In Israele la vigilia del terzo anniversario dell’attacco di Hamas è oggetto di una guerra di narrazioni, tanto più a un mese esatto dal voto. Un pensiero tormenta le notti di Bibi. Che quelle poche ore di massacri efferati, costati la vita a 1.200 israeliani, oscurino la sua carriera politica lunga decenni, segnando indelebilmente il modo in cui passerà alla storia.
Quando agli inizi della sua carriera pubblica Benjamin Netanyahu rivestiva il ruolo di ambasciatore israeliano alle Nazioni unite, era noto per la scrupolosità della sua preparazione. Scriveva cinque o sei bozze per ogni discorso, testando per ogni termine sinonimi e sfumature. Lo sottoponeva al vaglio dei collaboratori e ne metteva a punto la resa. Ma poi, giunto il momento di tenere il suo intervento, fingeva di parlare in maniera estemporanea, come se le idee gli fossero appena venute. Isol