Continuano le proteste in strada. Le autorità sostengono di aver arrestato figure chiave della manifestazione e reagiscono agli attestati di sostegno che arrivano dal resto del mondo. Israele in stato di massima allerta
Si alza il livello degli scontri in Iran. Human rights activists agency (Hrana) ha aggiornato il bilancio delle proteste, giunte al quattordicesimo giorno a oltre 10.600 arresti e almeno 538 le persone che hanno perso la vita durante le manifestazioni. Per Hrna – che continua ad aggiornare costantemente e sempre più velocemente il numero delle vittime - le proteste stanno andando avanti in 574 luoghi in 185 città in tutte le 31 province del paese. Tra le 116 vittime, sette avevano meno di 18 anni, quattro delle vittime, non facevano parte dei manifestanti, tra loro anche personale medico.
Non è chiaro se si tratti di stime conservative: «Allo stesso tempo, notizie non verificate indicano che almeno diverse centinaia - e secondo alcune fonti, più di 2.000 - persone potrebbero essere state uccise» si legge nella nota di Iran Human Rights. Media internazionali raccontano infatti di ospedali in stato di sofferenza e addirittura «corpi ammassati gli uni sugli altri», come riferisce la Cnn.
La maggior parte delle vittime sarebbe stata uccisa da munizioni vere o da colpi di arma da fuoco a pallini, prevalentemente da distanza ravvicinata. Inoltre, 37 delle vittime erano membri delle forze armate o di sicurezza, e una era un pubblico ministero. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe stato informato che le forze armate americane necessitano di ulteriore tempo per preparare eventuali attacchi contro l’Iran. Lo riporta il Telegraph, secondo cui al presidente sono stati sottoposti diversi possibili obiettivi, tra cui le forze di sicurezza ritenute responsabili della repressione delle proteste in corso nella Repubblica islamica.
L’Europa è con il popolo iraniano
«L'Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua legittima lotta per la libertà», ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha aggiunto: «Mentre la repressione si intensifica e la perdita di vite innocenti continua, stiamo monitorando attentamente la situazione».
«Chiediamo che l'Europa faccia tutto quello che può fare sul terreno diplomatico, perché la transizione verso la democrazia sia rapida e pacifica, e perché si fermi lo spargimento di sangue in corso con la repressione attuata dal regime di Teheran, ha chiesto il leader di Avs Nicola Fratoianni. A cui hanno fatto eco le parole di Giuseppe Conte: «La comunità internazionale e l'Europa siano protagoniste di un deciso e rapido lavoro diplomatico per porre fine al massacro e alla repressione portati avanti dal regime di Teheran», ha scritto in una nota il presidente del M5s. A chiedere «un intervento intervento multilaterale concreto» è anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Insieme ad Azione, Iv e Pd, mercoledì Più Europa presenterà una risoluzione in parlamento.
L’appello di Pahlavi, figlio dell'ultimo scià
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran detronizzato dalla Rivoluzione Islamica del 1979 e oggi in esilio, ha rivolto un appello ai manifestanti antigovernativi invitandoli a non lasciare le strade. In un messaggio diffuso sui social, ha elogiato la mobilitazione che attraversa il paese e ha assicurato il sostegno internazionale. «Sappiate che non siete soli» ha dichiarato, i vostri compatrioti in tutto il mondo stanno gridando con orgoglio la vostra voce» e «in particolare, il presidente Trump, in quanto leader del mondo libero, ha osservato attentamente il vostro indescrivibile coraggio e ha dichiarato di essere pronto ad aiutarvi», ha sottolineato.
Netanyahu: «Se il regime cade torneremo a collaborare»
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele tornerà a collaborare con l’Iran qualora il regime degli ayatollah venga rovesciato. Lo riporta il Times of Israel. Parlando all’inizio della riunione di gabinetto, Netanyahu ha dichiarato che Israele sta «inviando forza ai cittadini iraniani, eroici e coraggiosi», aggiungendo che, una volta caduto il regime, i due Paesi potranno «fare cose buone insieme a beneficio di entrambi i popoli». Il premier ha quindi espresso l’auspicio che «la nazione persiana sia presto liberata dalla tirannia» e che Israele e Iran possano tornare a essere «partner nella costruzione di un futuro di prosperità».
Le autorità
Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale iraniana, ha detto questa mattina che «il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato». Radan ha anche elogiato gli «arresti importanti», affermando che «i principali responsabili dei disordini di ieri sera sono stati arrestati». Parallelamente all’azione sui manifestanti – che secondo le autorità sarebbero contrastate anche da un gruppo di contromanifestanti – il regime si cautela minacciando ritorsioni contro chi dall’estero dovesse sostenere le proteste.
Teheran ha infatti minacciato di reagire contro Israele e le basi statunitensi in caso di attacchi americani contro l'Iran. Intanto Israele, secondo fonti interne, è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento americano: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è confrontato al telefono sabato mattina con il segretario di Stato americano Marco Rubio.
Proprio sabato sera il presidente americano Donald Trump ha infatti ribadito che gli Usa «pronti ad aiutare» i manifestanti. In risposta, in un discorso al parlamento iraniano, il presidente Mohammad Baqer Qalibaf ha messo in guardia gli Stati Uniti da «un errore di valutazione» minacciando di colpire asset americani e israeliani.
«Siamo chiari: in caso di attacco all'Iran, i territori occupati e tutte le basi e le navi statunitensi saranno nostri legittimi obiettivi» ha detto l'ex comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane.
Il New York Times riferisce anche che Trump è stato informato negli ultimi giorni di nuove opzioni per eventuali attacchi militari in Iran. Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva, ma sta seriamente pensando di autorizzare un attacco in risposta alla repressione delle proteste scatenata dal regime iraniano: il prossimo briefing sulle opzioni a disposizione è previsto per martedì.
Al presidente è stato presentato un ventaglio di possibilità, tra cui attacchi su siti non militari a Teheran: nel mirino ci sarebbero elementi dei servizi di sicurezza. Un intervento militare rischia però di trasformarsi in un boomerang secondo gli esperti: è stato fatto presente al presidente che eventuali raid potrebbero avere l'effetto opposto di unificare l’Iran. O di innescare una serie di rappresaglie che potrebbero minacciare militari e personale diplomatico degli Stati Uniti nella regione.
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