Il Pentagono è riuscito a costruire una rete con cui difendere Israele, proteggere lo Stretto di Hormuz, attaccare l’Iran e i suoi proxies e lanciare operazioni di ogni tipo in un quadrante che si estende anche al di là della regione. Dove sono le basi più importanti e che ruolo hanno
Qatar, Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Siria e Giordania. Tutti questi paesi hanno tante cose in comune, ma una in particolare: la presenza militare statunitense sul proprio territorio. Che si tratti di basi o di semplici avamposti che garantiscono punti di appoggio e snodi logistici, in Medio Oriente il Pentagono è riuscito a costruire una rete con cui difendere Israele, proteggere lo Stretto di Hormuz, attaccare l’Iran e i suoi proxies e lanciare operazioni di ogni tipo in un quadrante che si estende anche al di là della regione.
Il ruolo di queste basi è imprescindibile per Washington, che in Qatar ha istituito il suo quartiere generale del Centcom, responsabile dell’area che va dall’Egitto fino all’Asia centrale. Ma quali sono queste basi e come mai sono sempre più in discussione?
Qatar — Al Udeid Air Base
Quella di Al Udeid è la base più importante. Reuters la definisce la più grande installazione americana in Medio Oriente: ospita circa 10mila militari ed è sede del quartier generale avanzato del Centcom. Da qui si coordinano operazioni aeree, intelligence, sorveglianza e difesa missilistica in tutta la regione. La sua centralità spiega perché sia stata una delle basi più colpite dall’Iran in risposta alla guerra dei 12 giorni del 2025 e all’operazione Epic Fury lanciata il 28 febbraio del 2026 da Donald Trump.
Bahrain — Naval Support Activity Bahrain
È la casa della Quinta Flotta della marina americana. Conta più delle sue dimensioni: da Manama Washington controlla il Golfo Persico, il Mar Arabico, il Mar Rosso e parti dell’Oceano Indiano. È la base della guerra marittima. Da qui si proteggono le petroliere, funge da deterrenza contro l’Iran, e vengono lanciate operazioni contro droni e missili per garantire la sicurezza delle rotte commerciali. La Marina Usa conferma che da Bahrain operano Navcent, Quinta Flotta e Combined Maritime Forces.
Kuwait — Camp Arifjan, Ali Al Salem, Camp Buehring
Il Kuwait è il centro logistico delle operazioni americane. Camp Arifjan è il quartier generale avanzato dell’esercito statunitense nell’area; Ali Al Salem è una base aerea vicina al confine iracheno; Camp Buehring è uno snodo per unità dirette in Iraq e Siria. Non è il fronte più visibile, ma il Kuwait è essenziale per muovere la macchina militare Usa nel nord del Golfo. Serve a muovere mezzi, uomini ed equipaggiamenti.
Emirati Arabi Uniti — Al Dhafra e Jebel Ali
Al Dhafra, a sud di Abu Dhabi, è uno dei principali hub dell’aviazione americana: ricognizione, rifornimento, difesa aerea, missioni contro lo Stato islamico e controllo del Golfo. La base però è a uso congiunto con l’aeronautica emiratina. A Dubai, invece, c’è il porto di Jebel Ali, che non è formalmente una base, ma è il più importante porto di scalo della marina Usa in Medio Oriente dato che è in grado di ospitare anche le portaerei. E infatti, è stato più volte preso di mira dai Pasdaran.
Iraq — Ain al Asad ed Erbil
Ain al Asad, nell’Anbar, è già stata colpita dall’Iran nel 2020 dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani per volere di Trump. Erbil serve invece come piattaforma nel Kurdistan iracheno per addestramento, coordinamento e intelligence. Queste basi restano esposte alle milizie sciite legate a Teheran.
Siria e Giordania — al Tanf e Tower 22
In Siria e Giordania ci sono piccoli avamposti, ma con una forte rilevanza strategico-geografica. Al Tanf, nel sud-est siriano, serve a sorvegliare anche Iraq e Libano, territorio utilizzato dall’Iran per finanziare e inviare armi alle milizie sciite. Tower 22, in Giordania, è invece un nodo logistico che ospita spesso i caccia statunitensi. Anche per questo motivo, il 28 gennaio 2024 la struttura è stata colpita da un drone che uccise tre soldati americani secondo il Centcom. Fu il primo attacco mortale compiuto dalle milizie filoiraniane ai danni dei militari Usa.
Arabia Saudita — Prince Sultan Air Base
La presenza americana in Arabia Saudita è soprattutto difensiva: batterie Patriot, sistemi Thaad, supporto aereo e difesa antimissile. Reuters ricorda che nel 2024 i militari americani nel regno erano poco più di 2.300, con un ruolo centrato sulla protezione dello spazio aereo e delle infrastrutture strategiche.
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