Due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian hanno riferito a un media di opposizione iraniano che la Guida suprema Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo di Teheran
L’Arabia Saudita, il Pakistan e la Turchia firmeranno venerdì a Gedda un accordo di mutua difesa. Lo hanno detto all’Afp fonti vicine all’esercito e al governo saudita. L’incontro tra i tre paesi musulmani sunniti è previsto tra il principe ereditario Mohammed bin Salman, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. «La questione è in discussione da molto tempo, ma i recenti sviluppi nella regione hanno accelerato il ritmo», ha detto all’Afp una fonte vicina all’esercito, che ha voluto rimanere anonima.
Donald Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti nello Studio Ovale, ha ribadito che la guerra con l’Iran finirà «piuttosto presto». Secondo quanto riporta il Wsj, ha ordinato un’indagine sulla fuga di notizie sulle scorte di munizioni, dopo che da settimane i media statunitensi riferiscono della carenza di intercettori a causa del conflitto contro Teheran.
PUNTI CHIAVE
11:20
Le condizioni di Mojtaba Khamenei
10:30
Iran, media: «Accordo con l'Oman per la riapertura temporanea di Hormuz»
06:30
Fonti saudite: «Oggi firma patto di mutua difesa con Turchia e Pakistan»
Le condizioni di Mojtaba Khamenei
Una fonte iraniana vicina al presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato a IranWire che ai massimi livelli del regime circolano con insistenza voci secondo cui egli si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all'altro. "Non ci sorprenderebbe apprendere presto la notizia del suo martirio", ha detto.
Tre soldati yemeniti uccisi in un nuovo attacco degli Houthi
Almeno tre membri delle forze governative sono stati uccisi nella provincia di Marib, Yemen centrale, in un nuovo attacco con droni dei ribelli Houthi, secondo quanto riferito da una fonte militare yemenita. Questo è l'ultimo episodio dopo gli attacchi di giovedì che hanno causato la morte di almeno 58 soldati.
Iran, media: «Accordo con l'Oman per la riapertura temporanea di Hormuz»
Oman e Iran hanno raggiunto un accordo per la riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz. Lo hanno detto all'emittente Usa Ms Now due diplomatici del Medio Oriente a conoscenza dei negoziati, senza precisare i dettagli dell'intesa.
Tuttavia, un funzionario del governo iraniano coinvolto nel negoziato ha detto all'emittente che l'accordo prevede la creazione di nuove rotte marittime che consente alle navi commerciali di entrare nel Golfo Persico attraverso una rotta controllata dall'Iran e di uscirne attraverso una rotta controllata dall'Oman, senza il pagamento di pedaggi.
Un funzionario iraniano ha affermato che l'Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite e gli Stati Uniti saranno coinvolti nell'annuncio ufficiale dell'accordo. Un altro funzionario governativo del Golfo, a conoscenza dell'accordo, ha inoltre dichiarato a Ms Now che l'intesa è stata approvata dai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.
Media, Mojtaba Khamenei in condizioni critiche
La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo iraniano dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei. Lo hanno riferito a IranWire, un sito web vicino all'opposizione, due fonti anonime vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian, secondo cui "nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all'altro".
Una delle fonti avrebbe dichiarato: "Non ci sorprenderemmo se presto venissimo a conoscenza della notizia del suo martirio". Da quando è diventato Guida Suprema, Mojtaba Khamenei non ha fatto alcuna apparizione pubblica e non sono state trasmesse registrazioni di suoi discorsi, ma solo dichiarazioni scritte a lui attribuite dai media statali.
Secondo alcune fonti, sarebbe rimasto ferito e forse sfigurato durante l'attentato in cui perse la vita suo padre, e da allora si è nascosto, comunicando con altri alti funzionari del regime attraverso una lenta rete di intermediari per evitare di essere preso di mira. Lo stesso Pezeshkian ha dichiarato in un'intervista trasmessa mercoledì dalla televisione di Stato che al momento l'interazione con Khamenei è "molto difficile".
Trump ammette che alcune scorte di armi sono «più limitate»
Il presidente Usa Donald Trump ha riconosciuto che alcune munizioni sono "più limitate" dopo mesi di guerra con l'Iran, rimarcando però che gli Stati Uniti hanno a disposizione altri tipi di armi, meno avanzate, per continuare a combattere, qualora fosse necessario. "Abbiamo alcuni tipi di munizioni molto potenti, di cui abbiamo scorte illimitate, praticamente illimitate. Per altre, invece, sono più limitate, ma le stiamo rifornendo", ha detto alla stampa nello Studio Ovale, rispondendo a una domanda sulla richiesta di nuovi finanziamenti per gli armamenti presentata dall'amministrazione al Congresso. Stando a quanto riportato dalla Cnn, il presidente ha quindi aggiunto che le scorte di armi meno avanzate sono abbondanti, mentre le aziende della difesa stanno intensificando la produzione di intercettori Patriot e missili Tomahawk: "Abbiamo certi tipi di munizioni che potrebbero non essere altrettanto precise. Potrebbero non essere altrettanto sofisticate".
Iran, il Parlamento discute una legge per rafforzare il controllo di Hormuz
Il Parlamento di Teheran ha avviato la discussione di una bozza di legge volta a rafforzare il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz. Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Fars. In base alla proposta di legge, ai paesi ostili, come gli Stati Uniti e Israele, sarà vietato il transito attraverso lo stretto. Il disegno di legge prevede sanzioni per coloro che violeranno tale divieto. Iran e Oman intanto sono giunti alla fase finale della stesura di un accordo temporaneo per regolamentare il passaggio delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, mentre resta in vigore il blocco navale statunitense dei porti meridionali dell'Iran.
Telefonata Bin Salman-Macron su Medio Oriente e Mar Rosso
Secondo l'agenzia di stampa saudita Spa, citata da AlJazeera, il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman ha discusso telefonicamente con il presidente francese Emmanuel Macron della situazione in Medio Oriente e della libertà di navigazione nel Mar Rosso. L'agenzia ha inoltre riferito che i due leader hanno parlato di sforzi congiunti per rafforzare la stabilità nella regione e garantire la sicurezza in seguito agli attacchi contro obiettivi sauditi da parte del gruppo Houthi yemenita, legato all'Iran.
Wsj: «Trump ordina un'indagine sulla fuga di notizie sulle scorte di munizioni sotto pressione»
Donald Trump ha ordinato nuove indagini sulle rivelazioni relative alle scorte di munizioni sotto pressione del Pentagono, intensificando gli sforzi contro la fuga di notizie compromettenti sulla guerra con l'Iran. Il tycoon, scrive il Wall Street Journal, ha avanzato la richiesta dopo settimane di titoli di giornale sui livelli di munizioni scesi a livelli preoccupanti, secondo funzionari dell'amministrazione, malgrado le rassicurazioni dell'amministrazione sul fatto che gli Usa abbiano ciò che serve per combattere Teheran e potenze mondiali come Russia e Cina. La frustrazione di Trump per la guerra è cresciuta a causa delle poche opzioni valide per costringere Teheran a smantellare il suo programma nucleare o, più in generale, a porre fine al conflitto.
Fonti saudite: «Oggi firma patto di mutua difesa con Turchia e Pakistan»
L'Arabia Saudita, il Pakistan e la Turchia firmeranno oggi a Gedda un accordo di mutua difesa. Lo hanno detto all'Afp fonti vicine all'esercito e al governo dell'Arabia Saudita. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif si incontreranno nella città saudita per un vertice tra i tre paesi musulmani sunniti. "La questione è in discussione da molto tempo, ma i recenti sviluppi nella regione hanno accelerato il ritmo", ha detto all'Afp una fonte vicina all'esercito, che ha voluto rimanere anonima.
Il capo Mossad rimuove due dirigenti: «Fallito nel regime change in Iran»
Il direttore del Mossad Roman Gofman ha rimosso due dei più alti funzionari dell'agenzia, strettamente coinvolti nell'elaborazione di un piano fallito per rovesciare il regime iraniano. Lo riporta la televisione israeliana, ripresa dal Times of Israel.
Secondo Channel 12, uno dei funzionari ricopriva da dicembre la carica di capo della direzione dell'intelligence del Mossad, mentre l'altro era a capo della divisione Iran. L'emittente ha affermato che i due erano tra gli ideatori di un piano operativo scritto per abbattere la Repubblica Islamica con l'aiuto delle minoranze iraniane, incoraggiando la ripresa delle proteste di massa per rovesciare il regime. Fonti della sicurezza citate dall'emittente hanno affermato che i due funzionari e Gofman si erano scontrati fin dall'inizio, ma hanno sottolineato che le loro dimissioni sono avvenute di comune accordo nell'ambito di una più ampia riorganizzazione del Mossad e che entrambi dovrebbero rimanere nell'agenzia con altri incarichi.
Secondo quanto riportato, il piano del Mossad prevedeva attacchi israeliani contro le posizioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche lungo il confine tra Iran e Iraq, nel Kurdistan iraniano. Gli attacchi erano progettati per aprire la strada ai combattenti curdi per attraversare il confine con l'Iran, secondo quanto riportato dal New York Times, e penetrare nelle città curde nel nord-ovest del Paese. Il Mossad si aspettava che migliaia di giovani curdi si unissero ai combattenti, trasformandosi in un movimento di massa che avrebbe potuto raggiungere Teheran stessa.
Secondo diverse fonti, si riteneva inoltre che ciò avrebbe contribuito a rafforzare un movimento di protesta di massa con milioni di manifestanti, in grado di rovesciare il regime. L'offensiva curda era uno degli elementi chiave del piano, che prevedeva anche, a quanto pare, l'insediamento dell'ex presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad come leader iraniano.
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