Nella giornata in cui il segretario di Stato Rubio vola a Roma per incontrare il papa, si alzano le aspettative per una risposta di Teheran alla proposta di memorandum breve
La risposta dell'Iran alla proposta americana per raggiungere un memorandum breve potrebbe arrivare oggi. La Cnn si aspetta che Teheran trasmetta ai mediatori la propria risposta alla proposta nella giornata odierna.
Già martedì si parlava di riscontri positivi sul fatto che gli iraniani starebbero avanzando verso un compromesso. Questa mattina due emittenti televisive saudite hanno confermato i progressi dei colloqui in corso sulla riapertura graduale dello stretto conteso. Tuttavia, tra i funzionari dell'amministrazione Trump si respira scetticismo.
Donald Trump avrebbe intenzione semplificare i temi del negoziato togliendo dal tavolo le questioni più spinose, da affrontare più avanti. In questo modo, i moderati nel governo del regime potrebbero tornare al tavolo.
La Cnn cita anche una persona a conoscenza del piano che racconta come il documento di una pagina in discussione conterrebbe disposizioni centrali per la fine del conflitto: dichiarerebbe la conclusione della guerra e aprirebbe un periodo negoziale di 30 giorni per affrontare i punti più controversi, tra cui il dossier nucleare, lo sblocco degli asset iraniani e la sicurezza futura nello Stretto di Hormuz.
Intanto, il segretario di Stato Marco Rubio è arrivato in Vaticano e verso le 11:30 incontrerà il Papa, mentre domani è previsto un appuntamento a palazzo Chigi. Il fedelissimo di Trump viene a Roma per migliorare lo stato di salute del rapporto tra Washington e il Vaticano – che tanto ha sofferto nelle ultime settimane dopo gli attacchi del presidente americano – ma vuole anche verificare il sentiment del governo italiano. Finora Roma è stata infatti tra i sostenitori più indefessi della linea di Trump, salvo allontanarsi nelle ultime settimane.
Ancora minacce da Teheran ai paesi del Golfo: "Restino fuori dalle dispute dei grandi o se ne pentiranno"
L'Iran è tornata a minacciare i paesi del Golfo. Il tweet al veleno arriva da Seyyed Mehdi Tabatabaei, ufficio stampa del presidente della Repubblica islamica: "Paesi molto più piccoli non si lascino coinvolgere nelle dispute tra i grandi. Non diventino pedine da gioco e merce di scambio del nemico, altrimenti rimarranno solo rimpianto e pentimento". L'avvertimento sottolinea la superiorità di Teheran come potenza regionale e sminuisce gli "amici paesi islamici" e rientra nel quadro delle frizioni interne che negli ultimi giorni hanno interessato il presidente iraniano e i pasdaran: Pezeshkian li aveva esortati a frenare gli attacchi alla Penisola arabica.
Media saudita: "Passi avanti per la riapertura di Hormuz"
Arrivano altri segnali positivi per lo scioglimento del nodo Hormuz. Secondo il media arabo al Hadath, "le trattative stanno facendo passi avanti. Una soluzione per far partire le navi bloccate potrebbe arrivare entro poche ore". Washington e Teheran, dunque, dovrebbero a breve trovare un compromesso: "L'Iran riaprirà gradualmente Hormuz e gli Stati Uniti allenteranno il blocco navale dei porti iraniani". La notizia conferma l'anticipazione dell'emittente televisiva saudita Al Arabiya.
Media: "Colloqui in corso per la riapertura graduale di Hormuz"
Secondo l'emittente televisiva saudita Al Arabiya, sarebbero in corso trattative diplomatiche tra i paesi coinvolti per riaprire gradualmente lo stretto conteso di Hormuz. L'intesa dovrebbe rispondere anche delle navi bloccate nelle acque mediorientali.
Idf: "Ucciso il comandante dell'unità Forza Radwan di Hezbollah"
L'Idf ha reso noto ufficialmente che Ahmed Ali Balout, comandante dell'unità "Forza Radwan" di Hezbollah, è stato eliminato ieri in un attacco mirato nel sobborgo di Dahieh a Beirut. La "Forza Radwan" è considerata l'unità d'élite dell'organizzazione terroristica sciita. Nel corso degli anni, Balout ha ricoperto diverse posizioni all'interno dell'unità "Forza Radwan". In particolare, scrive l'Idf in un comunicato, era responsabile della preparazione operativa dell'unità per lanciare attacchi terroristici contro i soldati dell'Idf e lo Stato di Israele.
Il regime iraniano critica Axios: "Gli accordi che profetizza non si concretizzano"
Il regime iraniano ha criticato apertamente Axios e il suo giornalista Barak Ravid, autore di una lunga serie di scoop sul conflitto nel Golfo Persico e con ottime fonte sia negli Stati Uniti sia in Israele. Proprio Axios ieri ha rivelato l'esistenza di una bozza di memorandum di intesa in 14 punti.
Il primo a prendere di mira il sito è stato ieri notte il presidente del parlamento, Mohammad Ghalibaf: "L'operazione 'fidati di me fratello' è fallita. Ora si torna alla routine con l'operazione falso-Axios", ha scritto su X. Anche la televisione di Stato ha criticato il giornalista. "Axios ha riportato cinque volte in 19 giorni che un accordo con l'Iran era 'imminente'. Cinque volte, e nessun accordo si è concretizzato", ha scritto sui suoi canali social. "Sembra che il reporter noto come B.R., insieme agli amici nel governo degli Stati Uniti, possa trarre profitto dalla volatilità del mercato", ha continuato l'emittente organica al regime.
L'Idf uccide il figlio del capo di Hamas e altre sei persone
Le autorità dell'ospedale Al Shifa di Gaza City hanno reso noto che il figlio del leader di Hamas, Khalil al Hayya, è morto a causa delle ferite riportate in un attacco israeliano ieri. Il padre, capo dell'ufficio politico di Hamas, aveva detto prima ad Al Jazeera che suo figlio, Azzam al Hayya, si trovava in condizioni critiche dopo essere stato gravemente ferito in un attacco dell'Idf nella Striscia di Gaza. Un altro figlio del leader di Hamas era stato ucciso nell'attacco israeliano contro i leader di Hamas in Qatar nel settembre 2025. Negli ultimi raid israeliani su Gaza sono state uccise sei persone, sette col figlio del leader di Hamas. Gli attacchi hanno poi provocato una quindicina di feriti.
Islamabad: "Per ora non sono in programma colloqui"
Nonostante il cauto ottimismo sulla possibilità di un accordo, le autorità pakistane hanno chiarito che al momento non è in programma un colloquio diretto tra Stati Uniti e Iran. "Non ci sono intese per eventuali incontri diretti tra iraniani e americani", ha detto una fonte pakistana ad al Arabiya. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha confermato, ha chiesto a Teheran una risposta in tempi rapidi alla sua proposta in 14 punti.
Islamabad: "Impossibile sapere quanto siano vicini all'accordo Iran e Usa"
Il Ministero degli Esteri pakistano si è rifiutato di fornire dettagli sull'accordo che, a quanto pare, si sta delineando tra le parti. "Accogliamo con favore la notizia di un possibile accordo, ma in qualità di mediatori, non rischieremo la fiducia delle parti rivelando dettagli", si legge in un comunicato ministeriale. "È impossibile sapere quanto le due parti siano vicine o lontane dalla firma di un accordo, ma siamo ottimisti".
Pezeshkian a Macron: "Gli Stati Uniti ci hanno pugnalato alle spalle"
"Gli Stati Uniti ci hanno pugnalato alle spalle". Nel colloquio avuto ieri con l'omologo francese Emmanuel Macron, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso profonda sfiducia verso la Casa Bianca, ma ha ribadito l'impegno di Teheran nei negoziati per mettere fine al conflitto, sottolineando la necessità di garantire i diritti della nazione iraniana. "La sfiducia è il risultato di azioni ostili da parte americana, gli ultimi dei quali sono stati i due attacchi al nostro paese durante i negoziati, di fatto pugnalandoci alle spalle", ha detto Pezeshkian.
Rubio è arrivato a Roma
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, è arrivato a Roma. L'aereo è atterrato all'aeroporto di Ciampino tra rigide misure di sicurezza. Il capo del dipartimento di Stato sarà stamattina in Vaticano, domani a Palazzo Chigi. In programma incontri anche con i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto. Dopo l'arrivo, il lungo corteo di auto ha lasciato l'aeroporto verso le 9.
Libano, tre morti in due raid israeliani
Dalle prime ore del mattino, l'esercito israeliano ha ucciso tre persone in due attacchi messi a segno con droni contro autoveicoli nel distretto di Nabatiyeh, nel sud del Libano.
Salam: "Vogliamo la pace, non la normalizzazione"
Il premier libanese Nawaf Salam ha spiegato che il Libano non punta alla normalizzazione con Israele, ma al raggiungimento di una pace duratura. Dal suo punto di vista il consolidamento del cessate il fuoco rappresenta la base per qualsiasi nuova tornata di negoziati. In un'intervista concessa ai media arabi, Salam ha precisato che "il consolidamento del cessate il fuoco formerà la base per qualsiasi nuovo round di negoziati che potrebbe svolgersi a Washington", aggiungendo però che le condizioni attuali "non sono ancora mature per parlare di incontri ad alto livello". "Il discorso su un possibile meeting con il premier israeliano Benjamin Netanyahu è ancora prematuro", ha affermato il primo ministro, sottolineando che "qualsiasi incontro di alto livello con la parte israeliana richiede un'ampia preparazione".
Barrot: "Impossibile revocare le sanzioni finché Hormuz resterà chiuso"
Il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot ha escluso la possibilità di revocare "qualsiasi" sanzione internazionale contro l'Iran finché lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato. "L'Iran, o almeno il regime iraniano, chiede che gli Stati Uniti, in particolare, acconsentano alla revoca delle sanzioni in cambio di concessioni sul suo programma nucleare, che deve essere ridimensionato. Ma è fuori discussione che vengano revocate sanzioni finché uno stretto come lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato", ha dichiarato Barrot.
Il portavoce di Araghchi: "La testardaggine è fonte di autoinganno"
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha postato su X una citazione tratta dal libro di una storica americana dedicato a casi della storia in cui i governi hanno perseguito politiche contrarie ai propri interessi. "La testardaggine, fonte di autoinganno - è la citazione tratta da 'La marcia della follia: da Troia al Vietnam' di Barbara W. Tuchman - è un fattore che riveste un ruolo di notevole importanza nel governo. Consiste nel valutare una situazione in base a preconcetti radicati, ignorando o rifiutando qualsiasi segnale contrario. Significa agire secondo i propri desideri, senza lasciarsi far cambiare direzione dai fatti".
L'ira saudita nei confronti di Trump all'origine dello stop al Project Freedom
La Nbc riferisce che sarebbe stata l'Arabia Saudita a bloccare l'operazione Project Freedom nello Stretto di Hormuz, con restrizioni imposte agli aerei statunitensi, costringendo quindi il presidente Donald Trump ad annunciare lo stop. Secondo quanto riferiscono le fonti del network, Trump avrebbe sorpreso gli alleati del Golfo annunciando l'operazione sulla sua piattaforma social Truth Social: una svolta inaspettata che ha scatenato l'ira della leadership saudita. A quel punto, l'Arabia Saudita ha informato gli Stati Uniti che non avrebbe permesso loro di operare con aerei dalla base aerea Prince Sultan, a sudest di Riad, né di attraversare il suo spazio aereo per supportare l'operazione. Di conseguenza è arrivata quella che è sembrata una improvvisa inversione di rotta di Trump, che ha interrotto il Project Freedom nello Stretto di Hormuz 36 ore dopo il suo inizio.
L'Iran ha iniziato a ripristinare gli impianti petrolio-gas danneggiati
Secondo quanto riferiscono alcuni funzionari iraniani, Teheran ha iniziato a ripristinare gli impianti petroliferi e del gas danneggiati durante il conflitto con Stati uniti e Israele. "Durante la guerra di 40 giorni, gli impianti petroliferi sono stati danneggiati e colpiti. La priorità è ripristinarli il più rapidamente possibile e il processo sta procedendo correttamente fino a oggi", ha detto il ministro iraniano del Petrolio Mohsen Paknejad all'emittente di stato.
Gli Usa vogliono una moratoria di vent'anni sull'arricchimento dell'uranio
Gli Stati Uniti chiedono all'Iran una moratoria di vent'anni sull'arricchimento dell'uranio e l'abbandono delle scorte nucleari esistenti. Sarebbe questa una delle condizioni inserite in un possibile accordo di pace. Lo scrive il Wall Street Journal, citando alti funzionari americani. Washington vorrebbe che Teheran smantellasse gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, vietasse le attività nucleari sotterranee e accettasse ispezioni.
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