Il gruppo ha annunciato di dissolvere l’organismo di governo che dal 2007 controlla la Striscia La gestione passerà al Comitato di tecnocrati. Tel Aviv: «È un trucco»
È arrivato con una conferenza pubblica tra le macerie di Gaza il primo messaggio al mondo dopo mesi di dichiarazioni filtrate ai media internazionali. Ieri il direttore dell’ufficio stampa del governo di Hamas nella Striscia, Ismail al-Thawabta, ha annunciato lo scioglimento del Comitato governativo guidato da Mohammed al-Farra. Il gruppo palestinese ha posto fine all’organismo che dal 2007 supervisiona i ministeri della Striscia. Una decisione senza precedenti per dare attuazione alla road map del Board of Peace (Bop) di Donald Trump.
In un comunicato, Hamas ha affermato che i dipendenti pubblici continueranno a svolgere le loro funzioni fino al passaggio formale dei poteri tra le mani del Comitato composto da 15 tecnocrati nominati nei mesi scorsi e guidato da Ali Shaath.
Hamas ha detto che la scelta «è una risposta ai più alti interessi del popolo palestinese e uno sforzo per alleviare le gravi sofferenze dei cittadini a causa del protrarsi del genocidio, del ritardo nella ricostruzione, dell’assedio e del mancato ritiro dell’occupazione israeliana».
La decisione di Hamas può essere letta in diversi modi. Il primo: da mesi la situazione a Gaza è in stallo, con il gruppo che non ha ancora dato seguito alla richiesta di disarmo e con l’Idf che continua ad avanzare nel terreno. Questa immobilità sta bloccando l’accordo di pace, mentre la popolazione resta esposta a raid frequenti e a una situazione umanitaria al collasso. Hamas, quindi, vuole dimostrare di non essere l’ostacolo principale alla transizione e prova a togliere a Israele il pretesto della sua permanenza al governo.
D’altra parte il gruppo è uscito dalla guerra con una posizione fortemente indebolita mentre l’Iran, assorbito dal fronte libanese, sembra meno in grado di sostenere Hamas come in passato. Per alcuni dei suoi membri è giunta l’ora di cambiare strategia e cedere qualcosa, forse per arrivare a un obiettivo diverso e prendere atto dei nuovi rapporti di forza, osservando “da fuori” lo scenario.
«Un’unica legge»
Immediata la reazione del Comitato tecnocrate palestinese che dovrà prendere in mano la governance della Striscia: «Il principio fondamentale rimane quello di un'unica autorità, un’unica legge e un’unica arma». Per il momento il nuovo organo amministrativo sta incontrando una dura reazione da parte di Israele che si oppone al suo ingresso nella Striscia. Tel Aviv ha definito la mossa un «trucco». A dirlo è il ministro degli Esteri, Gideon Sa’ar: «L’apparente disponibilità di Hamas a “fare spazio” a un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. Hamas cerca di replicare il modello Hezbollah a Gaza: un’amministrazione tecnocratica sarebbe responsabile della raccolta dei rifiuti e di altri servizi municipali, mentre Hamas rimarrebbe la forza militare dominante».
Parallelamente, però, il Bop sta lavorando però alla creazione di una forza internazionale di stabilizzazione che arriverà a contare circa 20mila agenti. Se riuscirà a insediarsi a Gaza, Israele dovrà ritirarsi dal territorio, ma a quel punto il governo dovrà trovare una mediazione interna con le frange più estremiste che chiedono di continuare l’occupazione e creare insediamenti. Ma questo non riguarda solo la Striscia. Ieri l’Idf ha fermato oltre cento coloni che tentavano di valicare il confine con la Siria per stabilirsi sul territorio arabo.
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