L’esito delle suppletive a Reggio darà il polso di quanto Vannacci ruberà al centrodestra. I partiti minori sanno che i rieletti saranno solo i capolista e la corsa è partita
Il fuggi fuggi è già cominciato, sia alla Camera che al Senato. A fare eccezione saranno le prossime, dal 28 settembre all’8 ottobre, in cui a Montecitorio dovrebbe essere discussa e approvata in via definitiva la legge elettorale voluta da Giorgia Meloni: quello sarà il passaggio definitivo, ma il liberi tutti che è già nell’aria.
Il Melonellum ha costretto i parlamentari che aspirano alla rielezione a interrogarsi sul futuro. Due sono le variabili: la prima è la vicinanza ai rispettivi leader. Con una legge elettorale a capilista bloccati, chi li sceglie ha in mano i nomi degli unici con una buona possibilità di essere eletti. L’alternativa è passare per le forche caudine delle preferenze che però faranno scattare seggi solo per i partiti maggiori, dunque per azzurri e leghisti il posto da capolista è l’unica vera garanzia. Il secondo livello è quello territoriale: chi non può contare su un nume tutelare politico, sa di doversi appellare al gradimento del collegio e del ras locale.
Anche in quest’ottica le suppletive di Reggio Calabria di domani e lunedì saranno significative, in test anticipato di ciò che potrà accadere col Melonellum. Il candidato di centrodestra nel collegio uninominale (che sparirà, ma non cambieranno le dinamiche) è il romanissimo Fabio Roscioli di Forza Italia, benedetto dalla vicinanza con i Berlusconi e sotto l’ala protettrice del sindaco della città calabrese, Francesco Cannizzaro.
Basta dare un’occhiata ai suoi social per vedere che il primo cittadino – forte dei suoi sessantamila voti – si è caricato la campagna di Roscioli, tanto da essersi scontrato a distanza con Roberto Vannacci, che ha candidato l’ex azzurro e consigliere regionale, Mimmo Giannetta. L’esito reggino darà agli aspiranti parlamentari di Lega e FI il polso di quanto Futuro nazionale potrà sabotare i loro sogni di elezione, sottraendo voti ai rispettivi partiti.
le contrapposizioni
Sotto il vincolo di anonimato, a parlare sono soprattutto le donne di centrodestra, che rischiano di essere le più penalizzate dalla nuova legge elettorale. Una parlamentare di FI spiega che sarà «lotta senza quartiere» per procurarsi un posto da capolista: il segretario Antonio Tajani avrebbe garantito equi livelli di rappresentanza anche senza quote, ma «quando si tratta di un posto bloccato, nessuno guarda in faccia nessuno» e ora l’interrogativo è capire le ripartizioni. Quanti posti saranno appannaggio della famiglia Berlusconi e quanti del vicepremier? La lista dei ricandidati è lunga: c’è la ministra Elisabetta Casellati, che vuole un posto nel suo Veneto dopo essersi adattata alla Basilicata; c’è l’interrogativo sui due influenti ex capigruppo Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, veterani dell’aula ma oggetto di critiche interne.
Per blindarli, Tajani dovrà rinunciare a qualcun altro. E poi c’è il posto considerato certo di Marta Fascina, l’ex compagna del Cavaliere e garante di un gruppo di giovani come Tullio Ferrante e Stefano Benigni.
Nella Lega il panico serpeggia soprattutto tra gli eletti del Sud, dove la presa del partito è sempre più debole e il rischio di venir fagocitati dal tornado Vannacci è altissimo. «Siamo tutti appesi al congresso che stabilità i rapporti di forza e chi farà le liste», è la sintesi. Intanto, meglio prenotare i treni di ritorno nei rispettivi collegi ogni fine settimana e presidiare feste e sagre, in attesa della finanziaria in cui tentare di incassare piccole o grandi elargizioni da rivendicare in campagna elettorale.
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