Beppe Grillo, il fondatore del Movimento 5 stelle ha avviato la causa giudiziaria per riprendersi il simbolo. Il comico e l'associazione Movimento 5 stelle di Genova hanno notificato l'atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo "MoVimento 5 stelle". La prima udienza sarebbe prevista per luglio.

La notizia arriva nel giorno in cui Giuseppe Conte annuncia la pubblicazione del suo primo libro: Una nuova primavera, in uscita il 14 aprile per Marsilio. La nuova azione giudiziaria dell’ex garante è l’ennesimo capitolo di una lunga querelle sulla proprietà del simbolo – e quindi, in un certo senso, dell’interpretazione autentica della mission del partito – tra l’ex premier e Grillo. 

Le ultime notizie sulle intenzioni del fondatore risalgono a giugno 2025. Ora, Grillo sarebbe pronto a passare all’azione, per altro puntando sul fatto che l’impiego del simbolo da parte di Conte sarebbe lontano fino allo stravolgimento dalle intenzioni iniziali del comico, che per altro da tempo non avrebbe più avuto gli emolumenti di cui beneficiava nell’accordo che aveva negoziato con il partito per non muoversi più sul simbolo. 

Dal partito parlano di «tranquillità». «Niente di nuovo, eravamo pronti», tagliano corto. «Avevamo già anticipato che è assolutamente impropria e assurda la pretesa di Grillo di ritenersi proprietario degli elementi identificativi del Movimento, in particolare la denominazione e il simbolo. La comunità degli iscritti già con l'assemblea costituente gli chiarì che i valori del M5S appartengono esclusivamente alla comunità» si legge in una nota del deputato e notaio Alfonso Colucci. «Risponderemo con fermezza in giudizio alla richiesta di Grillo e valuteremo con equilibrio una eventuale nostra richiesta di danni per un'iniziativa che appare chiaramente temeraria».

La cancellazione

Il ruolo di garante del M5s è stato cancellato da una votazione degli iscritti a cui ha partecipato quasi il 65 per cento degli aventi diritto, pari a 58.029 iscritti. A esprimersi a favore della cancellazione del ruolo del garante era stato l’80,56 per cento dei votanti. «Questa è l’onda dirompente di una comunità che non conosce limiti e ostacoli, in tutti contano davvero» aveva scritto a stretto giro in un post Giuseppe Conte.

In quell’occasione il comico aveva replicato con un post che citava il finale del film Truman show: «Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte». Le basi giuridiche su cui i legali di Grillo possono costruire il loro affondo sono sempre le stesse: la proprietà del simbolo e del nome.

Entrambe le parti, avevano ottenuto elementi a sostegno. Dopo la defenestrazione di Grillo, i vertici del M5s avevano fatto prendere posizione al deputato-notaio, vicinissimo a Conte, Alfonso Colucci, che aveva legato la legittimità della scelta alla decisione del tribunale di Napoli che, sullo statuto impugnato, aveva dato ragione al Movimento.

Dall’altra parte della barricata si fa invece riferimento al pronunciamento del tribunale di Genova sulla proprietà del simbolo che ne riconosce la paternità a Grillo. «L’azione legale – ha spiegato in passato Lorenzo Borrè, storico avvocato dei “ribelli” del Movimento – dovrebbe portare all’inibizione dell’uso del nome e del simbolo da parte di Giuseppe Conte e del partito di cui questi è presidente».

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