La Russia ha esteso la lista dei funzionari britannici non ammessi a entrare nel paese. La misura è una reazione alle sanzioni imposte dal Regno Unito per il presunto coinvolgimento del Cremlino nell’avvelenamento di Aleksej Navalny, l’oppositore politico del presidente russo, Vladimir Putin, che si trova in Germania dopo essere stato colpito da un malore mentre si trovava su un volo in Russia diretto a Omsk. Le autorità tedesche avevano detto di avere ritrovato tracce dell’agente nervino Novichok sul corpo dell’attivista. Questa versione è stata finora smentita dal Cremlino, ma ha portato l’Unione europea ad approvare sanzioni contro diversi membri del governo russo ritenuti coinvolti nell’avvelenamento del politico russo.

Le nuove accuse e l’arresto di Subol

Il 29 dicembre le autorità russe hanno intanto presentato nuove accuse nei confronti di Navalny. Secondo gli inquirenti il politico avrebbe usato i fondi destinati a finanziare il suo partito per spese personali. L’attivista ha definito le nuove indagini «una forma di isteria» del Cremlino nei suoi confronti e ha aggiunto di ritenere Putin personalmente responsabile del suo presunto avvelenamento. Le accuse contro il 44enne non sono state l’unica reazione recente del regime russo contor il politico. Il 24 dicembre la polizia russa ha arrestato un’alleata di Navalny, Lyubov Sobol, già fermata in precedenza per avere bussato alla porta di un agente segreto russo accusato di essere coinvolto nella vicenda di Navalny. 

Navalny chiama, l’Fsb risponde

Il caso Navalny ha avuto una svolta inaspettata dopo che l’attivista ha pubblicato a dicembre la registrazione di una telefonata in cui fingendosi un agente dell’Fsb, i servizi segreti russi, era riuscito a ottenere la confessione di un altro “collega” sulle modalità del suo avvelenamento che sarebbe avvenuto tramite l’introduzione del Novichok nelle cuciture dei suoi slip. Il Cremlino ha replicato alla registrazione accusando Navalny di essere un «mitomane».

© Riproduzione riservata