Una notifica di contestazione disciplinare: quella che è arrivata martedì all’indirizzo pec dell’ormai ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci è una lettera firmata dall’ufficio del personale della Rai. Un documento assolutamente in linea con quello che viene spedito a tutti i dipendenti che contravvengono alle norme interne dell’azienda. 

Nonostante la tempistica, non si tratterebbe però di un rimbrotto collegato al ricorso presentato sempre martedì da Ranucci nei confronti della sua azienda per quanto riguarda lo spostamento ad altra mansione e l’esclusione dal video: il documento è stato presentato martedì, mentre la notifica è protocollata a lunedì ed è stata inviata martedì. Una coincidenza che ha messo in allerta il legale di Ranucci Roberto De Vita, che ha parlato di «tempismo irrequieto». 

Insomma, nessun collegamento con il ricorso presentato dal giornalista, in cui si chiede intanto una sospensiva del termine di trenta giorni per scegliere tra le proposte alternative (per Ranucci, non allo stesso livello) sottoposte al vicedirettore, la rimozione da Report è stata una decisione che non è stata motivata correttamente. L’azienda sottolinea a Domani che la lettera non è una ritorsione, proprio perché le due procedure viaggiano su binari differenti.

Il merito

La missiva della Rai, infatti, verte sulle risultanze del lavoro agostano del comitato etico. Si tratta di quell’organo che risponde direttamente all’amministratore delegato Giampaolo Rossi ed è formato, dal direttore al Coordinamento dei generi Stefano Coletta, dalla capa dell’audit Delia Gandini, dalla Responsabile per la Prevenzione della Corruzione Stefania Pennarola, il direttore degli Affari legali Vincenzo Spadafora e dal capo del personale Felice Ventura.

Nel dossier confezionato in estate su Ranucci erano finite tra le altre cose le dichiarazioni non autorizzate e le pubblicazioni ambigue a firma del giornalista: tutto a partire da notizie di stampa e fatti noti, visto che – diversamente dall’audit – il comitato non è uno strumento d’indagine. Intorno a Ferragosto, il plico – che ha ricevuto un’integrazione a pochi giorni di distanza – è finito sulla scrivania di Rossi senza che filtrassero i contenuti. 

Ora, però, sembra che alla luce della lettura dei documenti la governance – tecnicamente l’ufficio del personale, sentito l’ad e il comitato – abbiano trovato una sponda da utilizzare per muovere una contestazione a Ranucci.

Dall’azienda filtrano come “capi d’accusa” il fatto di aver denigrato la scelta della Rai dei successori individuati inizialmente per la sua successione, accusandoli di essere «mediocri» e di essere stati scelti non per ragioni di merita, ma anche la divulgazione della mail aziendale del suo direttore Paolo Corsini, quella che aveva inoltrato a Valter Lavitola. Nella lista degli elementi a carico di Ranucci ci sarebbe anche il giallo Banca Progetto: la puntata, pronta a giugno 2025, sarebbe potuta essere utilizzata nell’ultima stagione. La Rai vuole conoscere le motivazioni che hanno spinto Ranucci a non mandarla mai in onda.

E ancora, la scelta di introdurre in redazione figure che non avevano niente a che fare con la squadra di Report: nelle ultime settimane era emerso che a venire a via Teulada erano state Maria Rosaria Boccia, e Laura Cianfoni. A interessare la governance, soprattutto la collaboratrice di Ranucci. Esclusi invece elementi che lo avevano riguardato in passato, come la lettera anonima a proposito di presunti comportamenti ambigui e audit conseguenti. Per il momento, spiegano, non c’è nell’aria nessuna minaccia esplicita: sulla carta l’ex conduttore non rischia il licenziamento. Il giornalista ora ha cinque giorni per dare la sua versione dei fatti. Poi, la Rai deciderà come procedere. 

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