Accompagniamo Clara a un supermercato di Boa Vista dove compra svariate casse di acqua, a breve partirà per la sua prossima missione che sarà una delle più complesse degli ultimi mesi. «Sono un’infermiera e da anni lavoro con gli Yanomani, in una regione colpita gravemente dai garimpeiros, i cercatori d’oro. A causa dell’estrazione mineraria, nelle comunità Yanomami, riscontriamo gravi problemi di salute, tra questi la malaria, la denutrizione e anche molta violenza».

Malattie, deforestazione, inquinamento: l’attività dei garimpeiros ha sconvolto questa regione, una delle tante a rischio all’interno della foresta Amazzonica.

«La scorta di acqua è necessaria – spiega Clara – perché nelle comunità non è più possibile usufruire dell’acqua dei fiumi a causa dell’alto tasso di contaminazione da mercurio, impiegato dai garimpeiros per estrarre l’oro».

In Brasile si è da poco tenuto il vertice regionale sull’Amazzonia che ha ospitato 14 presidenti di paesi amazzonici per «promuovere la cooperazione regionale nella lotta alla deforestazione, per evitare che l’Amazzonia raggiunga il punto di non ritorno». Un passo avanti dopo che per anni le popolazioni indigene che abitano la foresta sono state decimate dalla speculazione che vede volontari come Clara partire per le zone più ostinate per portare soccorso.

Siamo a Boa Vista, una città che ci accoglie con la sua calma apparente, il silenzio, l’ordine. Il caldo e le forti piogge non permettono molta vita di strada, bisogna aspettare la sera per godere del fresco lungo la passerella del Rio Branco. Lo stato del Roraima si trova nella parte più settentrionale del Brasile, al confine con il Venezuela e la Guyana. Territorio federale prima di essere proclamato stato dalla Costituzione del 1988, il Roraima è uno dei nove stati dell’Amazzonia brasiliana, con Boa Vista capitale.

Boa Vista ci appare nuovissima, pulita, ovattata. I rumori si sono spostati nella foresta, i cercatori d’oro hanno fatto della città il loro avamposto, una base di appoggio, il punto di partenza e di ritorno di un’economia costruita sull’estrazione di minerali.

Il genocidio

AP

Durante gli ultimi quattro anni del governo Bolsonaro il lavoro illegale di estrazione, in particolare dell’oro, è stato incrementato e supportato da una politica negligente nei confronti dei diritti delle popolazioni indigene che abitano la foresta. Lo sfruttamento intensivo della terra indigena Yanomami ha portato ad una crisi umanitaria senza precedenti nell’area. Clara ci spiega che il mercurio è entrato nella catena alimentare, che si riscontrano diversi problemi neurologici in adulti e bambini, sin dalla nascita. Una recente indagine condotta da Inpe (National Institute for Space Research) e Fiocruz, in partnership con InfoAmazônia, ha rivelato che il 59 per cento dei fiumi abitati, cioè quelli che ospitano comunità vicine, mostrano forti segni di contaminazione.

Nel gennaio del 2023 il ministero della Salute, sotto il nuovo governo del presidente Lula, ha dichiarato emergenza sanitaria nella Terra Indigena degli Yanomami. Lula si è recato nel territorio insieme alla ministra dei popoli indigeni Sonia Guajajara e ha annunciato l’inizio di un’operazione militare per liberare le aree dagli invasori illegali.

Gli Yanomami occupano una delle aree indigene più estese al mondo e molti di loro vivono ancora in relativo isolamento. Per questo motivo Il lavoro di assistenza è particolarmente complicato. «Per raggiungere le comunità più lontane bisogna sperare nelle condizioni favorevoli del meteo – spiega Clara – sorvolare la foresta non è facile e la cosa più triste è quando sei lì, lontana da tutto, vedi i bambini morire davanti ai tuoi occhi, vomitando vermi e non hai abbastanza mezzi per curarli».

Clara sta riorganizzando il suo zaino, deve fare attenzione al peso dei bagagli. Gli aerei dei soccorsi sono molto piccoli e bisogna portare il minimo indispensabile, anche gli strumenti medici incidono sul peso. Il repellente per le zanzare non può mancare, la malaria uccide molti Yanomami e ormai nella regione è endemica. Mentre impacchetta una radio, l’unico mezzo che le permetterà di fare chiamate di emergenza una volta raggiunto l’interno della foresta, Clara racconta di quanto è stato difficile prestare soccorso negli ultimi anni: «Ricevevo telefonate di disperazione dalle madri che, nella loro lingua, mi imploravano di aiutare il cuore dei loro bambini che si stava fermando. E quando chiamavamo i soccorsi ci negavano l’elicottero e nel mentre sulle nostre teste sorvolavano 40 elicotteri al giorno. Sono morti tantissimi bambini per i soccorsi negati. Questo è un genocidio, non c’è altro termine per definirlo, li hanno lasciati morire».

Lo stesso presidente Lula, a seguito della visita nelle terre Yanomami, aveva twittato: «Più che una crisi umanitaria, ciò che ho visto a Roraima è stato un genocidio. Un crimine premeditato contro gli Yanomami».

L’ultimo report stilato dal Distretto Sanitario Indigeno Yanomami e Ye’kwana, ha registrato 621 morti di bambini da 0 a quattro anni tra il 2019 e il 2022 solo nello stato di Roraima.

In seguito alle numerose denunce da parte di associazioni di popoli indigeni del Brasile e con il supporto di ong, tra queste Survival International, la polizia federale ha aperto un’inchiesta per verificare le responsabilità di genocidio del precedente governo Bolsonaro.

La foresta ferita

Martina Farmbauer/picture-alliance/dpa/AP Images

Clara sta per lasciare la città di Boa Vista. Sul ponte che attraversa il fiume il suo sguardo punta già la foresta; un sospiro di sollievo la libera dalle paure, tra il popolo Yanomami si sente più al sicuro che in città. «Mi guardano con odio, forse credono che sia una Yanomami, per come porto i capelli, per il mio aspetto», ci racconta. Clara porta un piercing di legno al naso e orecchini di piume, proprio come loro e parla la loro lingua. «Avverto di essere in pericolo in città, qui la maggior parte lavora con il garimpo e la propaganda contro di noi è molto forte. Loro rivendicano di essere lavoratori onesti, ma il garimpo non è un lavoro, il garimpo è distruzione», conclude.

Salutiamo Clara sulla piccola pista aerea dove l’abbiamo conosciuta.

Il silenzio che avvolge la città viene improvvisamente rotto dal suono di tamburi, da canti e da slogan di protesta. Uno striscione di colore rosso intenso recita «Sos Yanomami», tutto intorno varie rappresentanze di popoli indigeni, con i volti dipinti e i copricapo di piume a testimoniare il ruolo di leader. A pochi metri, nel centro della piazza, cuore di Boa Vista, c’è la statua del garimpeiro, il cercatore d’oro, che si erge a simbolo della città.

Le grida si fanno più forti: «Fuori i garimpeiros! Fuori gli invasori! Rivogliamo la nostra vita, la nostra acqua pulita, la sopravvivenza della nostra terra distrutta!». 

Ed è proprio sotto la statua del garimpeiro che Davi Kopenawa, sciamano e portavoce internazionale del popolo Yanomami, urla a gran voce: «Il garimpo uccide, il mercurio uccide, il petrolio uccide!».

Il discorso del leader Yanomami si conclude con un fiume di vernice rossa versata ai piedi della statua del garimpeiro a rappresentare il sangue sparso nel territorio indigeno.

Caccia al garimpeiro

Una protesta dei garimpeiros  (Foto AP/Edmar Barros)

La città ripiomba nel silenzio, mentre dalla foresta, ferita, riecheggiano i rumori delle operazioni militari.

La caccia al garimpeiro, da parte delle forze dell’Ibama e della polizia federale, continua. Da febbraio ad oggi, il governo stima che l’80 per cento dei circa 25mila cercatori d’oro hanno lasciato l’area Yanomami. Le organizzazioni dei popoli indigeni chiedono al governo di fare di più, come emerge dall’ultimo report del Cimi (Consiglio Indigenista Missionario), i cercatori d’oro più ostinati continuano ad intimidire e a uccidere, li chiamano i “narco-garimpo” e sono riconducibili a fazioni criminali legate al narcotraffico.

Fino a quando non saranno espulsi tutti i minatori illegali e controllati i confini delle terre indigene, nessuna comunità Yanomami potrà riappropriarsi della propria vita, da sempre inscindibilmente legata a quella della foresta


La foresta ferita, documentario sul genocidio Yanomami, verrà trasmesso lunedì 21 agosto su Raitre alle 23:15, all’interno del programma Il fattore umano

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