Un nuovo partito di centro, una nuova corrente o la ricerca di un federatore del centrosinistra? Per ora la prima strada è esclusa, domani chissà. E anche se Graziano Delrio preferisce parlare di una semplice iniziativa per «produrre cultura», è inutile negare che la kermesse di Comunità democratica che si è tenuta il 18 gennaio a Milano segna il tentativo di far rinascere un nuovo protagonismo dei cattolici, per ora all’interno del Partito democratico. Lo ha ribadito anche Romano Prodi, che del cattolicesimo politico è uno dei punti di riferimento: «Era ora che cominciassimo a parlare», ha sottolineato intervenendo in videocollegamento da Fabriano, «siamo stati muti per troppo tempo». Corrente o non corrente, nessuno nega la volontà dei cattodem di pesare di più.

Serve un «papa straniero» che riesca a unire le diverse anime del centrosinistra? Per ora non ci si espone più di tanto, ma la presenza dell’ex direttore dell’agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, nelle ultime settimane tirato in ballo da più parti come possibile federatore, può essere letta come un primissimo passo in questa direzione. Per lo meno per testare il terreno. Di fatto, non lo esclude neanche il diretto interessato: «Non si tratta di costruite nuovi partiti o nuove aree all'interno di un partito ma di coinvolgere nuovi elettori».

I tre appuntamenti interni del Pd

Per ora nessuno sembra voler fare le scarpe a Elly Schlein, ma all’interno del Pd qualcosa si muove. In contemporanea con l’evento milanese, a Orvieto si sono ritrovati i dem riuniti sotto l’etichetta di Libertà eguale, la corrente «di destra» dei liberaldemocratici del Pd fondata 25 anni fa da Enrico Morando e Stefano Ceccanti. Ospite d’onore: l’ex commissario europeo Paolo Gentiloni, altro big indicato più volte come il nome capace di unire le diverse anime del Pd e del centrosinistra.

E a Brescia, all’iniziativa «Qualcosa di sinistra», è stato il turno dell’area più vicina alla segretaria. Tra gli invitati, oltre ad Andrea Orlando, anche Pierluigi Bersani, che ha ribadito le sue critiche per i diversi cantieri terzopolisti fuori dal Pd. Il centro, ha sottolineato, «è una parola che dobbiamo lasciare alla geometria, perché in politica in nessuna parte del mondo esiste il centro».

Ruffini: «Coinvolgere nuovi elettori»

La data scelta per la kermesse milanese non è casuale. Il 18 gennaio del 1919 nasceva il Partito popolare italiano di don Sturzo, padre nobile del cattolicesimo democratico, e nella stessa giornata del 1994 si scioglieva la Democrazia cristiana. Molti degli esponenti che hanno partecipato all’evento di Comunità democratica vengono da quella storia e da quella cultura lì. Pierluigi Castagnetti, che del Partito popolare nato dalle ceneri della Dc è stato l’ultimo segretario, ha spiegato quello che, secondo lui, è stato il senso dell’iniziativa milanese: «Mi dispiace per le tante aspettative, ma non nascerà un partito politico nuovo – ha spiegato a margine del suo intervento introduttivo –. Ci siamo trovati perché abbiamo voglia di discutere, perché il mondo è sottosopra e non c’è una sede in cui si discuta, soprattutto nella parte del campo politico che ci riguarda». Una critica velata a Schlein.

Ma la grande attesa era tutta per Ruffini, che ha insistito sulla necessità di «coinvolgere insieme nuovi elettori, andando a cercarli proprio in quella metà di popolazione che ha smesso di affidare la politica alla propria speranza. Discutere su come si coinvolgono i cittadini che sono i veri protagonisti della storia di qualunque Paese, anche di questo Paese, è il primo passo per fare politica». I suoi, di prossimi passi, sono ancora tutti da scoprire. Quel che è certo è che a febbraio inizierà a girare l’Italia per presentare il suo nuovo libro, una sorta di manifesto politico, per testare il terreno. L’opzione Ruffini è stata da subito bocciata da Matteo Renzi, che di un futuro centro politico vorrebbe essere il leader, anche se la presenza alla kermesse milanese di Maria Elena Boschi è stata letta da molti come un segnale di dialogo verso un’area politica sempre più insofferente verso l’attuale segreteria.

Prodi: «Non penso a un partito di cattolici»

Se qualcuno si aspettava che dall’iniziativa promossa da Graziano Delrio potessero uscire indicazioni per la nascita di un nuovo partito è stato costretto a ricredersi. Lo ha spiegato bene Prodi: «Non penso a un partito dei cattolici, questa è la mia storia, ma è necessario e indispensabile, anche se non sempre riconosciuto, il contributo dei cattolici a un paese più giusto, dinamico e capace di interpretare i cambiamenti». I cattolici e i democratici, ha sottolineato l’ex premier, «sono chiamati ad essere il lievito e il sale di ogni comunità nella quale si trovano ad operare». Per l’ex premier il perimetro continua a essere quello del Pd – «l'unico partito che per la sua forza è in grado di indicare strumenti, progetti, percorsi per costruire il futuro» – senza cedere al «mito dell’uomo solo o della donna sola». Un consiglio a Schlein che suona più o meno così: per ora non si discute di una Margherita 2.0, ma attenta a non chiuderti troppo.

«La risposta che c'è stata oggi a Milano dimostra che c'è un bisogno – ha sottolineato Delrio chiudendo la giornata –. Per qualcuno questo bisogno può essere interpretato con delle articolazioni di tipo partitico, io penso che sia qualcosa di più profondo. Ed è quel bisogno che le persone hanno di far sentire la propria voce». Quella voce cattolica che, nella stessa giornata, si sovrappone a quella libdem dell’evento di Orvieto. Di differenze tra le due anime ce ne sono eccome, ma quel che unisce i due eventi è la voglia di contare di più all’interno del Pd, dove oggi entrambe le correnti sono minoranza.

Il derby dei federatori?

A margine dell’assemblea di Libertà eguale Gentiloni ha salutato con favore la coincidenza delle due kermesse: «È buona cosa il fatto che ci siano questi incontri sia qui a Orvieto che a Milano, penso che faccia ben sperare. Idee, contributi, persone che si mettono in gioco e tutto questo fa parte di un lavoro necessario per dare credibilità a un'alternativa di governo, un'alternativa di centrosinistra».

E a chi gli chiedeva qualcosa sul ruolo di federatore che da più parti gli attribuiscono, l’ex premier ha risposto con un «grazie» e con un sorriso. Per ora un nuovo partito alternativo al Pd non è in programma, ma il derby tra federatori (forse) è già iniziato. Schlein è avvisata.

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