Il giornalista ha ricevuto una notifica di contestazione a partire dal lavoro del comitato etico Rai. Ora ha cinque giorni per dare la sua versione dei fatti sul merito, che verte principalmente su dichiarazioni e pubblicazioni. Tempistiche coincidenti, ma non si parla della rimozione dal video, che invece fa capo a una decisione editoriale
Una notifica di contestazione disciplinare: quella che è arrivata martedì all’indirizzo pec dell’ormai ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci è una lettera firmata dall’ufficio del personale della Rai. Un documento assolutamente in linea con quello che viene spedito a tutti i dipendenti che contravvengono alle norme interne dell’azienda.
Nonostante la tempistica, non si tratta però di un rimbrotto collegato al ricorso presentato sempre martedì da Ranucci nei confronti della sua azienda per quanto riguarda lo spostamento ad altra mansione e l’esclusione dal video: secondo il documento presentato dal giornalista, che chiede intanto una sospensiva del termine di trenta giorni per scegliere tra le proposte alternative (per Ranucci, non allo stesso livello) sottoposte al vicedirettore, la rimozione da Report è stata una decisione che non è stata motivata correttamente. L’azienda sottolinea a Domani che la lettera non è una ritorsione, proprio perché le due procedure viaggiano su binari differenti.
Il merito
La missiva della Rai, infatti, verte sulle risultanze del lavoro agostano del comitato etico. Si tratta di quell’organo che risponde direttamente all’amministratore delegato Giampaolo Rossi ed è formato, dal direttore al Coordinamento dei generi Stefano Coletta, dalla capa dell’audit Delia Gandini, dalla Responsabile per la Prevenzione della Corruzione Stefania Pennarola, il direttore degli Affari legali Vincenzo Spadafora e dal capo del personale Felice Ventura.
Nel dossier confezionato in estate su Ranucci erano finite tra le altre cose le dichiarazioni non autorizzate e le pubblicazioni ambigue a firma del giornalista: tutto a partire da notizie di stampa e fatti noti, visto che – diversamente dall’audit – il comitato non è uno strumento d’indagine. Intorno a Ferragosto, il plico – che ha ricevuto un’integrazione a pochi giorni di distanza – è finito sulla scrivania di Rossi senza che filtrassero i contenuti.
Ora, però, sembra che alla luce della lettura dei documenti la governance – tecnicamente l’ufficio del personale, sentito l’ad e il comitato – abbiano trovato una sponda da utilizzare per muovere una contestazione a Ranucci. Per il momento, dall’azienda filtra un generico riferimento a «dichiarazioni e pubblicazioni» di Ranucci. Esclusi invece elementi che lo avevano riguardato in passato, come la lettera anonima a proposito di presunti comportamenti ambigui e audit conseguenti. Il giornalista ora ha cinque giorni per dare la sua versione dei fatti prima che alla notifica faccia seguito l’irrogazione della sanzione.
© Riproduzione riservata