Il governo vuole stanziare dieci miliardi di euro in dieci anni: circa 100mila alloggi popolari o a prezzi calmierati, attraverso il recupero del patrimonio pubblico esistente, social housing, edilizia convenzionata e attrazione di investimenti privati. Il confronto con il Piano Fanfani del dopoguerra serve a chiarire la differenza tra una politica della casa pensata come infrastruttura di uguaglianza e un intervento concepito come attenuazione del disagio
Il governo Meloni ha presentato il nuovo Piano Casa, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio, come una risposta strutturale all’emergenza abitativa: dieci miliardi di euro in dieci anni, circa 100mila alloggi popolari o a prezzi calmierati, attraverso il recupero del patrimonio pubblico esistente, social housing, edilizia convenzionata e attrazione di investimenti privati. La formula è ambiziosa, ma i numeri e gli strumenti indicano una realtà più modesta. Una parte rilevante dell’intervent

