Il rallentamento dei raid e delle ritorsioni non sarebbe collegato secondo il tycoon al fatto che le munizioni a disposizione dell’esercito americano sarebbero in rapida diminuzione
In medio oriente si preannuncia una tregua. Donald Trump nega che la riduzione delle scorte di munizioni sia un problema nell'ambito della guerra contro l'Iran. «Disponiamo di molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e ben oltre il nostro fabbisogno» ha detto il presidente americano al Wall Street Journal. Trump è anche tornato ad ammonire l'Iran affidandosi all'intelligenza artificiale, anche se Teheran ha dichiarato di aver interrotto gli attacchi di rappresaglia nella regione dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso i loro raid sul paese.
Nella giornata di lunedì è anche attesa la visita di Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca. Mentre sembra diventare più plausibile una ripresa delle trattative, i prezzi del petrolio calano di oltre il 5 per cento per la speranza di un accordo.
Hormuz, l'Oman propone un'alleanza regionale e pagamenti volontari
L'Oman ha proposto la creazione di un'alleanza regionale incaricata di fornire servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, finanziata attraverso un sistema di contributi volontari da parte delle navi in transito. Lo riferisce la Cnn: il modello sarebbe ispirato al meccanismo adottato nello Stretto di Malacca e riguarderebbe servizi come l'assistenza alla navigazione, la sicurezza marittima, la tutela ambientale e le operazioni di ricerca e soccorso. La proposta punta a distinguere questi contributi da un pedaggio obbligatorio per attraversare lo Stretto, ipotesi alla quale gli Stati Uniti si sono opposti con fermezza.
Ministero della Salute di Gaza: "Sono a rischio i servizi vitali"
Nuova escalation della situazione sanitaria nella Striscia di Gaza. Il sistema sanitario nei Territori palestinesi sta operando "al massimo della capacita'" e "oltre i propri limiti", mentre gli ospedali faticano a far fronte alla domanda e Israele continua a bloccare l'ingresso di aiuti nell'enclave. In un rapporto relativo ai primi sei mesi dell'anno, il ministero palestinese della Salute spiega che i reparti di emergenza hanno assistito 997.844 pazienti, mentre gli ospedali hanno eseguito 57.112 interventi chirurgici e ricoverato 111.378 pazienti; i centri di dialisi hanno erogato 47.629 sedute a 3.912 pazienti affetti da insufficienza renale. Il ministero segnala anche 45mila visite presso ambulatori psichiatrici e la distribuzione di 32.186 unità di sangue per interventi chirurgici, trattamenti d'emergenza e casi di emorragia grave. Secondo il ministero, tali dati dimostrano un "urgente bisogno di sostegno in termini di forniture mediche e farmaci" per "garantire la continuità di questi servizi vitali".
Khamenei: "Hezbollah è un'avanguardia contro gli Stati Uniti"
La Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Seyed Mojtaba Khamenei, ha sottolineato la continuità della politica strategica iraniana a sostegno di Hezbollah, evidenziando il ruolo pionieristico della milizia sciita libanese nel contrastare Israele e nell'ispirare le nazioni libere di tutto il mondo a resistere "all'oppressione dell'arroganza globale". Il legame tra il partito libanese e la guida politico-religiosa iraniana è storico. In risposta a una lettera di fedeltà e lealtà dello sceicco Naim Qassem, segretario generale di Hezbollah, Khamenei ha affermato che l'Iran ha posto la salvaguardia dell'integrità territoriale del Libano e la cessazione completa e incondizionata dell'aggressione da parte di Israele come condizione primaria per qualsiasi accordo volto a porre fine alla guerra imposta all'aggressiva amministrazione statunitense. Insomma, senza una pace anche in medio oriente le ostilità con Washington non finiranno. "Oggi - sono le parole di Khamenei -, mentre le nazioni del mondo sono stanche dell'oppressione e della crudeltà del governo degli Stati Uniti e dei criminali sionisti che distruggono raccolti e stirpi, non resta altra via che la jihad e la resistenza. Ora che Hezbollah in Libano si erge come una solida roccia, avanguardia dei gruppi jihadisti contro la brutale aggressione del regime sionista e dei suoi sostenitori, questa fermezza è diventata un messaggio di ispirazione per le nazioni libere del mondo che cercano la liberazione dall'oppressione dell'arroganza globale e dei suoi emissari"
Nuove incursioni dell'Idf in Cisgiordania
L'esercito israeliano ha condotto nuove operazioni di demolizione nella città di Nilin, a ovest di Ramallah. Lo riportano i media israeliani, aggiungendo che l'Idf ha inoltre effettuato un raid nella zona di Jabal Salman a Beita, a sud di Nablus. A partire dalla scorsa settimana l'esercito israeliano ha lanciato una dura repressione in Cisgiordania, in seguito all'escalation degli attacchi da parte dei coloni ebrei, che ha scatenato una furiosa reazione a una sparatoria vicino a Nablus in cui sono rimasti uccisi quattro palestinesi e due soldati israeliani.
Vance e Caine dubbiosi sull'opportunità di proseguire la guerra
Rischi di vario genere e un'escalation regionale. Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e il capo dello Stato maggiore congiunto delle Forze armate, generale Dan Caine, avrebbero espresso preoccupazione per un'ulteriore escalation della guerra contro l'Iran durante una riunione alla Casa Bianca. Sarebbe soltanto una delle ragioni dietro alla sospensione degli attacchi statunitensi decretato dal presidente americano Donald Trump venerdì scorso dopo quasi due settimane di bombardamenti consecutivi. Secondo fonti citate dalla Cnn, Caine avrebbe segnalato in particolare dai rischi legati alla riduzione delle scorte di munizioni, inclusi gli intercettori Patriot e altri sistemi di difesa aerea, pur sostenendo che le forze Usa siano in grado di proseguire lo sforzo bellico. Tra le preoccupazioni sollevate da Vance e Caine figurerebbero anche il rischio di un aumento delle vittime civili in Iran, una crisi dei rifugiati, possibili ritorsioni contro le infrastrutture energetiche del Golfo e un allargamento del conflitto regionale.
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