Con le alleanze chiuse, i partiti sono pronti a depositare simboli e liste e dare inizio alla campagna elettorale. Il centrodestra ha già concluso la stesura del programma, il centrosinistra vuole chiudere la spartizione delle candidature entro ferragosto. 

La diretta

17.39 – Roberto Fiore ha depositato il simbolo di Forza Nuova per correre alle prossime elezioni politiche del 25 settembre. «C’è stato un tentativo enorme e grossolano di sciogliere Forza Nuova a ottobre dell'anno scorso, la verità è però dalla nostra parte e quindi anche la legittimità a essere presente alle prossime politiche», ha detto Fiore.


16.32 – Il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, ha confermato che non correrà alle politiche perché ha intenzione di ricandidarsi nuovamente alla guida regionale. «Mancano sette mesi alle elezioni regionali in Lombardia alle quali mi candido per l'intero centrodestra per completare il lavoro di questa prima legislatura», ha detto.


15.25 – Con M5s il rapporto è definitivamente chiuso? «Sì, Per queste elezioni mi sembra che ormai ci siamo. La campagna elettorale riserverà sorprese ma non su questo». Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, intervistato sul sito de La Stampa. Letta ammette che la battuta su Meloni che si «inicipria» è stata infelice.

«È stata una battuta infelice, non ho problemi a dirlo ma parlando di corsa queste cose succedono. Avrei potuto usare qualunque altro termine che ha a che fare con il mascherarsi».


15.04 – Berlusconi si è autocandidato al Quirinale? «Berlusconi era il candidato del centrodestra a gennaio per il Quirinale, quella candidatura si è fermata come sappiamo. Il messaggio di oggi è quello». Lo ha detto Enrico Letta al sito della Stampa.


14.48 – Sono 34 i simboli al momento depositati al Viminale. Una bacheca è stata interamente riempita e nuovi contrassegni sono stati affissi sulla seconda. In ordine i contrassegni sono: Pli Partito Liberale Italiano, Maie-Movimento Associativo Italiani all'estero con Merlo, Sacro Romano Impero Cattolico, Liga Veneta Repubblica, MPL-Movimento Politico Libertas, Partito Unione Nazionale Italiana, Azione-Italia Viva-Calenda, Mastella Noi di Centro Europeisti, Lega-Salvini Premier, De Luca Sindaco D'Italia-Sud chiama Nord, Moderati, Gilet Arancioni - Unione Cattolica Italiana, Sud chiama Nord- Giarrusso, Partito Pensionati al Centro, Panzironi-per Rivoluzione Sanitaria, per l'Italia con Paragone-Italexit, Partito Gay Lgbt+, solidale ambientalista liberale, Libertas-Democrazia Cristiana, PCI, Naturalismo- Movimento Internazionale, Vita, Südtiroler Volkspartei, Movimento delle Libertà, Partito Sardo D'Azione, Movimento Poeti d'Azione, Popolo Idea Libertà, Cambiamo!, Innovazione, Free, Ppa-Popolo Partite Iva, Moviment Friûl, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito della Follia e Democrazia Liberale.

LaPresse

13.46 – Il candidato del centrodestra in Sicilia sarà Renato Schifani. «FdI ha voluto ancora una volta tenere unita la coalizione» dice Ignazio La Russa all'Agi parlando del nome scelto dal centrodestra per le elezioni in Sicilia il 25 settembre. «Forza Italia ci ha fornito una rosa di nomi e Giorgia Meloni ha scelto quello di Schifani per la sua competenza, il suo radicamento territoriale e il ruolo istituzionale ricoperto» da Schifani. Schifani che è stato presidente del Senato è «al di sopra dei partiti» ha sottolineato La Russa.


12.45 – Arriva anche il simbolo elettorale di +Europa: sarà presentato oggi alle 14.15 in conferenza stampa, prima di essere depositato al ministero dell’Interno.


12.30 – Carlo Cottarelli, appena candidato dal segretario del Pd nelle liste del centrosinistra, annuncia che si «autosospende» dalla direzione dell’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica.

12.00 – Le reazioni alle parole di Berlusconi

Tutto il centro e la sinistra hanno risposto con indignazione alle parole di Berlusconi sulla necessità di dimissioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in caso di riforma presidenziale. 

«È un attacco a Mattarella e noi difendiamo il presidente della Repubblica. Il fatto che la campagna elettorale della destra inizi con l'attacco a Mattarella dimostra che è pericolosa», ha detto il segretario del Pd Enrico Letta. 

«Con le parole di Silvio Berlusconi il centrodestra ha calato la maschera, ammettendo che la riforma costituzionale in senso presidenzialistico di cui parla prefigura un semplice un accordo spartitorio: Giorgia Meloni premier, Matteo Salvini vicepremier e Ministro dell'interno, Silvio Berlusconi primo Presidente della nuova Repubblica presidenziale», ha detto invece il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte.

Per Carlo Calenda, leader dell’alleanza centrista tra Azione e Italia Viva: «È Berlusconi a non dover essere eletto».


11.45 – Alemanno conferma vicinanza ad Italexit

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha smentito una sua possibile candidatura alle prossime elezioni, ma non ha negato che contatti sono in corso con Italexit, il partito euroscettico e No vax dell’ex senatore M5s Gianluigi Paragone. «Vedremo se tutto questo ci porterà a sostenere Italexit, ma comunque senza ipotizzare candidature che avrebbero il sapore di accomodamenti personali», ha detto Alemanno.


11.30 – Prosegue intanto l’antico rituale del deposito dei contrassegni elettorali al ministero dell’Interno. Poco fa è stato il turno di Clemente Mastella e del suo Noi di centro.

10.45 – Perché si parla di presidenzialismo?

Oggi hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Silvio Berlusconi a Radio Capital, che ha parlato di dimissioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella se il nuovo governo dovesse far approvare una riforma costituzionale presidenziale. Ma da dove arriva questa idea?

Il punto è che con l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, è possibile, anche se non probabile al momento, che la coalizione di centrodestra conquisti due terzi dei seggi in parlamento, o una cifra molto vicina. Questo perché la legge elettorale ha una componente maggioritaria che penalizza chi corre diviso, come il centrosinistra. 

Se davvero il centrodestra dovesse ottenere questa maggioranza o gli dovessero mancare pochi seggi per raggiungerla, potrebbe tentare di riformare la costituzione senza dover rischiare una bocciatura al referendum confermativo. Con due terzi dei voti in entrambe le camere, infatti, una riforma costituzionale entra automaticamente in vigore.

Da oltre 20 anni il centrodestra ha il pallino della riforma presidenziale: una trasformazione fondamentale della repubblica italiana, che trasferirebbe molti poteri dal presidente del Consiglio a quello della Repubblica, rendendo quest’ultimo eletto direttamente dal popolo. Al momento non esiste un testo della riforma presidenziale del centrodestra e negli ultimi anni diversi ipotesi sono state avanzate dai membri della coalizione e gli intellettuali ad essa vicini. 

10.20 – Zaia: «Non mi candido, l’omofobia è una patologia»

In un’intervista rilasciata oggi alla Stampa, il presidente della regione Veneto Luca Zaia dice che non si candiderà, anche se farà campagna per il suo partito, la Lega. Il centrodestra, aggiunge Zaia, deve cambiare soprattutto sui temi culturali e della sessualità. «Resterò in Veneto, fino alla conclusione del mandato che i cittadini mi hanno affidato», ha detto Zaia. E se il centrodestra dovesse vincere le elezioni «non avrò parte alcuna nel nuovo governo». Inoltre: «il centrodestra deve cambiare pelle rispetto a trent'anni fa, mi aspetto che sia più inclusivo e attento ai cambiamenti, libero dai complessi di inferiorità sul versante culturale e dai tabù in materia di diritti, nuove famiglia e sessualità. Lo dico in un altro modo: l'omosessualità non è una patologia, l'omofobia invece sì».


10.10 – Meloni cerca di riparare i danni

Dopo l’intervento di Berlusconi, che ha parlato di dimissioni del presidente della Repubblica in caso di introduzione di una riforma costituzionale presidenzialista, Giorgia Meloni è subito intervenuta per gettare benzina sul fuoco. «ll presidenzialismo è una riforma seria che è anche economica, grazie alla stabilità si riesce a dare fiducia agli investitori», ha detto poco fa in un’intervista alla radio.


9.30 – Il Pd, partito dell’establishment

«Per una volta tocca dare ragione a Ernesto Galli della Loggia, quando, sul Corriere della Sera, scrive che il Pd è diventato il partito dell’establishment, o meglio, delle istituzioni. Governa, per senso di responsabilità, dicono i suoi vertici, dal 2011: si è caricato il peso di misure di austerità, di riforme impopolari, della tenuta della barra atlantica nelle crisi, della pandemia del governo Draghi. In cambio i suoi elettori hanno avuto pochino, se non in quanto cittadini italiani, mentre i vertici del partito e la sua galassia di tecnici di riferimento ha presidiato in gangli del potere», scrive il direttore Stefano Feltri nel suo ultimo commento.

9.09 – Sono il Partito liberale Italiano, il Maie (Movimento associativo italiani all'estero) e il Sacro Romano Impero cattolico "e pacifista" i primi tre a depositare i simboli al Viminale per la tornata elettorale del 25 settembre. Ora entreranno per gruppi di 5.


8.46 – Enrico Letta replica alla richiesta di dimissioni avanzata da Berlusconi nei confronti di Sergio Mattarella se il centrodestra dovesse riuscire a realizzare la riforma del presidenzialismo. 

«Lui dice che se vince vuole cambiare la Costituzione in senso peggiorativo» e «attacca Mattarella mentre noi lo difendiamo. Il fatto che il centrodestra inizi la sua campagna con un attacco a Mattarella e la richiesta di dimissioni dimostra che la destra è pericolosa per il paese». Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta a Radio Anch'io aggiungendo: «Se oggi c’è un punto di unità nel paese è Mattarella e ora dopo aver fatto cadere Draghi vogliono fare cadere Mattarella».


8.42 – Secondo un retroscena di Repubblica, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno sarebbe in procinto di candidarsi con Italexit di Gianluigi Paragone. Alemanno lo avrebbe aiutato a raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni. Alemanno è in rotta con il suo mondo di riferimento, quello delle destre, soprattutto a causa del conflitto ucraino: è infatti contrario all’invio di armi a sostegno di Kiev. 


8.40 – Il presidenzialismo «spero si farà brevemente. E' un sistema perfettamente democratico. Se entrasse in vigore questa riforma, penso che sarebbero necessarie le dimissioni del presidente Mattarella per andare alle elezioni dirette del capo dello Stato». Lo ha dichiarato il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervenuto ai microfoni di Radio Capital.


8.36 – Dopo il Pli, in fila per consegnare il proprio simbolo c'è il gruppo Maie, il Movimento Associativo Italiani all'Estero e il partito pacifista del Sacro Romano Impero.

Sono appena arrivati il generale Antonio Pappalardo, leader dei Gilet Arancioni, e Clemente Mastella con la lista Mastella Noi di Centro. Per la Lega è presente il senatore Roberto Calderoli e per il Terzo Polo il vicesegretario di Azione Andrea Mazziotti di Celso.


7.58 – «Noi rappresentiamo, proponendo un nuovo governo Draghi, l'antidoto al caos. E offriamo una grande capacità gestionale e amministrativa: siamo il polo della competenza e del buongoverno. Basta con ministri come Di Maio e Toninelli» dice Carlo Calenda in un’intervista al Messaggero. 

«Mi candiderò a Roma, nel proporzionale. Ma è presto per parlare di candidature, le decideremo assieme a Renzi» dice. 

Sulla stessa linea una delle sue principali alleate. «Proponiamo agli italiani una scelta di continuità con il governo di salvezza nazionale di Mario Draghi, che è stata un'esperienza mal sopportata da entrambi i poli proprio perché profondamente diversa dalle abituali pratiche della politica italiana» dicce la ministra per il Sud Mara Carfagna in un’intervista al Corriere del sera dopo la creazione del terzo polo, di cui era stata anche data come possibile front runner.

«Crediamo nella cultura del risultato, rifiutiamo la demagogia alla quale destra e sinistra continuano ad attingere a mani piene, scommettiamo sulle possibilità dell'Italia e non sulle sue paure».


7.56 – «Noi saremo la sorpresa di queste elezioni» dice il ministro degli esteri Luigi Di Maio, capo politico di Impegno Civico, in un'intervista a Il Corriere della Sera. Di Maio è convinto che «Impegno civico andrà oltre il 3 per cento e ci sarà spazio per tutti quelli che vorranno correre nelle liste».

Il ministro non ritiene che ci possa essere un futuro per il Pd con il suo vecchio partito, il M5s: «Non credo ci possa essere compatibilità tra la coalizione progressista e il partito di Conte, che ha scelto l'autodistruzione».

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