Il rallentamento dei raid e delle ritorsioni non sarebbe collegato secondo il tycoon al fatto che le munizioni a disposizione dell’esercito americano sarebbero in rapida diminuzione. In un’intervista il presidente Usa ha confermato la sospensione degli attacchi
In medio oriente si preannuncia una tregua. Donald Trump nega che la riduzione delle scorte di munizioni sia un problema nell'ambito della guerra contro l'Iran. «Disponiamo di molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e ben oltre il nostro fabbisogno» ha detto il presidente americano al Wall Street Journal. Trump è anche tornato ad ammonire l'Iran affidandosi all'intelligenza artificiale, anche se Teheran ha dichiarato di aver interrotto gli attacchi di rappresaglia nella regione dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso i loro raid sul paese.
Nella giornata di lunedì è anche attesa la visita di Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca. Mentre sembra diventare più plausibile una ripresa delle trattative, i prezzi del petrolio calano di oltre il 5 per cento per la speranza di un accordo.
PUNTI CHIAVE
17:46
Iran: Trump, dirò a Netanyahu che senza di me Teheran avrebbe arma nucleare
17:25
Iran: Trump, colloqui approfonditi, se falliscono forte azione militare
13:28
Teheran: "Negoziati con Usa non fanno parte del nostro Dna"
Iran: Trump, dirò a Netanyahu che senza di me Teheran avrebbe arma nucleare
"Parlerò con Bibi (Netanyahu, ndr) del fatto che, se non fossi presidente, l'Iran avrebbe già le armi nucleari e Israele sarebbe stato distrutto". Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump in un'intervista ad Axios.
Iran: Trump, colloqui approfonditi, se falliscono forte azione militare
In un'intervista alla televisione israeliana N12 il presidente americano Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno conducendo "colloqui molto approfonditi con l'Iran". "Se non avranno successo, torneremo a un'azione militare decisa", ha aggiunto il tycoon. Trump ha spiegato di aver accolto la richiesta dei mediatori, i quali gli avevano chiesto di dare una possibilità ai negoziati precisando che la finestra di tempo per raggiungere una svolta con Teheran è "breve".
Media: "In fiamme sito petrolifero saudita di Abqaiq"
L'agenzia iraniana Fars ha diffuso una foto che testimonierebbero di un incendio nel più importante impianto petrolifero dell'Arabia Saudita, dopo che gli Houthi hanno annunciato di avere colpito siti strategici del regno. "Immagini satellitari mostrano colonne di fumo e fiamme nell'impianto di Abqaiq (Buqayq), in Arabia Saudita, colpito fa da attacchi con droni e missili", si legge nel testo. "L'impianto di Abqaiq, gestito da Saudi Aramco, e' un nodo fondamentale della rete petrolifera saudita e consente di convogliare il petrolio verso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, e ridurre la dipendenza dal passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz", spiega ancora la Fars, ed "è considerato il più grande impianto di stabilizzazione e trattamento del petrolio greggio al mondo, con una quota pari a circa il 5% della produzione petrolifera mondiale", pari a circa 7 milioni di barili al giorno.
Arabia Saudita sotto attacco, droni lanciati da Iraq
I sistemi di difesa aerea dell'Arabia Saudita hanno distrutto droni lanciati dall'Iraq che avevano come obiettivo quello di colpire impianti petroliferi nella regione orientale saudita. Lo ha reso noto il ministero della Difesa saudita in un comunicato, spiegando che i droni sono stati lanciati da gruppi armati filo-iraniani in Iraq. In precedenza gli Houthi yemeniti hanno dichiarato di aver preso di mira impianti petroliferi in Arabia Saudita di proprietà di Aramco, nell'ultima escalation tra le due parti.
Teheran: "Negoziati con Usa non fanno parte del nostro Dna"
Teheran non ha chiesto di riprendere i colloqui con Washington. Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, aggiungendo che i negoziati con gli Stati Uniti "non fanno parte del nostro Dna". Baghaei ha detto ancora che i mediatori continuano a fare da tramite tra le due parti e ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, aggiungendo che i colloqui con l'Oman sulla gestione della via navigabile sono stati positivi.
In fiamme a Teheran il Gran Hotel Parsian, evacuati gli ospiti
Un incendio è scoppiato presso il Grand Hotel Parsian Esteghlal (ex Hilton) e nell'edificio adiacente, nella zona nord di Teheran, e gli ospiti dell'hotel sono stati evacuati, secondo quanto riportato dai media locali. I vigili del fuoco hanno avviato le operazioni per domare l'incendio.
Teheran: "I paesi del Golfo ci hanno attaccato"
Il portavoce del ministro degli Esteri Esmaeil Baqaei ha dichiarato che l'Iran ha ricevuto attacchi da paesi confinanti. Ha così confermato la notizia rivelata nei giorni scorsi dal Wall Street Journal secondo il quale Bahrein e Kuwait hanno effettuato raid segreti contro depositi di droni e missili iraniani, con il supporto degli Emirati Arabi Uniti.
Iran, convocato ambasciatore francese per "interferenze"
Teheran ha convocato l'ambasciatore francese in Iran, Pierre Cochard, per lamentare "interferenze" di Parigi dopo l'arresto di due diplomatici francesi di stanza nella capitale iraniana la scorsa settimana. "Ieri (domenica), l'ambasciatore francese a Teheran è stato convocato al ministero degli Esteri, dove è stato sottolineato che il governo francese deve cessare tali azioni e interferenze negli affari interni dell'Iran con pretesti fuorvianti", ha dichiarato il portavoce del ministero Esmail Baqhai durante la conferenza stampa settimanale, aggiungendo che i due diplomatici francesi avevano svolto attività "in alcun modo giustificate".
Cisgiordania, Emirati: "Israele punisca i coloni responsabili degli attacchi"
Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato con fermezza gli attacchi compiuti dai coloni israeliani contro alcuni villaggi della Cisgiordania occupata, tra cui il recente incendio di una moschea nel governatorato di Tulkarem. Lo riferisce il ministero degli Esteri emiratino in una nota, definendo l'incendio un atto "provocatorio", "estremista" e volto a fomentare l'ostilità nei confronti dei musulmani. Il ministero ha avvertito dei rischi derivanti dal ripetersi delle violenze e ha invitato il governo israeliano ad assumersi "piena responsabilità", condannando pubblicamente gli attacchi e punendo i responsabili.
Hormuz, l'Oman propone un'alleanza regionale e pagamenti volontari
L'Oman ha proposto la creazione di un'alleanza regionale incaricata di fornire servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, finanziata attraverso un sistema di contributi volontari da parte delle navi in transito. Lo riferisce la Cnn: il modello sarebbe ispirato al meccanismo adottato nello Stretto di Malacca e riguarderebbe servizi come l'assistenza alla navigazione, la sicurezza marittima, la tutela ambientale e le operazioni di ricerca e soccorso. La proposta punta a distinguere questi contributi da un pedaggio obbligatorio per attraversare lo Stretto, ipotesi alla quale gli Stati Uniti si sono opposti con fermezza.
Ministero della Salute di Gaza: "Sono a rischio i servizi vitali"
Nuova escalation della situazione sanitaria nella Striscia di Gaza. Il sistema sanitario nei Territori palestinesi sta operando "al massimo della capacita'" e "oltre i propri limiti", mentre gli ospedali faticano a far fronte alla domanda e Israele continua a bloccare l'ingresso di aiuti nell'enclave. In un rapporto relativo ai primi sei mesi dell'anno, il ministero palestinese della Salute spiega che i reparti di emergenza hanno assistito 997.844 pazienti, mentre gli ospedali hanno eseguito 57.112 interventi chirurgici e ricoverato 111.378 pazienti; i centri di dialisi hanno erogato 47.629 sedute a 3.912 pazienti affetti da insufficienza renale. Il ministero segnala anche 45mila visite presso ambulatori psichiatrici e la distribuzione di 32.186 unità di sangue per interventi chirurgici, trattamenti d'emergenza e casi di emorragia grave. Secondo il ministero, tali dati dimostrano un "urgente bisogno di sostegno in termini di forniture mediche e farmaci" per "garantire la continuità di questi servizi vitali".
Khamenei: "Hezbollah è un'avanguardia contro gli Stati Uniti"
La Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Seyed Mojtaba Khamenei, ha sottolineato la continuità della politica strategica iraniana a sostegno di Hezbollah, evidenziando il ruolo pionieristico della milizia sciita libanese nel contrastare Israele e nell'ispirare le nazioni libere di tutto il mondo a resistere "all'oppressione dell'arroganza globale". Il legame tra il partito libanese e la guida politico-religiosa iraniana è storico. In risposta a una lettera di fedeltà e lealtà dello sceicco Naim Qassem, segretario generale di Hezbollah, Khamenei ha affermato che l'Iran ha posto la salvaguardia dell'integrità territoriale del Libano e la cessazione completa e incondizionata dell'aggressione da parte di Israele come condizione primaria per qualsiasi accordo volto a porre fine alla guerra imposta all'aggressiva amministrazione statunitense. Insomma, senza una pace anche in medio oriente le ostilità con Washington non finiranno. "Oggi - sono le parole di Khamenei -, mentre le nazioni del mondo sono stanche dell'oppressione e della crudeltà del governo degli Stati Uniti e dei criminali sionisti che distruggono raccolti e stirpi, non resta altra via che la jihad e la resistenza. Ora che Hezbollah in Libano si erge come una solida roccia, avanguardia dei gruppi jihadisti contro la brutale aggressione del regime sionista e dei suoi sostenitori, questa fermezza è diventata un messaggio di ispirazione per le nazioni libere del mondo che cercano la liberazione dall'oppressione dell'arroganza globale e dei suoi emissari"
Nuove incursioni dell'Idf in Cisgiordania
L'esercito israeliano ha condotto nuove operazioni di demolizione nella città di Nilin, a ovest di Ramallah. Lo riportano i media israeliani, aggiungendo che l'Idf ha inoltre effettuato un raid nella zona di Jabal Salman a Beita, a sud di Nablus. A partire dalla scorsa settimana l'esercito israeliano ha lanciato una dura repressione in Cisgiordania, in seguito all'escalation degli attacchi da parte dei coloni ebrei, che ha scatenato una furiosa reazione a una sparatoria vicino a Nablus in cui sono rimasti uccisi quattro palestinesi e due soldati israeliani.
Vance e Caine dubbiosi sull'opportunità di proseguire la guerra
Rischi di vario genere e un'escalation regionale. Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e il capo dello Stato maggiore congiunto delle Forze armate, generale Dan Caine, avrebbero espresso preoccupazione per un'ulteriore escalation della guerra contro l'Iran durante una riunione alla Casa Bianca. Sarebbe soltanto una delle ragioni dietro alla sospensione degli attacchi statunitensi decretato dal presidente americano Donald Trump venerdì scorso dopo quasi due settimane di bombardamenti consecutivi. Secondo fonti citate dalla Cnn, Caine avrebbe segnalato in particolare dai rischi legati alla riduzione delle scorte di munizioni, inclusi gli intercettori Patriot e altri sistemi di difesa aerea, pur sostenendo che le forze Usa siano in grado di proseguire lo sforzo bellico. Tra le preoccupazioni sollevate da Vance e Caine figurerebbero anche il rischio di un aumento delle vittime civili in Iran, una crisi dei rifugiati, possibili ritorsioni contro le infrastrutture energetiche del Golfo e un allargamento del conflitto regionale.
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