La prima prova per l’alleanza progressista, nella versione a quattro – Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte e Elly Schlein – è una prova di nervi. E per i militanti arrivati in piazza del Gesù a Napoli e capitati in un parapiglia incomprensibile, una prova di temperanza. In quella piazza si sono dati appuntamento i quattro leader, nelle intenzioni era per un rito collettivo e unitario, almeno delle tre forze fondatrici della coalizione. Alle contestazioni insistite, il presidente M5s sale sul palco, cerca di sedare gli animi. Sotto, gli attivisti di Potere al popolo urlano slogan e strattonano i pentastellati, strappano le loro bandiere. Secondo uno schema consolidato, Pap trasforma la vetrina del campo progressista nella sua vetrina, cerca di rovinare la festa ai suoi “nemici” di sinistra. Conte li sfida: «Noi a differenza vostra non vi toglieremo mai le vostre bandiere».

Si era capito dall’inizio che non sarebbe stato facile. Sul palco la giornalista Rai Serena Bortone parla di Palestina e libertà, ma non serve. Di sottofondo c’è Pino Daniele, «Yes I know my way», ma non commuove il gruppetto chiassoso e pugnace. Prima dei leader interviene Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, parla del sogno della vittoria del centrosinistra, eroicamente, fra cori contrari.

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Dopo di lui il presidente della Regione Roberto Fico rivendica l’accordo appena stretto per aumentare gli stipendi per il personale medico. I contestatori francamente se ne infischiano. Poi attacca: «Le nostre piazze sono plurali, aperte, anche alle contestazioni».

Ricapitolando, dunque il primo lavoro dei quattro leader dell’alleanza progressista «al lavoro per cambiare l’Italia» – così era il titolo dell’iniziativa – è stato affrontare le contestazioni di sinistra. Presenza scontata, peraltro nella piccola piazza del Gesù. Un centinaio, prima provano la classica presa del palco, a quell’ora ancora vuoto. Poi trattano con lo stesso Fico, poi con Conte. Sembra che si siano messi d’accordo, ma i militanti di Pap non condividono e provano a rovinare la festa. Bonelli esplode al microfono contro di loro: «Se qualcuno è contento di questa situazione, sono i fascisti di questo paese. Voi siete i migliori alleati di chi vuole Vannacci e Meloni al governo», urlaò Ringrazia i militanti di Pd, M5s e Avs per «non aver risposto alla provocazione inaccettabile». In effetti, una prova di maturità. E finalmente possono riprendere i comizi.

Contro il governo

La nuova foto a quattro era stata scattata all’inizio della manifestazione, e prima delle contestazioni. Ma quella che vale è l’ultima, quella che arriva dopo che ha parlato Schlein, e ha promesso: «Siamo qui uniti non perché ce lo ha chiesto il medico. Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci e andremo uniti a vincere le prossime elezioni». 

Prima, molto prima di lei, «vinceremo di sicuro, nonostante noi», era stato il commento più ironico, quello di Nicola Fratoianni, quando era entrato in piazza. È stato lui, insieme al socio di Avs Bonelli, che ha spinto di più per un’iniziativa comune dei quattro leader del campo progressista, lo scorso 16 giugno: ha postato l’ormai famoso selfie a quattro, e anticipato l’appuntamento partenopeo e quello di Padova del 15 luglio. Hanno convinto Schlein e Conte che il popolo del centrosinistra, sballottato fra dubbi sulla leadership e ridda di nomi sull’alleanza, aveva un gran bisogno di un rito collettivo prima della pausa estiva. Due, anzi, uno al Sud e uno al Nord.

Napoli, spiega Fratoianni, «è la prima tappa di tante, la prossima sarà al Nord e poi a settembre comincerà la lunga corsa che attraverserà tutto il Paese, prima dell’appuntamento elettorale». Conte parla dei fallimenti del governo Meloni: «Adesso tocca a noi rimboccarci le maniche e ridare una speranza all’Italia migliore per cercare di uscire fuori dalla pressione fiscale, dal caro bolletta e al caro energie. Tocca a noi». Fanno «i fenomeni», dice, hanno cambiato il nome al reddito di cittadinanza per «guerre ideologiche», «però una cosa l’hanno ottenuta: hanno tolto da lì 1,4 miliardi e li hanno presi per metterli nelle armi», ora Meloni spieghi «dove va a prendere i 19 miliardi già programmati» per la spesa militare «nella prossima legge di bilancio».

I quattro parlano di temi condivisi. Come il no alla legge elettorale. Dice Schlein: «Ci occupiamo noi dei problemi concreti degli italiani, visto che per la destra la priorità è cambiare la legge elettorale per garantirsi». Fratoianni promette: «Se governeremo noi non spenderemo 45 miliardi in più all’anno per le armi, stabilizzeremo i precari e lavoreremo per aumentare gli stipendi». La segretaria Pd conclude e incalza la folla: «Andiamo a vincere».

Contestatori, ultimo dei problemi

Ma nonostante questo, le contestazioni citofonate sono davvero l’ultimo dei problemi della futura alleanza progressista. Una questione buona solo per far sorridere la destra.

C’è altro da affrontare all’orizzonte. Se la coalizione non stringe i bulloni, almeno fin qui, è per almeno un paio di matasse da sbrogliare. La prima è la nuova legge elettorale: finché non sarà chiaro se verrà approvata in via definitiva, Schlein e Conte non potranno decidere se è davvero necessario convocare le primarie per la premiership.

C’è oi il pasticcio del centro, o della “quarta gamba”, che non si riesce a formare. Matteo Renzi, annusando aria di veti su di lui, lancia qua e là segnali che suonano come mezze minacce. Ieri ha postato su X il suo avviso ai naviganti: «Italia viva c’è e sarà decisiva per la vittoria nel 2027». Conte, a sua volta, fatica a rassegnarsi all’alleanza con Iv. Teme la rivolta del suo elettorato più radicale. Preoccupano gli annunci di Alessandro Di Battista: fa circolare l’idea di un suo impegno in politica, come un Vannacci di sinistra.

E poi, poi si fa per dire, ci sono i grandi nodi irrisolti del programma. Perché se è vero, come i leader hanno ricordato ieri, che «non si parte da zero», è anche vero che certe distanze appaiono incolmabili. A partire dall’atteggiamento sull’Ucraina. Ieri lo ha ricordato il senatore dem Filippo Sensi, commentando il no di M5s all’ingresso di Kiev nella Ue: «Hai voglia ad andare a Napoli se poi a Strasburgo i Cinque stelle sull’Ucraina votano contro assieme alla Lega e Vannacci. Risparmiatevi le foto, c’è ancora molto da fare».

La solidarietà di Meloni

In serata da Ankara, dove è appena concluso il vertice Nato, arriva un colpo ad effetto della la premier Giorgia Meloni:  la solidarietà ai leader avversari e agli attivisti a lungo impediti di tenere la loro manifestazione a Napoli: «La libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard». 

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