«No, questo non glielo consento, stia zitto!». Bruno Vespa si mette a urlare in studio contro Peppe Provenzano, deputato Pd responsabile esteri, che ha appena fatto una battuta sulla sua parzialità dopo che il conduttore l’ha interrotto: «Forse dovrebbe andare a sedersi lì» dice, indicando le poltroncine “assegnate” alla maggioranza. 

Sembra uno scontro per strada, è “solo” una puntata di Porta a porta. La sbraitata del conduttore, che da qualche settimana ha da ridire anche su chi stende i palinsesti e non esita a farlo in diretta, con lo sguardo rivolto dritto in telecamera, ha provocato le ire del partito. «Inaccettabile e sproporzionata la reazione del conduttore Bruno Vespa contro il deputato del Pd, Peppe Provenzano, nella puntata di ieri di Porta a Porta» scrivono in una nota i parlamentari dem della commissione di Vigilanza. «Pur non entrando nel merito del dibattito, chiediamo alla Rai, azienda del servizio pubblico, una netta presa di distanza dai toni inaccettabili e sproporzionati usati da Vespa, che minano il ruolo imparziale della trasmissione. Comprendiamo il nervosismo nel governo dopo l'esito del referendum, ma non è accettabile da chi ricopre un ruolo nel servizio pubblico». 

Vespa stesso ha detto la sua in una nota durissima. «Come sanno bene Agcom e Rai, Porta a porta ha sempre fatto dalle origini della par condicio costante la sua forse stupida religione (In questa stagione il Pd è da noi numericamente presente più di ogni altro partito). Ma comprendo perfettamente il disagio dei componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai. Abituati nella televisione d’oggi a non avere quasi dappertutto controparte se non talvolta in misura simbolica, capisco che trovino normale che l’onorevole Provenzano - che ha avuto un tempo di parola superiore al senatore Malan interrotto costantemente - rivolga la più grave delle offese a un giornalista che già prima che Provenzano nascesse aveva dimostrato quanto doveva in fatto di correttezza professionale». 

Usigrai, dal canto suo, polemizza sul fatto che Vespa sia «intoccabile» per i vertici Rai. «Dalle gaffe sui social, alle arringhe a difesa del governo sul caso Almasri (la Corte Penale internazionale la pensava in modo opposto), agli insulti agli attivisti della Global Sumud Flottilla, solo per citare i casi degli ultimi tempi. Il tutto profumatamente pagato con i soldi degli italiani». Per il consigliere Roberto Natale «non è da servizio pubblico quell'invettiva priva di freni, col dito puntato e la voce strozzata dall'ira. Uno spettacolo che il conduttore ha purtroppo dato piu' di una volta, recentemente. Il Vespa di un tempo, rivedendo il video a mente fredda, si scuserebbe di toni così scomposti. È ancora in tempo a farlo oggi». «La reazione di Bruno Vespa è stata provocata da un intervento di un parlamentare Pd che, con una battuta infelice e non corrispondente al vero, ha messo in discussione una professionalità riconosciuta e una firma storica della Rai» ribatte Unirai.

La replica di FdI

A difendere l’ex direttore del Tg1 una solida falange di parlamentari di FdI. Giovanni Donzelli taglia la testa al toro e scrive che «il Pd vuole epurare Bruno Vespa» perché i dem «si sentono già in diritto di fare liste di proscrizione in Rai partendo da uno dei conduttori più autorevoli e seguiti dai telespettatori, che ha fatto la storia del servizio pubblico». Francesco Filini, capogruppo in Vigilanza, dice che il Pd vuole «ritornare ai metodi di Telekabul». Il capogruppo Gaetano Bignami arriva a dire che «a forza di andare su La7 e in programmi smaccatamente faziosi la sinistra si è abituata e ritiene che sia normale interrompere, impedire di parlare e chiedere di cacciare chi non glielo lascia fare. Ed è così che immaginano la Rai». Augusta Montaruli arriva a definire Vespa un «baluardo indiscusso di pluralismo». Mani avanti per proteggere Telemeloni.

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