I due militari italiani stavano effettuando un sopralluogo per preparare una missione di ambasciatori della Ue in un villaggio vicino a Ramallah, quando sono stati avvicinati da un uomo che gli ha puntato contro un fucile e gli ha intimato di lasciare l’area. Il caso aveva spinto la Farnesina a una protesta formale contro le autorità israeliane
Dopo un giorno di silenzio è arrivata la versione dell’esercito israeliano sul caso di minacce ricevute da parte di due carabinieri in Cisgiordania, che ha scatenato la protesta formale della Farnesina. I fatti risalgono alla scorsa domenica 25 gennaio.
I due militari italiani stavano effettuando un sopralluogo per preparare una missione di ambasciatori della Ue in un villaggio vicino a Ramallah, quando sono stati avvicinati da un colono che dopo avergli puntato un fucile, gli aveva detto di lasciare l’area in cui si trovavano.
La Farnesina ha espresso una protesta formale tramite una nota verbale consegnata dall’ambasciata italiana in Israele. Dopo ventiquattro ore è arrivata la versione dell’Idf secondo cui «non è stato un colono ma un riservista» a fermare i due carabinieri.
«All'inizio di questa settimana (domenica ndr.), un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile in conformità con la valutazione della situazione operativa e designato come zona militare chiusa – spiega l'esercito dello stato ebraico –. Il soldato ha classificato il veicolo come sospetto. Poiché la targa diplomatica non era stata identificata al momento, il militare si è avvicinato al veicolo per fermarlo, puntando l'arma senza aprire il fuoco, e ha ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e identificarsi».
E poi ancora: «Non appena i passeggeri si sono identificati come diplomatici, il soldato li ha immediatamente rilasciati e ha segnalato l'accaduto ai suoi comandanti». L’Idf ha anche fatto sapere che secondo «un'indagine preliminare il soldato ha agito in conformità con le procedure richieste in caso di incontro con un veicolo sospetto. Tuttavia, non ha agito in conformità con le procedure applicabili ai veicoli diplomatici, poiché il veicolo non è stato identificato come tale. Il soldato è stato convocato per un incontro di chiarimento e una revisione delle procedure, che saranno rafforzate anche per tutti i soldati nell'area di Giudea e Samaria (Cisgiordania)».
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