La premier Giorgia Meloni ha salutato il Primo Maggio con un lungo post su X, in cui ha scritto che «Il Primo Maggio è la festa di chi ogni giorno, con impegno, sacrificio e dignità, manda avanti l’Italia. Ed è anche il giorno in cui la politica deve misurarsi con i fatti». Poi ha elencato tutte le misure approvate dal suo governo, «il taglio del cuneo fiscale, con gli incentivi all’occupazione, con gli interventi sulla sicurezza sul lavoro. E continuiamo a farlo rafforzando la qualità del lavoro, la tutela dei salari più bassi e il contrasto a ogni forma di sfruttamento, compreso il caporalato digitale» e così ha fatto un vanto dei risultati: «L’Italia ha oltre 1 milione e 200 mila occupati in più, 550 mila precari in meno e ha raggiunto il livello più alto di occupazione femminile della sua storia. Sono numeri che non risolvono tutto, ma che raccontano una direzione chiara e un cambio di passo reale».

Poi è tornata sull’ultima misura approvata: il “salario giusto”, che “significa una cosa molto semplice: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata. Per noi il salario giusto non si difende con slogan o scorciatoie, ma valorizzando la contrattazione di qualità e colpendo chi fa concorrenza sulla pelle delle persone”.

Infine, una frecciata alle opposizioni: «Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione».

A distanza sono arrivate le repliche del campo progressista, con Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps e ora europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che sul Fatto Quotidiano ha criticato il “salario giusto”: «C'è solo retorica e nessuna svolta normativa. Esiste una direttiva europea sui salari minimi, esiste l'art. 36 della Costituzione che ha una portata più forte della retorica del 'salario giusto', ed esiste la contrattazione collettiva, ma si continua a non affrontare il nodo centrale: l'assenza di una tutela salariale minima legale e indicizzata all'inflazione contro il lavoro povero, realmente efficace per permettere una vita dignitosa a tutti i lavoratori».

Anche il senatore del Pd, Marco Meloni, ha attaccato la linea del governo. «Un Paese guidato da una destra che con i suoi slogan ha svuotato di senso le parole del lavoro, dalla dignità, alla libertà, alla sicurezza. Lo dimostra anche il nome che beffardamente è stato dato a un decreto per cui oggi ci sarebbe davvero poco da festeggiare: di fatto la Destra di Giorgia Meloni taglia 1 miliardo ai lavoratori e alle lavoratrici e promette - falsamente - un salario 'giusto', individuato nei minimi della contrattazione collettiva. Ma quella soglia non è un salario minimo: sono oltre 6 milioni le persone che, pur essendo coperte da contratti collettivi, guadagnano al massimo mille euro al mese». Così il senatore dem è tornato a parlare della proposta del Pd per il salario minimo legale di 9 euro all'ora.

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