Il governo moltiplica regole e sanzioni anche in ambiti già disciplinati. Così la legge diventa una risposta politica da esibire, più che uno strumento con cui ottenere risultati. Ma produrre nuove norme assorbe comunque risorse pubbliche, anche quando formalmente sono «a costo zero»
Da tempo l’iperattivismo normativo caratterizza l’azione dei governi: di fronte a un problema si introduce una nuova disposizione; se già esiste, la si riscrive o si aggiunge una sanzione. Il meccanismo è ancora più palese nell’azione dell’attuale esecutivo che affastella interventi su interventi, anziché valutarne l’effettiva esigenza. Basti pensare al susseguirsi di decreti Sicurezza, varati sulla base di emergenze di volta in volta evocate, che sovrappongono regole nuove ad altre già vigenti.