«La glorificazione dei criminali di guerra, la negazione del genocidio e il revisionismo non hanno posto né nell’Unione né nei Paesi candidati», ha commentato il portavoce per gli Affari esteri della Commissione
La bara dell'ex comandante militare serbo-bosniaco Ratko Mladić, conosciuto come il «boia di Bosnia» e condannato all'ergastolo per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, è rimasta esposta fino a mezzogiorno nella chiesa ortodossa di San Luca a Belgrado. Dopo il rito funebre officiato dal patriarca serbo Porfirije, il corteo è partito verso il cimitero di Topčider, dove Mladić sarà sepolto accanto alla figlia Ana.
Migliaia di persone sono arrivate fin dalle prime ore del mattino per rendere omaggio all'ex comandante dell'Esercito della Republika Srpska. Reuters riferisce che sei uomini, in gran parte veterani di guerra serbi e serbo-bosniaci, si sono alternati accanto al feretro. Mladić è morto il 27 agosto a 84 anni mentre era ricoverato all'Aia e scontava la condanna definitiva all'ergastolo.
Il presidente Aleksandar Vučić non ha partecipato Alla cerimonia funebre, erano però presenti tre ministri del governo serbo – Difesa, Giustizia e Cultura – oltre al figlio del presidente Danilo Vučić, a Milorad Dodik, ai vertici della Republika Srpska e all'ambasciatore russo.
Sdegno internazionale
In Serbia e nella Repubblica Srpska molti continuano a considerare l'ex generale un eroe. La diretta televisiva e la continua esaltazione della sua figura hanno suscitato la preoccupazione internazionale: la missione dell'Osce in Bosnia-Erzegovina ha espresso preoccupazione per la copertura dei media pubblici, ricordando che le emittenti non dovrebbero amplificare la glorificazione dei criminali di guerra. L'organizzazione ha anche chiesto alla magistratura di verificare eventuali violazioni del codice penale.
La commissaria europea Marta Kos, ha cancellato una visita ufficiale a Belgrado prevista questa settimana proprio a causa degli «atti di glorificazione» dell'ex generale.
«Qualsiasi glorificazione di criminali di guerra, negazione del genocidio e revisionismo contraddice i valori europei più fondamentali e non ha posto nell'Ue o nei Paesi candidati all'adesione all'Ue», dichiara in una nota il portavoce capo per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Christian Wigand, in merito agli onori resi alla salma di Ratko Mladic: «Un criminale di guerra condannato» che ha commesso «crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità».
© Riproduzione riservata