La pressione alla frontiera tra Marocco e Ceuta resta alta, anche se a Fnideq, Castillejos in spagnolo, il dispositivo di sicurezza è stato ridimensionato rispetto a quello messo in campo sabato per fermare il tentativo di ingresso nell’exclave spagnola di centinaia di migranti, in maggioranza provenienti dall’Africa subsahariana.

Secondo le informazioni diffuse dalla prefettura locale e riportate dall’Ansa, 294 migranti sono stati fermati dopo gli scontri e l’intervento delle forze di sicurezza con lacrimogeni e trasferiti in autobus verso località nel sud del Marocco. El País parla di circa 300 persone arrestate e trasferite lontano dalla zona di frontiera, in maggioranza africani provenienti da paesi in conflitto che aspirano a ottenere asilo nell’Unione europea. Più di 500 migranti subsahariani resterebbero ancora nascosti nei boschi a ridosso del confine, secondo quanto riportato sia dall’Ansa sia dal quotidiano spagnolo.

Nel centro di Fnideq la presenza delle forze di sicurezza è ora limitata a posti di controllo e pattuglie lungo gli accessi, le scogliere e la spiaggia confinanti con Ceuta. Restano inoltre posti di blocco sulle strade che collegano la città a Tangeri e Tetouan.

Ceuta, 5.800 migranti assistiti dal sistema sanitario

A Ceuta resta sotto pressione anche il sistema sanitario. La ministra della Sanità spagnola, Mónica García, arrivata nell’exclave per valutare le conseguenze degli arrivi di massa di fine luglio, ha riferito che 5.800 migranti sono stati assistiti negli ultimi giorni, 3.500 dei quali attraverso l’assistenza primaria e gli altri in ospedale.

Secondo i dati riferiti dalla ministra e riportati dall’Ansa, sono 101 le persone attualmente ricoverate, 28 delle quali migranti, su una capacità portata a 200 posti letto. «Non è una situazione di collasso del sistema sanitario», ha detto García, spiegando che la situazione rimane «tesa» ma che la pressione sui servizi sta diminuendo.

El País riporta inoltre le parole con cui la ministra ha respinto l’associazione tra immigrazione e malattie: «Associare immigrazione e malattia è ingiusto ed è xenofobo. I migranti non portano malattie, possono ammalarsi, ma non portano malattie». Il Partito popolare aveva precedentemente chiesto le dimissioni della ministra denunciando il collasso del pronto soccorso di Ceuta. Sul fronte sanitario sono stati segnalati un focolaio di gastroenterite, casi di scabbia e due casi di tubercolosi.

L’emergenza dei minori

Un’équipe del ministero spagnolo della Gioventù e dell’Infanzia è attesa a Ceuta per collaborare all’identificazione e all’assistenza dei minori migranti non accompagnati arrivati dopo gli ingressi del 30 e 31 luglio.

Secondo l’ultimo bilancio indicato dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, 1.898 bambini e adolescenti sono stati registrati nel sistema di protezione. Save the Children stima invece che siano oltre 4mila i minori che si trovano fuori. Le strutture di accoglienza sono al limite e vengono utilizzati anche capannoni industriali e due scuole, mentre una parte dei minori continua a vivere in strada.

Complessivamente, secondo le stime del governo centrale, sarebbero circa 5mila i migranti ancora presenti a Ceuta dopo l’arrivo di oltre 70mila persone alla fine di luglio. Il sindaco-presidente Juan Jesús Vivas stima invece che siano tra 8mila e 12mila. Molti si trovano sulla spiaggia di El Trampolín, dove sono stati costruiti più di cento ripari improvvisati.

Il governo locale, secondo El País, ha chiesto alla ministra García di ascoltare le «richieste del personale sanitario» e di non dimenticare che Ceuta sta attraversando un momento «eccezionalmente critico». La presidenza di Vivas ha annunciato per lunedì mattina un Consiglio straordinario per valutare la situazione e decidere eventuali misure.

L’espulsione dei giornalisti spagnoli

Resta aperto anche il caso dei giornalisti dell’agenzia Efe e della televisione pubblica Tve, espulsi sabato da Fnideq mentre seguivano i tentativi di raggiungere Ceuta. Alcuni media marocchini hanno interpretato la decisione in termini di «reciprocità», richiamando il caso di una troupe della televisione pubblica marocchina 2M alla quale, all’inizio di agosto, le autorità spagnole avrebbero limitato l’accesso a Ceuta, sequestrando temporaneamente le apparecchiature. L’espulsione dei giornalisti spagnoli è stata però eseguita senza una motivazione ufficiale: è stato ordinato loro di lasciare Fnideq con l’avvertimento che, in caso contrario, avrebbero perso accrediti e attrezzature. Il governo spagnolo, secondo fonti citate da El País, è in contatto con le autorità marocchine per «cercare una soluzione» e ha attivato i canali diplomatici attraverso l’ambasciata a Rabat.

A Melilla notte senza incidenti

Più tranquilla la situazione a Melilla. Secondo quanto riferisce El País, Guardia Civil e Policía Nacional non hanno registrato incidenti nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Una situazione molto diversa da quella del 30 e 31 luglio, quando 1.323 persone tentarono di entrare nella città dal territorio marocchino. L’Associazione spagnola delle Guardie civili attribuisce in buona parte l’assenza di nuovi tentativi al dispiegamento delle forze marocchine dall’altra parte della frontiera. Anche il Sindicato Unificado de Policía ha riferito che non è stato necessario attivare allerte straordinarie o richiamare agenti al di fuori dei normali dispositivi del fine settimana.

L’unica misura specifica adottata sabato è stata la chiusura preventiva dell’accesso al molo sud, considerato uno dei punti più sensibili per i tentativi di raggiungere Melilla a nuoto.

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