Le forze di sicurezza marocchine hanno bloccato il tentativo di oltre un centinaio di migranti provenienti soprattutto dall’Africa subsahariana, di attraversare il confine con Ceuta. Sono 111, secondo El Pais, mentre secondo l’agenzia di stampa Efe, che cita fonti della sicurezza, sono 148. 

I migranti si erano nascosti in una zona montuosa alla periferia di Fnideq, la città marocchina a sud-ovest di Ceuta, conosciuta in spagnolo come Castillejos. Le forze dell’ordine di Rabat sono ricorse anche a cariche con i lacrimogeni e manganelli per disperdere i migranti. E ci sono stati anche momenti di tensione con cariche e scontri. Secondo l’agenzia di stampa Efe, non ci sarebbero feriti e la situazione è sotto controllo. Nel primo pomeriggio del 15 agosto la polizia li ha, poi, espulsi, facendoli allontanare dalla città con degli autobus. Mentre sono 61 le persone arrestate per favoreggiamento dell’immigrazione illegale.

Il tentativo di ingresso arriva dopo gli appelli circolati sui social network per un nuovo ingresso di massa a Ceuta nella giornata del 15 agosto. Il Marocco aveva annunciato nei giorni scorsi di stare monitorando messaggi e post di origine sconosciuta e aveva avvertito che avrebbe perseguito organizzatori e partecipanti.

A Fnideq resta una significativa presenza delle forze dell’ordine e sono attivi posti di blocco sulle principali strade provenienti da Tetouan e Tangeri. I controlli sono stati intensificati anche in mare, con il dispiegamento di motovedette e droni della Marina reale marocchina. 
A Melilla, altro confine, la situazione resta tranquilla e nelle ultime ore non sono stati registrati incidenti, anche se il dispositivo di sicurezza è stato rafforzato rispetto alla normalità. La città, però, come riporta El Pais, deve ancora fare i conti con le conseguenze dell’ingresso di oltre 70mila persone dal Marocco avvenuto due settimane fa. Circa 5mila migranti irregolari si trovano ancora a Melilla, senza che la città disponga di strutture sufficienti per accoglierli.

Giornalisti espulsi dal paese

Un rappresentante del ministero dell’Interno marocchino ha ordinato ai giornalisti dell’agenzia Efe e della televisione pubblica spagnola Tve di lasciare Fnideq, Castillejos in spagnolo, dove stavano documentando l’intervento contro i migranti. Youssef Hajji, principale rappresentante locale del ministero dell’Interno, ha avvertito i giornalisti spagnoli che, se non avessero lasciato Castillejos, sarebbero stati confiscati gli accrediti stampa e le attrezzature. Efe ha contattato il ministero dell’Interno marocchino senza aver ricevuto, al momento, una risposta. Il direttore della Comunicazione del ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione ha invece riferito di essere al lavoro per chiarire la situazione. I due giornalisti sono, poi, stati espulsi dal paese.

La crisi del 30 e 31 luglio

Le misure sono state rafforzate dopo la crisi del 30 e 31 luglio, quando circa 70mila persone sono entrate a Ceuta, secondo fonti del ministero dell’Interno spagnolo. Secondo organizzazioni umanitarie, tra cui Caminando Fronteras, le vittime sarebbero almeno 141 considerando entrambi i lati della frontiera.

Dopo quella crisi la Spagna ha installato una barriera marittima e rafforzato la presenza delle forze di sicurezza. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno spagnolo, sono attualmente schierati a Ceuta 880 agenti della Polizia nazionale, 270 in più rispetto alla fine di luglio, e 714 uomini della Guardia Civil, quasi 200 in più. A questi si aggiungono 45 agenti antisommossa, 20 specialisti incaricati di esaminare le richieste di protezione internazionale e circa duemila militari dell’esercito. Sul lato marocchino sarebbero stati dispiegati circa cinquemila agenti, secondo quanto riportato dai media locali.

Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato che il dispositivo resterà in funzione finché sarà necessario. Secondo il ministro, circa cinquemila migranti sono ancora a Ceuta. Il sindaco-presidente della città, Juan Jesús Vivas, stima invece tra ottomila e 12mila le persone rimaste irregolarmente nell’exclave. Le forze di sicurezza registrano inoltre una media di circa 200 rimpatri volontari al giorno verso il Marocco.

Grande-Marlaska ha precisato che chi è entrato irregolarmente non potrà rimanere a Ceuta, raggiungere la Spagna continentale o ottenere uno status legale, salvo rari casi di estrema vulnerabilità. Le persone senza diritto a rimanere saranno rimpatriate in Marocco.

Il nuovo appello sui social ha raccolto finora un’adesione inferiore rispetto a quello di fine luglio. Secondo le autorità spagnole, i gruppi Facebook utilizzati per promuovere gli ingressi hanno perso circa 290mila iscritti rispetto al milione di utenti che seguivano il primo appello.

Le polemiche politiche

Quello che sta accadendo nell’exclave spagnola continua a essere fonte di tensioni politiche. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha attaccato duramente il premier spagnolo Pedro Sánchez per il massiccio afflusso di migranti a Ceuta, definendolo «irresponsabile e traditore». In un messaggio pubblicato su X, Ayuso ha accusato il governo di aver «permesso che la Spagna venisse invasa da terroristi che si rifiuta di identificare». «Le frontiere della Spagna si proteggono, la sicurezza degli spagnoli non si negozia», ha aggiunto. «Basta ambiguità. Ceuta è un segnale che l'Europa non può sottovalutare, contrastare i trafficanti di esseri umani deve essere una priorità». Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in un video messaggio su X in occasione del consueto bilancio del Viminale a Ferragosto.

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