La scrittrice, simbolo del movimento Donna, Vita, Libertà, era stata arrestata mentre si trovava in una piazza di Mashhad durante la commemorazione morte dell’avvocato per i diritti umani Khosrow Alikord
La scrittrice e attivista iraniana, Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace nel 2023, è stata condannata a sei anni di carcere con le accuse di “raduno” e “collusione”. Lo rende noto Iran International, citando il suo avvocato Mostafa Nil. A questa pena si aggiungono un anno e sei mesi di reclusione per attività di propaganda, il divieto di lasciare il Paese per due anni e l’obbligo, per lo stesso periodo, di non risiedere nella città di Khosf.
Secondo quanto riportato da Afp il legale ha precisato che la sentenza può essere impugnata e ha auspicato che, considerate le condizioni di salute della sua assistita, le venga concessa la libertà su cauzione per poter ricevere le cure necessarie.
Mohammadi, simbolo del movimento Donna, Vita, Libertà, era stata arrestata lo scorso 12 dicembre mentre si trovava in una piazza di Mashhad durante la commemorazione del settimo giorno dalla morte dell’avvocato per i diritti umani Khosrow Alikord.
«Sono stata arrestata più volte, sottoposta a isolamento, tortura psicologica, percosse, molestie, processi e detenzione. Il mio attivismo è iniziato durante gli anni universitari e il primo arresto è avvenuto durante il movimento studentesco», ha raccontato Mohammadi a Domani, nel febbraio del 2025, quando è intervenuta al Comitato permanente Diritti umani della Commissione affari esteri della Camera dei deputati, presieduto dalla deputata del Partito democratico Laura Boldrini.
«La Repubblica Islamica viola i diritti umani e delle donne. Per sua stessa natura è priva della capacità di garantire libertà, democrazia ed eguaglianza e, negli ultimi 46 anni, ha dimostrato più volte di essere incapace di riformarsi. Lottiamo per la libertà di espressione e di pensiero, che il regime sopprime con ferocia».
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