Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una proroga della tregua in Libano di altre tre settimane con l’obiettivo di continuare le trattative tra le delegazioni per raggiungere un accordo di pace di lunga durata. Tuttavia, nella notte la tregua è stata violata sia da Hezbollah che dall’esercito israeliano con lanci di razzi e missili. Trump ha assicurato che gli Stati Uniti «lavoreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah».

Sul fronte iraniano, invece, le trattative rimangono ancora in stallo con la Cnn che rivela di un possibile attacco statunitense contro Hormuz qualora non ci sia la tanto attesa svolta nei colloqui. Non solo, secondo diversi media statunitensi la Casa Bianca starebbe anche pensando a diverse misure per punire gli alleati della Nato per non aver sostenuto la guerra voluta da Trump.

11:48

L'aeroporto di Teheran riprenderà i voli internazionali verso Turchia e Oman

Secondo l'agenzia di stampa statale Tasnim, i voli dall'aeroporto di Teheran verso Turchia e Oman dovrebbero riprendere domenica. L'Iran ha iniziato a riaprire parzialmente il proprio spazio aereo e a riprendere le operazioni di volo il 18 aprile, nell'ambito di un piano graduale in quattro fasi per ripristinare i servizi normali. Lo riporta Al Jazeera

11:06

Il ministro degli esteri iraniano Araghchi sente Pakistan e Iraq sul cessate il fuoco

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato di aver parlato separatamente con il ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar e con il capo dell'esercito del akistan Asim Munir. Secondo una dichiarazione diffusa su Telegram, e citata da Sky News, hanno discusso di "sviluppi regionali e questioni relative al cessate il fuoco". In una terza telefonata, Araghchi ha parlato anche con il presidente iracheno.

10:18

Borsa: l'Europa in rosso con tensioni Hormuz, brent sopra 106 dollari

Le tensioni legate allo stretto di Hormuz, con lo stallo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mette ancora una volta un freno ai listi ni europei. Le Borse viaggiano in rosso con Francoforte che resta sulla parità. L'indice d'area del Vecchio Continente, lo stoxx 600, cede mezzo punto percentuale con farmaceutici e industriali sotto vendita. Le incertezze in Medio Oriente continuano a spingere i prezzi dell'energia con il petrolio ancora in rialzo. Il wti sae dello 0,82% a 96,6 dollari al barile mentre il brent (+1,15%) oltrepassa i 106 dollari. Il prezzo del gas guadagna il 2% a 45,4 euro al megawattora. Di contro si muovono marginali i metalli preziosi. L'oro sfiora i 4.700 dollari l'oncia. L'argento è ad un passo dei 75 dollari. Tra le singole Piazze, Milano cede lo 0,75% on il Ftse a 47.531 punti. Sempre ben comprata St (+2,6%) dopo il balzo della vigilia con lo slancio dei conti. In prima fila anche Saipem (+1,89%), Prysmian (+1,14%) ed Eni (+1,18%), quest'ultima anche dopo la trimestrale. Resta maglia nera Avio (-3,58%), seguita da Stellantis (-2,95%). Lo spread tra Btp e Bund scende a 79,9 punti base, così come lima il rendimento del decennale italiano che è al 3,83%. Per quanto riguarda gli altri listini Parigi perde lo 0,77%, Madrid lo 0,89% e Londra lo 0,36%. Infine per i cambi, l'euro è piatto sul dollaro. La moneta unica passa di mano a 1,1686 sul biglietto verde.

09:47

Macron, ritorno rapido stabilità è interesse di tutti

Il presidente francese Emmanuel Macron ha auspicato un ritorno alla stabilità in Medio Oriente "il più rapidamente possibile", sottolineando che è "nell'interesse di tutti". Lo ha affermato l'inquilino dell'Eliseo prima dell'inizio della seconda giornata di lavori del Consiglio europeo informale a Nicosia. Le dichiarazioni di Macron sono una risposta al presidente Donald Trump, che nelle scorse ore ha affermato di avere "tutto il tempo del mondo" per negoziare la pace con l'Iran. "Credo che sia nell'interesse di tutti che la stabilità ritorni il più rapidamente possibile e che le economie mondiali si calmino", ha sottolineato il presidente francese.

09:21

Media, un'email del Pentagono ipotizza la sospensione della Spagna dalla Nato

Una email interna del Pentagono ipotizza misure contro gli alleati Nato ritenuti "difficili" nel conflitto Usa-Iran, inclusa la possibilità di sospendere la Spagna dall'Alleanza. Lo scrive Reuters sul sito. Tra le opzioni allo studio, si starebbe valutando anche la possibilità di rivedere la posizione degli Stati Uniti rispetto alla rivendicazione britannica delle isole Falkland. Le opzioni politiche sono dettagliate in una nota che esprime frustrazione per la presunta riluttanza o il rifiuto di alcuni alleati di concedere agli Usa l'accesso, le basi e i diritti di sorvolo per la guerra contro l'Iran

09:15

Gas: Aie, mercato Gnl sotto pressione fino a fine 2027

L'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) prevede che le forniture di gas naturale liquefatto (Gnl) rimarranno probabilmente sotto pressione fino alla fine del 2027 a causa delle interruzioni e dei danni alle infrastrutture derivanti dalla guerra tra Stati Uniti e Iran. "L'effetto combinato delle perdite di approvvigionamento a breve termine e della crescita piu' lenta della capacita' produttiva potrebbe comportare una perdita cumulativa di circa 120 miliardi di metri cubi di Gnl tra il 2026 e il 2030", ha affermato l'agenzia con sede a Parigi in un nuovo rapporto. "Sebbene si preveda che i nuovi progetti di liquefazione in altre regioni compenseranno nel tempo queste perdite, l'impatto prolunghera' la tensione dei mercati fino al 2026 e al 2027", ha aggiunto.

08:56

Iran: esclusa la Russia dalle tariffe di passaggio nello Stretto di Hormuz

L'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, ha annunciato che Teheran ha concesso esenzioni dal pagamento dei diritti di transito nello Stretto di Hormuz a diversi paesi, tra cui la Russia. Secondo quanto riportato dalle agenzie russe, l'esenzione rientra in un provvedimento più ampio volto a agevolare il traffico marittimo nel tratto strategico, mantenendo però invariati gli obblighi per le altre nazioni. La decisione mira a rafforzare la cooperazione economica e navale tra IRAN e Russia nel contesto delle attuali tensioni regionali.

08:43

La leadership iraniana ribadisce  unità nazionale contro le accuse di Trump

Dopo le ripetute affermazioni del presidente statunitense Donald Trump riguardo a presunte divisioni interne al sistema politico iraniano, i vertici della Repubblica Islamica hanno risposto con una serie di dichiarazioni congiunte volte a sottolineare la coesione del paese. Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohsani-Ejei, ha criticato duramente Trump su X, affermando che le etichette "hardliner" e "moderato" sono semplici costruzioni occidentali senza fondamento reale. "Tutte le fazioni e le correnti in Iran - ha scritto - mantengono alla fine unità, coesione e fedeltà alle indicazioni del Leader della rivoluzione". Sulla stessa linea si sono espressi il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il presidente Masoud Pezeshkian, che hanno pubblicato identicamente su X: "In Iran non esistono estremisti o moderati; siamo tutti iraniani, uniti in un legame di ferro tra popolo e Stato, con piena obbedienza al Leader Supremo, e faremo pentire l'aggressore delle sue azioni". Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha aggiunto che "il campo di battaglia e la diplomazia sono due facce della stessa guerra, completamente coordinate", ribadendo che "gli iraniani sono più uniti che mai". Le dichiarazioni collegano la risposta iraniana a un tentativo di contrastare la narrativa di divisione avanzata da Washington, ribadendo la posizione ufficiale di Teheran secondo cui la nazione rimane saldamente unita sotto la guida del Leader Supremo Ali Khamenei.

08:10

Iran, Nyt: costo del conflitto pari a quasi un miliardo al giorno

La guerra con l'Iran ha ridotto in modo significativo le scorte di armi delle forze armate americane, mentre il costo del conflitto è pari a quasi un miliardo di dollari al giorno. E' quanto riporta oggi il New York Times. Secondo il quotidiano, dall'inizio della guerra con l'Iran, il 28 febbraio scorso, gli Stati Uniti hanno utilizzato circa 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio progettati per una guerra con la Cina, quasi lo stesso numero di quanti ne rimangono oggi alle forze Usa, e oltre 1.000 missili da crociera Tomahawk, pari a circa 10 volte il numero che acquistano ogni anno. Inoltre il Pentagono ha impiegato oltre 1.200 missili intercettori Patriot, al costo di oltre 4 milioni di dollari ciascuno, e più di 1.000 missili Precision Strike e Atacms, lasciando le scorte a livelli bassi, secondo stime interne del dipartimento della Difesa e funzionari del Congresso.

07:58

Libano: nuovi bombardamenti israeliani nel sud del Paese dopo la proroga della tregua

L'aviazione israeliana ha lanciato stamattina nuovi raid nel Libano meridionale, poche ore dopo l'annuncio del presidente statunitense Donald Trump di una proroga di tre settimane del cessate il fuoco in vigore tra Israele e Libano. Secondo i media locali, due attacchi hanno colpito la località di Touline, mentre un terzo raid ha preso di mira Khirbet Selm. Le aree periferiche di Touline sono state inoltre bersagliate da bombardamenti di artiglieria.

07:36

La Casa Bianca valuta misure per punire gli alleati Nato per il mancato sostegno in Iran

Gli Stati Uniti stanno valutando opzioni per punire i paesi della Nato che si sono rifiutati di fornire aiuto nella guerra contro l'Iran. Lo ha dichiarato un funzionario statunitense all'agenzia di stampa Reuters, secondo cui un'e-mail interna del Pentagono descrive le opzioni a disposizione degli Usa per sanzionare gli alleati della Nato che, a loro avviso, non hanno supportato l'operazione militare in Iran. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero la sospensione della Spagna dall'alleanza e la revisione della posizione americana sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland. Altre opzioni sono dettagliate in un rapporto che esprime frustrazione per la percepita riluttanza o il rifiuto di diversi alleati degli Stati Uniti di concedere loro l'accesso, ad esempio, a basi o voli attraverso il loro spazio aereo in base al trattato Nato.

07:13

Iran, Cnn: esercito Usa prepara piani di attacco contro difese Hormuz

Funzionari militari americani stanno definendo nuovi piani per colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, qualora il cessate il fuoco dovesse terminare senza un accordo. È quanto riporta la Cnn citando diverse fonti al corrente del dossier, secondo cui tra gli obiettivi presi in considerazione figurano le capacità iraniane attorno allo Stretto, alla parte meridionale del Golfo Persico e al Golfo dell'Oman. Le fonti hanno riferito di possibili attacchi a piccole imbarcazioni d'attacco veloci, a navi posamine e ad altre risorse asimmetriche che hanno permesso a Teheran di bloccare la rotta marittima. Secondo le stesse fonti, l'esercito potrebbe anche dare seguito alla minaccia di colpire infrastrutture iraniane a duplice uso, tra cui centrali elettriche e ponti. Un'altra opzione prevede attacchi contro singoli comandanti militari iraniani e altri leader considerati "ostruzionisti" dall'amministrazione americana rispetto ai negoziati tra Stati Uniti e Iran, come il comandante dei Guardiani della rivoluzione, Ahmad Vahidi. 

© Riproduzione riservata