Il conduttore evoca la possibile sospensione da Report e, sul palco di Cerveteri, passa in rassegna le sue vittorie – le inchieste che gli hanno regalato fama «mondiale» – e i suoi avversari, da Nobili a Gasparri. Le fidanzate che lo difendono, gli insegnamenti «stelle polari» che guidano la sua professione. Alla fine è standing ovation degli appassionati hardcore
Sigfrido Ranucci è Superman. O almeno crede di esserlo. Almeno così pare, a giudicare dallo spettacolo che offre a Cerveteri e dal ricordo d’infanzia che rievoca all’inizio. Diario di un trapezista, uno che si lancia da una notizia all’altra, parrebbe, oppure da una provocazione all’altra. «Quando sei obiettivo di qualcosa, rispondi con una inchiesta ancora più forte», la teoria di Roberto Morrione che è stata «la stella polare della mia vita».
«La sua gente», come l’ha chiamata in Trentino, risponde alla chiamata con standing ovation e parole di supporto sussurrate durante il firmacopie: «Resistiamo», «Quello che stanno facendo tornerà indietro come un boomerang».
Ranucci sospira: «Potrebbero riuscire in quello che non hanno mai portato a casa» confida a una signora, che ha atteso paziente il suo turno. Il conduttore attende ciascuno dei suoi seguaci con un sorriso, pronto alla dedica o al selfie – diverse le foto anche con i bambini – che i fan portano a casa come un dono, soddisfatti. Un supereroe riluttante, ma pronto a ricaricarsi a contatto con i suoi sostenitori.
Senz’altro, nel parco della legnara di Cerveteri, la vis polemica del conduttore di Report sull’orlo della rimozione da parte della sua azienda è fortissima. «Buonasera a tutti e grazie per essere qui. Potrebbe essere il mio ultimo spettacolo da conduttore di Report», esordisce. «Noooo», «Tieni duro!» gli raccomandano le 6-800 persone presenti, non tutti i 1.100 posti previsti dalla produzione sono pieni.
«Non è la prima volta che tentano di mandarmi via» dice Ranucci ai giornalisti prima dello spettacolo, «ci hanno già provato». E ancora: «Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi con la storia dell’Autogrill e adesso ci riprovano».
Lo spostamento ad altre testate per lui sarebbe un «arretramento» spiega il conduttore. «Io sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto, sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma» continua. Rifarebbe tutto: «Io non sono puro, sono abituato a guardare le più grandi città dalle grate di un tombino. Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei». Tutte dichiarazioni rese – verosimilmente – senza autorizzazioni dei piani alti della Rai, nonostante le raccomandazioni delle scorse ore da parte del settimo piano di viale Mazzini.
Pietre miliari
Lo spettacolo procede tra video di intelligenza artificiale accompagnati da passi del suo libro e lunghi monologhi a braccio – grazie alla memoria che gli ha insegnato ad allenare sua madre, racconta il conduttore – che intrecciano passato e presente. Nel mezzo, gli «incontri magici» che illuminano le sue inchieste quando è in difficoltà. Bombe al fosforo su Fallujah, momenti di debolezza che arrivano a portarlo sull’orlo del suicidio come nell’inchiesta su Flavio Tosi, che lo accusava di aver costruito un dossier falso.
Tante prime persone, tanti superlativi. Divisa d’ordinanza, jeans e camicia bianca aperta al terzo bottone. Un cane abbaia, nell’aria c’è l’odore di fritto del paninaro, poco più avanti lo stand di street food indiano rimane vuoto, nel cielo di fine agosto passano bassi gli aerei diretti a Fiumicino. Il pubblico è affezionato: gli appassionati sono in fila già un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, un blindato della Polizia veglia sulla radura insieme a Protezione civile e vigili.
L’età media non è bassissima, abbondano le scarpe da barca e i pantaloncini di lino, i ranucciani di fine estate aspettano il loro beniamino accanto ai banner che promuovono l’Etruria Eco Festival (attesi anche Max Gazzè, Daniele Silvestri e Frankie Hi-Nrg).
Il resto dei racconti di Ranucci sono origami fatti di menù di Frecciarossa, viaggi nei luoghi più importanti per le notizie degli ultimi vent’anni, dall’Iraq alle Torri gemelle e «balletti della perversione dell’informazione italiana», motociclisti a cui il conduttore ha salvato la vita, quadri recuperati dalle mani criminali di Callisto Tanzi.
Ma anche orgasmi «in pochi minuti» di Karoline, la producer svizzera appassionata di giornalismo a cui Ranucci racconta di aver regalato, in un momento di tenerezza della loro relazione, una Moleskine e una matita Ethergraf, accompagnati da una citazione di Woody Allen.
Per altro, si tratta della stagista che – racconta il giornalista in un altro passaggio del suo libro, «romanzato» come ha spiegato lui stesso – sarebbe finita investita da un’auto. Le accuse a sfondo sessuale di questi giorni, spiega, le ha già viste tempo fa.
Il complotto
Ranucci passa nella seconda parte dello spettacolo a parlare a fondo del «progetto di sostituzione del conduttore di Report», portato avanti innanzitutto dopo la famosa inchiesta sull’Autogrill. Seguita dai dossier sulle presunte fonti pagate dal programma d’inchiesta. È qui che il giornalista vuole dare la sua versione dei fatti, che renderebbe «più chiare» le vicende di questi giorni, ha promesso prima dello spettacolo.
Il pubblico è in estasi, a ogni battuta lanciata dal protagonista ride soddisfatto, a ogni rivelazione di qualche nuovo retroscena – perché c’è sempre qualcosa dietro che Ranucci sa – apprezza, applaude e trattiene il fiato. E la serata continua con la rassegna delle accuse senza corpo mosse al giornalista-scrittore: il presunto #MeToo in Rai, l’audit (poi archiviato) sulla lettera anonima che citava episodi di bullismo sessuale e conteneva la denuncia, infamante, di aver pagato le fonti.
«Smerdare per ammazzarti» dice, citando una conversazione con la produttrice Simona Ercolani, che lo avvisava già nel 2020 delle intenzioni della politica. Tutti contro Report, i politici che vogliono farlo fuori, sostituirlo. Due su tutti: Maurizio Gasparri e Luciano Nobili. Ma «hanno lasciato tracce ovunque» nel complotto ordito nei confronti del conduttore-supereroe. Glielo conferma la sua compagna di allora.
D’altra parte, il costume di Superman gli «calza a pennello».
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