La scelta degli ayatollah segna una continuità con l’ex Guida suprema, una scelta che probabilmente non sarà ben accolta da Washington. Secondo il New York Times, la nomina di Mojtaba è anche un messaggio da parte dell'ala più estremista dei Pasdaran alla popolazione che dimostra la piena volontà di restare al comando nonostante i tentativi di regime change esterni
Dopo giorni di attesa Mojtaba Khamenei, 56 anni e secondogenito di Ali Khamenei, è stato scelto come nuova Guida Suprema dall'Assemblea degli esperti iraniani. Per il 9 marzo è previsto un raduno nazionale per giurare fedeltà al nuovo leader, in un momento delicato per la Repubblica islamica che ha subìto ingenti danni a causa della guerra con Stati Uniti e Israele. Secondo i servizi di intelligence israeliani, Mojtaba sarebbe anche stato ferito nello stesso raid aereo in cui è stato ucciso Alì Khamenei. La scelta degli ayatollah segna una continuità con l’ex Guida suprema, una scelta che probabilmente non sarà ben accolta da Washington.
Secondo il New York Times, la nomina di Mojtaba è anche un messaggio da parte dell'ala più estremista dei Pasdaran alla popolazione che dimostra la piena volontà di restare al comando nonostante i tentativi di regime change esterni.
Carriera
Lunga esperienza religiosa ma senza aver ricoperto incarichi politici sarà lui, quindi, a prendere in eredità il potere del padre. Pur senza lo stesso carisma, Mojtaba Khamenei ha esercitato negli anni una notevole influenza dietro le quinte grazie ai suoi solidi legami con il Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica, nonché con la sua forza paramilitare Basij.
A 17 anni è entrato nei Pasdaran combattendo nella guerra Iran-Iraq in un’unità molto radicale, prima di completare i suoi studi nel seminario sciita di Qom. Successivamente a Teheran inizia a lavorare nell’ufficio della Guida Suprema sotto la direzione del padre. Qui inizia a instaurare relazioni con il mondo politico e teologico più radicale del paese. Nel 2005 si schiera a favore dell’elezione di Ahmadinejad, allora il candidato più conservatore.
La rete finanziaria
Per gli esperti, Mojtaba era anche l’uomo giusto per gestire la rete finanziaria creata dal padre. Secondo quanto riporta Bloomberg, durante il suo mandato Ali Khamenei avrebbe costruito un impero immobiliare dal valore di oltre 100 milioni di sterline nel Regno Unito.
Lo avrebbe fatto attraverso prestanome, società fittizie e conti offshore grazie ai soldi provenienti dalle vendite di petrolio iraniano che sono stati fatti transitare su conti in banche britanniche, svizzere, del Liechtenstein e degli Emirati Arabi Uniti, tramite società fantasma registrate a Saint Kitts and Nevis e nell'Isola di Man.
Tra le strutture più documentate figura una villa su The Bishops Avenue a Londra - la cosiddetta "Billionaire's Row" - acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline. Il portafoglio si estende ad hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, una villa nel "Beverly Hills di Dubai". Dietro questa rete finanziaria ci sarebbe il banchiere Ali Ansari, sanzionato lo scorso ottobre dal governo britannico per aver finanziato i Pasdaran. Anche Mojtaba è sotto sanzioni dal 2019 da parte degli Stati Uniti.
Rischi
Sebbene l'Assemblea degli Esperti abbia invitato intellettuali, seminari e università a giurare fedeltà e a mantenere l'unità, il rischio di una frattura nel mondo teocratico è reale. Non tutti erano così convinti che avrebbero visto il figlio di Khamenei succedere al padre, quasi in una dinastia monarchica. A questo si aggiunge la minaccia fisica: Israele ha già affermato più volte che la nuova Guida Suprema, indipendentemente dal nome, sarà considerata un obiettivo militare legittimo. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto sapere che ogni nuova nomina dovrà ricevere il suo assenso.
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