Lunedì 10 agosto, alle 7:34 locali – 14:34 in Italia –, la Colombia è stata colpita dal terremoto più violento degli ultimi dieci anni. La prima scossa, la più forte, ha registrato una magnitudo di 7.4, ed è stata seguita da altre due scosse di assestamento, di magnitudo 2.8 e 4.8.

L’epicentro del terremoto è stato localizzato vicino a San José del Palmar, un centro di 4.800 abitanti nella regione del Chocó, e a 100 chilometri di profondità. Per fare un termine di paragone, il terremoto di giungo in Venezuela è stato molto più superficiale, a soli 10 chilometri di profondità. Questo non ha però impedito alla scossa di essere altrettanto devastante.

Il bilancio, ancora provvisorio, riporta almeno 80 morti. I danni si estendono a gran parte del Paese, e la scossa è stata avvertita anche nei confinanti Ecuador, Venezuela e Panama. Tra le città più colpite figurano Quibdó e Pereira, dove si contano almeno 18 morti e diversi dispersi sotto le macerie. Nella Valle del Cauca si registrano altre 27 vittime, tra cui tre bambini. A Manizales, il sindaco ha confermato almeno due vittime, circa trenta abitazioni crollate e diverse chiese danneggiate, allestendo già tre rifugi per gli sfollati.

Le autorità stanno iniziando a valutare la gravità dei danni strutturali provocati dalla scossa. A Cali, una delle città più grandi del Paese, situata a circa 170 chilometri dall’epicentro, si registrano diversi crolli. Tra gli edifici interessati c'è anche una nota clinica ospedaliera con numerosi pazienti all’interno. Le forze dell’ordine e i soccorritori sono tuttora al lavoro per coordinare i soccorsi e fare una stima precisa della situazione.

A Pereira è crollato il tetto dell’aeroporto, subito chiuso in via precauzionale in attesa di ripristinare le condizioni di sicurezza. L’Autorità per l'aviazione civile ha comunicato la chiusura temporanea di sei scali della zona (Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura) a causa dei danni riportati.

Sui social, il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha informato la popolazione che in città si contano almeno venti strutture crollate con persone intrappolate, assicurando l'impegno dei soccorsi: «Stiamo già affrontando questa emergenza con tutte le forze locali e ho chiesto anche il supporto dei sindaci di Bogotá e Medellín».

Il neo-presidente Abelardo De La Espriella (in carica da venerdì scorso, 7 agosto), imprenditore con simpatie trumpiane, ha comunicato di stare seguendo da vicino l'evoluzione dei fatti. Sui social ha confermato di essersi messo personalmente a capo delle operazioni: «Ho assunto direttamente la guida delle operazioni di emergenza a San José del Palmar. Ho disposto l’istituzione di un Centro di comando unificato per coordinare gli interventi sui danni e l’assistenza alle persone colpite».

Ha poi aggiunto: «Ho chiesto un resoconto dettagliato della situazione e delle necessità più urgenti; sarò inoltre personalmente a Pereira per stare accanto alle persone colpite e verificare la risposta del Governo». Infine ha concluso rivolgendo un messaggio d'incoraggiamento alla popolazione: «Non siete soli. Lo Stato è presente e sta agendo».

Dall’Onu, il vice portavoce Farhan Haq ha espresso vicinanza alle vittime, confermando la disponibilità a mobilitare risorse per «fornire l'aiuto necessario». Anche gli Stati Uniti, tramite il Segretario di Stato Marco Rubio, hanno offerto il proprio supporto.

Anche dalle istituzioni italiane sono arrivate le prime dichiarazioni di solidarietà. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scritto su X: «L’Italia si stringe al popolo colombiano, alle famiglie colpite e a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso e assistenza». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato su X che la Farnesina sta monitorando costantemente la situazione. Ha aggiunto: «Al momento non risultano italiani coinvolti, ma restiamo in continuo contatto anche con le autorità locali per seguire gli sviluppi».

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