Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi tra Iran e Stati Uniti, mentre la diplomazia regionale prova ad aprire uno spazio di mediazione. Teheran e Oman stanno discutendo un corridoio temporaneo per il transito delle navi e un piano congiunto di sminamento, ma l’Iran avverte che la rotta non verrà riaperta finché Washington non porrà fine alla guerra.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito nelle ultime ore che Teheran intende perseguire «pace e stabilità» attraverso il dialogo con i Paesi vicini. Dopo gli incontri con delegazioni omanite e pakistane, Araghchi ha indicato proprio il progetto sullo Stretto di Hormuz come esempio di una strategia basata su soluzioni regionali: un nuovo corridoio, operazioni comuni di sminamento e una futura gestione condivisa del passaggio marittimo.

Sul fronte americano, intanto, secondo Axios il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe rassicurato alcuni alleati sul fatto che gli Stati Uniti, almeno per ora, non intendono lanciare nuovi attacchi contro l’Iran. Washington punterebbe invece su altre forme di pressione, dal blocco navale alle nuove sanzioni. La linea, tuttavia, potrebbe cambiare in caso di un attacco iraniano.

Le tensioni restano alte anche nel resto della regione. Il leader degli Houthi yemeniti, Abdul-Malik al-Houthi, ha annunciato “nuove azioni” contro l’Arabia Saudita, accusata di mantenere un assedio contro lo Yemen. Negli ultimi mesi il confronto tra Riad e il movimento filoiraniano è tornato a intensificarsi con attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture saudite e nuove minacce alla navigazione nel Mar Rosso.

L’Iran e l'Oman hanno raggiunto un accordo sulla spartizione dei proventi derivati dalle tariffe imposte alle navi in transito nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l'agenzia stampa iraniana Tasnim, citando Hossein Mohebi, portavoce delle Guardie della Rivoluzione Islamica. I pasdaran hanno inoltre accusato gli Stati Uniti di aver boicottato i colloqui tra Teheran e Doha causandone il rallentamento, e hanno ribadito che lo Stretto sarà aperto solo quando Washington accetterà le condizioni iraniane.

PUNTI CHIAVE

14:55

Iran e Oman hanno raggiunto un accordo per la gestione di Hormuz

10:45

Iran: Netanyahu, alcun accordo possibile con "quei selvaggi"

18:39

Pizzaballa: «Israele e Palestina, i due Stati sono l'unica soluzione, tutti hanno diritto a una casa»

La soluzione dei due Stati, Israele e Palestina, ribadita spesso dal Papa, «è l'unico modo di riconoscere agli israeliani e ai palestinesi il diritto di avere una casa nella loro terra». Lo ha detto il cardinale di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, a margine del Meeting di Rimini.
Quanto ai rapporti con il governo israeliano, «sono corretti, non andiamo sempre d'accordo da ambo i lati, devo dire. Però è un rapporto corretto, leale e sereno in questo momento». Quanto ai tanti annunci del presidente Usa Donald Trump sul conflitto in Iran, tra i quali anche sospendere gli attacchi,
Pizzaballa ha commentato: «Noi siamo sospesi da tanto tempo, è diventato ormai una sorta di status quo nostro di essere sospesi. Siamo in perenne attesa che ci sia qualcosa che si sblocchi. Questo non aiuta, perché abbiamo bisogno di gesti che portino fiducia, non di riprendere la guerra, ma di gesti sul territorio che riportino fiducia nella popolazione che adesso credo sia una delle principali vittime di questa guerra».

17:27

Board of Peace: "Punto di non ritorno" se tregua fallisce

L'alto rappresentante del presidente statunitense Donald Trump nel Board of Peace per Gaza ha avvertito che si arriverà a un "punto di non ritorno" se il cessate il fuoco tra Israele e Hamas dovesse fallire. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che si trova ad affrontare una difficile campagna per la rielezione, all'inizio di questo mese ha pubblicamente respinto l'ultima parte di un piano statunitense volto a porre fine alla devastante guerra di Gaza. Una ripresa dei combattimenti a Gaza significherebbe "nessuna tabella di marcia a cui tornare, non ci sarà alcuna amministrazione da schierare e non rimarrà nulla sul terreno da ricostruire. Non sarebbe una battuta d'arresto. Sarebbe un punto di non ritorno per tutti", ha dichiarato Nickolay Mladenov parlando al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

16:32

Teheran minaccia i media ostili al regime: «Possibili bersagli»

I media considerati ostili dal regime di Teheran potranno essere considerati «bersagli legittimi». È quanto ha affermato il portavoce delle Forze armate iraniane, il generale Abolfazl Shekarchi, all'agenzia stampa iraniana Fars. «Testate come la Bbc, Iran International e Radio Farda sono direttamente collegate e finanziate dal Mossad, dalla Cia e dalle altre agenzie di intelligence nemiche dell'Iran», ha dichiarato Shekarchi, aggiungendo che i giornalisti affiliati a queste testate potrebbero essere considerati bersagli legittimi. «Questi pseudo-media promuovono e diffondono violenza nel mondo, e hanno inquinato il benessere mentale dell'umanità», ha concluso il portavoce.

16:25

Trump: «La pressione economica e militare sta funzionando, non ho fretta di negoziare»

«Sia i bombardamenti che le sanzioni sono efficaci, l'economia iraniana cade a pezzi». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante un'intervista telefonica con Al Jazeera. Il tycoon ha poi ribadito che le forze americane stanno ottenendo una «grande vittoria», e ha aggiunto di «non avere alcuna fretta di tornare a negoziare» con la leadership di Teheran.

15:30

Trump, credo che Mojtaba Khamenei sia ancora vivo

Secondo il presidente Usa, Donald Trump, la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è ancora vivo nonostante dalla sua nomina non sia mai apparso in pubblico. "Non penso che sia morto", ha dichiarato Trump in un'intervista durante il programma radiofonico di stampo conservatore Glenn Beck Program. "È stato ferito molto gravemente. Il lato sinistro del corpo, il braccio, la gamba, tutto. È stato ferito molto gravemente. Ma non credo che sia morto", ha detto.

15:27

Trump: "Negoziare con Teheran? Non ho fretta"

Donald Trump non ha alcuna fretta di negoziare con l'Iran. Lo ha sottolineato lo stesso presidente degli Stati Uniti in un'intervista ad Al-Jazeera. Sottolineando che sia l'azione economica che militare "sono efficaci" contro la Repubblica islamica, Trump ha spiegato di non aver fissato scadenze per i colloqui con Teheran: "Non ho un calendario, non ho fretta".

14:55

Iran e Oman hanno raggiunto un accordo per la gestione di Hormuz

L'Iran e l'Oman hanno raggiunto un accordo sulla spartizione dei proventi derivati dalle tariffe imposte alle navi in transito nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l'agenzia stampa iraniana Tasnim, citando Hossein Mohebi, portavoce delle Guardie della Rivoluzione Islamica. I pasdaran hanno inoltre accusato gli Stati Uniti di aver boicottato i colloqui tra Teheran e Doha causandone il rallentamento, e hanno ribadito che lo Stretto sarà aperto solo quando Washington accetterà le condizioni iraniane.

14:04

Idf: «L'attacco di ieri a Jabalia era diretto contro una postazione di Hamas»

«Ieri l'Idf ha colpito e smantellato una struttura nella zona di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, utilizzata come postazione per imboscate da parte di terroristi dell'ala militare di Hamas e adibita a deposito di armi. Diversi terroristi sono stati eliminati durante l'attacco per neutralizzare la minaccia». Lo afferma il portavoce delle forze di difesa israeliane (Idf) in una nota, aggiungendo che «la postazione si trovava a circa 50 metri dalla Linea Gialla e rappresentava una minaccia per le truppe israeliane che operano nella zona in conformità con l'accordo. Inoltre, la postazione si trovava a circa 70 metri dall'ospedale Kamal Adwan e a circa 170 metri da una scuola, un altro esempio dell'uso sistematico da parte di Hamas di infrastrutture civili e umanitarie, in violazione dell'accordo di cessate il fuoco e del diritto internazionale».
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​Nella serata di ieri Al Jazeera riportava di almeno tre morti in seguito all'attacco e diversi feriti.

12:59

Pezeshkian: "Usa non otterranno nulla con nuove sanzioni"

Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha affermato che gli Stati Uniti non otterranno "nulla" dalle nuove pressioni economiche contro la Repubblica islamica. "Con le misure previste dai servizi economici del governo, gli Stati Uniti non otterranno nulla dalla loro pressione economica in questa fase, proprio come non avevano ottenuto nulla durante la guerra", ha dichiarato Pezeshkian, citato dall'agenzia Isna.

12:55

Il Libano accusa Israele: "Roghi a boschi e campi"

Funzionari e residenti libanesi hanno accusato l'esercito israeliano di aver appiccato sistematicamente incendi che hanno bruciato vaste aree di foreste e terreni agricoli nel sud del Paese. Il Consiglio nazionale per la ricerca scientifica (Cnrs) del Libano afferma che l'attività militare israeliana ha causato l'incendio di 160 chilometri quadrati di terreno, metà dei quali agricoli, dall'inizio delle ostilità tra Israele e Hezbollah nell'ottobre 2023. Nonostante una tregua nelle ostilità da giugno e un accordo tra Israele e Libano raggiunto nello stesso mese, Israele continua a bombardare il sud e a demolire i villaggi di confine. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accusato Israele di perseguire una "politica della terra bruciata" nel sud. L'esercito israeliano ha dichiarato alla redazione di Gerusalemme dell'Afp di essere "consapevole del potenziale impatto ambientale delle sue operazioni", che, a suo dire, "vengono condotte adottando misure precauzionali per mitigare i danni ai civili e all'ambiente". Hussein Fakih, capo della protezione civile della regione di Nabatieh, ha affermato che da luglio le sue squadre hanno osservato incendi sia all'interno che nelle aree adiacenti a quelle in cui sono stanziate truppe israeliane. Ha riferito all'Afp che gli incendi sono stati causati da "bombe e droni" israeliani e, talvolta, da proiettili incendiari al fosforo e munizioni a grappolo. Il ministro dell'Ambiente Tamara Elzein ha condannato quello che ha definito "ecocidio" nel sud, accusando l'esercito israeliano di bruciare "deliberatamente" vaste aree di territorio libanese. Le immagini satellitari del Cnrs mostrano aree un tempo verdi, ora scomparse a causa degli incendi, così come i lavori di spianamento e sradicamento della vegetazione da parte di Israele. L'agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito questo mese che le forze israeliane hanno sradicato 600 ulivi in un solo villaggio del sud.

12:44

Cnn: «Minacce di morte a Barron Trump sulla tv iraniana»

Il Secret Service statunitense afferma di essere a conoscenza di un video trasmesso dall'emittente statale iraniana che sembra minacciare la vita di Barron Trump, il figlio minore del presidente Donald Trump. Lo scrive la Cnn. I media iraniani più intransigenti hanno ripetutamente diffuso contenuti che minacciano la vita del presidente Trump e della sua famiglia in seguito all'assassinio dell'ex Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e di molti membri della sua famiglia all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, a febbraio. Sebbene in passato ci siano state minacce alla first lady Melania Trump, questa sembra essere la prima volta che il figlio Barron viene pubblicamente preso di mira. 

Il video, della durata di quasi tre minuti, inizia con una scritta in inglese che recita: «Dove uccidere Barron Trump?!». Il video presenta una grafica stilizzata che mostra i luoghi frequentati dal giovane Trump, tra cui la Trump Tower di New York. Verso la fine del video, il narratore suggerisce che le persone «aspettavano con impazienza di ricevere la nostra ricompensa di 10 milioni di dollari». Il video è stato trasmesso nel fine settimana dall'emittente statale iraniana Irib.

12:43

Il premier inglese Burnham valuta l'embargo verso gli insediamenti israeliani in Cisgiordania

Il primo ministro britannico Andy Burnham si appresta ad annunciare un divieto totale degli scambi commerciali di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Lo riportano i media d'oltremanica. Secondo il Telegraph, Burnham sta valutando un embargo commerciale completo nei confronti di tutti gli insediamenti, in risposta al progetto dello stato ebraico di costruire nuovi insediamenti nell'area controversa di E1. Il piano potrebbe essere annunciato «entro poche settimane», ha aggiunto il quotidiano. 

Il leader laburista, intenzionato ad adottare una linea più dura nei confronti di Israele rispetto al suo predecessore Keir Starmer, annuncerà «sanzioni incisive» contro gli insediamenti israeliani, ha riferito il Times, aggiungendo che potrebbe imporre sanzioni anche a ministri di estrema destra e a singoli coloni.

12:42

A Gaza almeno sette morti e dieci feriti nelle ultime 24 ore

Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute di Gaza, sono almeno sette i palestinesi uccisi dai raid israeliani sulla Striscia nelle ultime 24 ore, mente i feriti ammonterebbero a dieci persone.

11:15

Possibile visita del ministro degli Esteri del Qatar a Teheran

Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, dovrebbe recarsi a Teheran, molto probabilmente domani, nell'ambito degli sforzi per ridurre le tensioni e rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione. Lo riferisce il sito Iran Nuances, secondo cui durante la visita il premier di Doha discuterà con le autorità iraniane anche di relazioni bilaterali.

10:45

Iran: Netanyahu, alcun accordo possibile con "quei selvaggi"

Non è possibile alcun accordo diplomatico con "quei selvaggi" in Iran. Lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

10:18

Iran: Tajani, spazio per diplomazia, evitare chiusura canali

"Non parlerei di un fallimento della diplomazia e, comunque, c'è sempre spazio per la diplomazia". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un'intervista a ilsussidiario.net in occasione della sua partecipazione oggi al Meeting di Rimini, parlando del negoziato tra Stati Uniti e Iran. Secondo il titolare della Farnesina, il memorandum "era un punto di partenza, non il punto di arrivo" e ha rappresentato "un passo importante, contribuendo a fermare l'escalation e affrontare la crisi attraverso il negoziato". "Dobbiamo evitare che i canali diplomatici si chiudano", aggiunge. "Anche nei miei recenti contatti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ho ribadito l'urgenza di riaprire i canali tra Washington e Teheran e arrivare rapidamente a una soluzione politica e duratura, evitando nuove escalation militari". "La diplomazia non è un'alternativa alla sicurezza: è lo strumento attraverso il quale possiamo costruire una sicurezza più duratura", ha sottolineato Tajani. 

08:38

Il gas scende sotto i 63 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam

Cala ulteriormente il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam, che si porta sotto quota 63 euro. Grazie agli spiragli che si sono aperti nella trattativa tra Iran e Oman sulla riapertura dello stretto di Hormuz, i contratti future sul mese di settembre cedono il 5,51% a 62,9 euro al MWh.

07:46


Prezzi del petrolio in deciso calo, Wti a 80,77 dollari (-2 per cento)

Il prezzo del petrolio continua a scendere questa mattina con l'attenuarsi dei timori di un inasprimento del conflitto in Iran su cui gli Stati Uniti hanno deciso di fare pressione attraverso un piano di sanzioni economiche. I future del Wti con consegna a ottobre 2026 sono scambiati a 80,77 dollari al barile, in calo dell'1,93 èer cento mentre quelli del Brent con consegna a novembre sono scesi a 85,84 dollari (-1,64 per cento)

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