Il Consiglio dei ministri ha confermato la data del referendum sulla separazione delle carriere. Ma nulla è ancora definitivo: il comitato per il No sta dando battaglia per guadagnare tempo prezioso. Un ddl riconosce il ruolo dei caregiver, a cui spetteranno fino a 400 euro al mese. Ma solo dal 2027 e con requisiti molto stringenti
La data del referendum sulla riforma della giustizia e un disegno di legge che regolamenta il ruolo dei caregiver familiari, riconoscendo loro un contributo economico per la cura dei loro cari. E poi la delega al governo per l’adozione di misure volte alla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Sono stati i temi al centro del Consiglio dei ministri del 12 gennaio.
La riunione che si è tenuta a palazzo Chigi ha stabilito che si voterà il 22 e 23 marzo per il referendum sulla separazione delle carriere. Una data già annunciata dalla premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di venerdì e che per l’esecutivo rappresenta un compromesso tra il 1° marzo, caldeggiato dalla maggioranza, e il mese di aprile, come sperato dall’opposizione.
Una data che comunque non piace ai comitati per il No, che la ritengono troppo anticipata: se entro la fine di gennaio saranno raggiunte le 500mila necessarie per una nuova richiesta di referendum – circostanza molto probabile – presenteranno ricorso alla Corte costituzionale, che potrebbe mettere in discussione i piani del governo.
Contributo per chi assiste
Per quanto riguarda gli aiuti ai caregiver, cioè chi assiste in modo continuativo un parente non autosufficiente, il disegno di legge discusso in Cdm introduce un sistema di tutele in base all’impegno effettivamente garantito. Tre le tipologie previste: chi svolge un carico assistenziale pari o superiore a 91 ore settimanali, chi effettua dalle 30 alle 90 ore settimanali e chi dalle 10 alle 29 ore settimanali. Per chi non è convivente è invece previsto un carico assistenziale di almeno 30 ore a settimana.
Gli aiuti economici spetteranno però solo ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali, con un reddito sotto i 3mila euro annui e con Isee non superiore ai 15mila euro: a loro dovrebbe essere riconosciuto un contributo esentasse fino a 400 euro al mese, erogato trimestralmente o semestralmente. Requisiti che diverse associazioni hanno già denunciato come particolarmente stringenti.
Sono poi previste altre forme di tutela. I caregiver riconosciuti potranno avere diritto al congedo parentale se l’assistito è un minore di 18 anni e potranno ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. Inoltre, gli studenti caregiver potranno essere esonerati dal pagamento delle tasse universitarie o vedere riconosciuta l’esperienza di cura come credito nei percorsi di formazione scuola-lavoro.
Per la categoria, l’ultima legge di Bilancio ha istituito un fondo ad hoc: per il 2026-2028 sono stati stanziati 257 milioni di euro annui da ripartire tra gli aventi diritto a partire dal 2027, mentre le risorse stanziate per il 2026 (pari a 1,15 milioni di euro) serviranno per costruire la piattaforma Inps utile a erogare i contributi. «Questo risultato arriva dopo dieci anni e 30 proposte di legge mai arrivate all’approvazione finale», ha detto in conferenza stampa la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Una riforma ambiziosa
Sul tavolo del Cdm c’era anche la delega al governo per l’adozione di misure volte a riorganizzare il modello del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo sarebbe dare una nuova struttura al Ssn puntando a una maggiore integrazione tra ospedale e territorio e istituire nuove tipologie di strutture, «come gli ospedali di terzo livello con elevati standard di qualità e gli ospedali elettivi privi di pronto soccorso e in rete con i dipartimenti di emergenza-urgenza».
Nella lista dei desideri del ministro della Salute, Orazio Schillaci, c’è poi la riduzione del fenomeno della mobilità sanitaria e il rafforzamento dell’assistenza alle persone non autosufficienti, oltre al riordino dei servizi di salute mentale e all’incentivazione della digitalizzazione. Il ddl delega esaminato lunedì dà tempo al governo fino al 31 dicembre per adottare i decreti legislativi in materia.
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