazioni Unite Oim e Unhcr. 

Giovannini e la Guardia costiera

Il ministro di Trasporti Enrico Giovannini in un’intervista alla Stampa ha parlato della cabina di regia interministeriale sull’immigrazione chiesta dalla ministra dell’Interno Lamorgese, che include il ministero della Difesa e la Farnesina: «La cabina di regia ha svolto la prima riunione, stiamo ragionando su varie opzioni, ben sapendo che questo è un problema strutturale, che ora diventa più visibile per le condizioni meteo favorevoli». Ha poi parlato della Guardia Costiera.

Nella recente strage nel Mediterraneo che ha portato alla morte di 130 persone, il corpo ha attirato le critiche per non aver scongiurato il peggio, lasciando invece il salvataggio in mano alla Guardia costiera libica, che però non è mai intervenuta. Giovannini ha detto che ritiene «faccia un lavoro straordinario nel salvare vite umane in mare e questo non è in discussione, è la prima cosa da fare».

Alla domanda se con il governo Draghi i porti sono e resteranno aperti, il ministro ha risposto: «Ci sono chiare norme vigenti, ancora più importanti da rispettare in epoca di Covid: bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Ma ci sarà una sintesi politica complessiva, che spetta al presidente Draghi e al governo nella sua collegialità».

© Riproduzione riservata