«Il mondo deve comprendere che il nostro obiettivo è recidere ogni ancora di linfa economica che sostiene il regime tirannico, fino a lasciare Teheran completamente isolata», ha detto il segretario al Tesoro Usa parlando con il Financial Times
«Siamo ormai giunti alla fase decisiva. Siamo al D-Day economico, la più grande offensiva finanziaria mai scatenata contro un avversario». A dirlo è il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent in un’intervista al Financial Times riguardo alle nuove sanzioni imposte dalla Casa Bianca contro l’Iran. «I paesi che ritengono la politica di pacificazione nei confronti del regime una scelta più sicura dovrebbero riconsiderare la propria posizione», ha aggiunto Bessent precisando che «per chi sceglie di legare il proprio destino a quello di Teheran, l’alternativa è la preclusione di tutte le vie verso una prosperità duratura. Diventare un rifugio per il terrorismo significa trasformarsi in un paria a livello globale». E ancora: «Il mondo deve comprendere che il nostro obiettivo è recidere ogni ancora di linfa economica che sostiene il regime tirannico, fino a lasciare Teheran completamente isolata».
Le sanzioni economiche sembrano essere l’unica strada rimasta a disposizione del presidente Donald Trump per vincere il conflitto, che oramai ha iniziato sei mesi fa. Intanto, il portavoce della Guardia rivoluzionaria iraniana, Hossein Mohabbi, ha dichiarato che il Paese ha predisposto diversi scenari per fronteggiare le ripercussioni della guerra economica americana, confermando di disporre di piani per rispondere a qualsiasi azione ostile da parte di Washington. Le autorità di Teheran minacciano sanzioni e restrizioni nei confronti delle navi che «violano i protocolli iraniani» sullo Stretto di Hormuz.
La cosiddetta Autorità dello Stretto del Golfo Persico, istituita dall'Iran, ha inserito i nomi di 46 navi in una lista stilata per indicare le imbarcazioni che avrebbero «violato le disposizioni» di Teheran per il transito a Hormuz. Tali mercantili, ha avvertito la stessa autorità, possono essere soggette a «restrizioni nei futuri transiti, tra cui multe, fermo o confisca». Come sottolineato da Reuters online, tra le navi presenti nella black list ci sono grandi petroliere destinate al trasporto di greggio, metaniere e navi per il trasporto di prodotti petroliferi raffinati. Alcune tra le navi indicate, aggiunge la stessa agenzia, sono di proprietà di Adnoc Logistics and Shipping, società degli Emirati Arabi Uniti, e della compagnia di navigazione nazionale dell'Arabia Saudita Bahri.
Nel frattempo, Donald Trump, sul suo social Truth, ha dichiarato: «L'Iran sta completamente collassando».
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenuto in diretta sull'emittente israeliana Channel 14, ha dichiarato: «L’Iran ha tentato di assassinare uno dei miei figli».
PUNTI CHIAVE
18:55
Netanyahu: "Hanno tentato di assassinare uno dei miei figli"
15:14
Trump, l'Iran sta completamente collassando
14:40
Ghalibaf replica a Trump: "47 mln americani soffrono la fame, numeri non falsi come vostre parole"
Trump: "Sondaggi falsi, stiamo vincendo contro tutti compreso l'Iran"
Donald Trump attacca i sondaggi che lo danno in calo di popolarità definendoli "falsi". "I democratici della sinistra radicale stanno impazzendo con i sondaggi falsi. Ne stanno diffondendo in quantità mai viste prima. Si tratta di operazioni di demoralizzazione, volte a scoraggiare i repubblicani affinché non vadano a votare", scrive il presidente americano su Truth. "Ma i sondaggi reali sono eccezionali e il morale nel nostro Paese è più alto che mai. Stiamo vincendo contro tutti, compreso l'Iran, un Paese che si trova in una spirale di collasso economico e militare", ha detto.
Netanyahu: "Hanno tentato di assassinare uno dei miei figli"
"L'Iran ha tentato di assassinare uno dei miei figli". Lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenuto in diretta sull'emittente israeliana Channel 14.
Ghalibaf incontra Munir: "Usa vengono meno alle promesse"
"Venendo meno alle loro promesse", gli Stati Uniti hanno "impedito la stabilità nella regione e creato un ulteriore motivo di sfiducia in questo Paese". Lo dichiara il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Ghabilaf, dopo aver incontrato a Teheran il feldmaresciallo Asim Munir, comandante dell'esercito del Pakistan, che agisce da mediatore. Lo riporta l'agenzia stampa semiufficiale iraniana Tasnim, secondo cui Munir ha affermato "che continuerà a impegnarsi per ristabilire la stabilità nella regione". Secondo il resoconto, Ghabilaf avrebbe "ripercorso numerosi casi di violazione delle promesse da parte degli Usa nell'attuazione del Memorandum d'intesa di Islamabad" raggiunto lo scorso giugno. "Gli impegni delle parti nel Memorandum d'intesa sono chiari, ed è stata l'America che, venendo meno alle sue promesse, ha impedito la stabilità nella regione e ha creato un ulteriore motivo di sfiducia in questo Paese", ha detto il presidente del Parlamento iraniano, a capo della delegazione negoziale iraniana. "Stiamo perseguendo l'attuazione dei termini del Memorandum d'intesa, ed è l'America che deve rispettare gli impegni assunti in base a tale Memorandum", ha aggiunto Ghalibaf.
Gaza, attacchi israeliani al campo profughi Al-Shati e a Sheikh Radwan: colpita una moschea e un impianto per l'acqua
L'aviazione israeliana ha lanciato attacchi contro il campo profughi Al-Shati, nel nord della Striscia di Gaza City. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, ci sarebbero vittime. Gli attacchi sono stati condotti dopo quelli messi a segno nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City contro una moschea e un impianto di desalinizzazione dell'acqua.
Fox News: Bessent lancerà «l'ultimo avvertimento» ai Paesi con legami economici con Teheran
Nel corso della conferenza stampa di oggi sulle sanzioni contro l'Iran, il segretario al Tesoro Scott Bessent dovrebbe illustrare le nuove attività legate all'Iran che saranno soggette a sanzioni secondarie e lanciare «un ultimo avvertimento ai Paesi per interrompere i legami economici con Teheran». Lo riferisce una fonte informata a «Fox News».
Wafa, bambina uccisa a Khan Yunis da spari dell'Idf
Una bambina palestinese, Amal Nash'at Abu Khater, è deceduta poco fa a causa di gravi ferite riportate dopo essere stata colpita oggi da colpi d'arma da fuoco sparati dalle forze israeliane nel centro di Khan Yunis, al sud della Striscia di Gaza. Lo riporta l'agenzia palestinese Wafa. Fonti mediche citate da Wafa riferiscono che quattro palestinesi sono stati uccisi dal fuoco dell'Idf in varie zone della Striscia di Gaza da stamattina. L'Idf ha rivendicato oggi l'uccisione di due miliziani di Hamas a Deir el Balah, nel centro della Striscia. Rispetto agli spari che hanno colpito la bambina Amal Nash'at Abu Khater, il portavoce dell'Idf ha affermato di star controllando quanto riportato.
Pasdaran: "Hormuz sotto controllo Usa? Fantasie di Trump"
I Guardiani della Rivoluzione islamica hanno negato che lo stretto di Hormuz sia sotto il controllo degli Stati Uniti, come invece affermato dal presidente americano Donald Trump. "Sono dichiarazioni infondate, irrealistiche e pura fantasia", ha assicurato il generale Hossein Mohebbi, portavoce dei Pasdaran, in un'intervista all'agenzia di stampa Fars. "Nemmeno i membri della stessa amministrazione hanno preso sul serio le parole di Trump. Queste affermazioni sono inaccettabili anche sulla scena internazionale", ha assicurato. Se lo stretto fosse davvero sotto il controllo americano, gli Stati Uniti dovrebbero dimostrare la loro presenza nella regione. Mentre non ci sono più loro navi. "Prima della guerra, nel Golfo Persico c'erano da 30 a 40 navi da guerra statunitensi, oggi neppure una", ha spiegato, "attualmente sono posizionate ad almeno circa 400 chilometri dallo Stretto di Hormuz".
Pasdaran: fermo sostegno governo per resistere alle sanzioni
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha assicurato il suo sostegno al governo, anche in vista delle nuove sanzioni americane. "La cooperazione e la sinergia tra i Pasdaran e il governo rappresentano il segreto per superare le sanzioni e rafforzare la resilienza nazionale", si legge in una nota diffusa dalla televisione pubblica.
Xi Jinping: «Quattro principi» per la questione palestinese
Nel corso dell'incontro con il re di Giordania Abdullah II, il presidente cinese Xi Jinping ha illustrato i «quattro principi» che a suo giudizio dovrebbero guidare ogni risoluzione della questione palestinese. Lo riporta l'agenzia di stampa Xinhua.
«Primo, è necessario sostenere una soluzione politica. La soluzione dei due Stati è la strada giusta e occorre impegnarsi per riavviare i colloqui di pace tra Palestina e Israele, con l'obiettivo di istituire al più presto uno Stato palestinese indipendente - ha detto Xi -. Secondo, è necessario seguire il principio "i palestinesi governano la Palestina" per far progredire la governance della Cisgiordania e la ricostruzione postbellica di Gaza. Terzo, si devono rispettare i principi umanitari. La comunità internazionale, e in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, deve assumersi la responsabilità di proteggere la sicurezza dei civili, garantire il flusso degli aiuti umanitari e porre fine alle catastrofi umanitarie», ha aggiunto Xi.
Infine il presidente cinese ha sottolineato l'importanza di «rispettare il diritto internazionale, di affrontare sia i sintomi che le cause profonde e di adottare misure concrete perché la questione palestinese possa essere risolta al più presto in modo completo, giusto e duraturo».
Almeno 4 morti in attacchi israeliani a Gaza
Almeno quattro palestinesi, tra cui una bambina, sono rimasti uccisi in diversi attacchi lanciati dall'alba di oggi nella Striscia di Gaza dalle forze israeliane. Lo riporta l'agenzia di stampa Wafa, citando fonti ospedaliere.
Medici senza frontiere: la violenza sistematica dei coloni e di Israele in Cisgiordania limita l'accesso ad assistenza sanitaria
In Cisgiordania, i coloni e le forze armate israeliane stanno intensificando gli attacchi contro i palestinesi. Nonostante gli ostacoli imposti dalle autorità israeliane, Medici senza frontiere (Msf) ha ampliato le attività delle cliniche mobili a Hebron, dove gli attacchi ripetuti, gli sfollamenti, e le restrizioni agli spostamenti stanno avendo un profondo impatto sulla salute fisica e mentale dei palestinesi.
«I coloni mi hanno spruzzato spray al peperoncino sul volto mentre lavoravo in un uliveto che la mia famiglia coltiva da anni. Hanno fatto pascolare gli animali tra gli ulivi, danneggiando il terreno e distruggendo e spezzando gli alberi», racconta Ismail Ibrahim, paziente proveniente da un'area nei pressi di Yatta, una città del governatorato di Hebron, che afferma di essere stato attaccato tre volte negli ultimi mesi.
«Ogni giorno la situazione peggiora. Molte persone della nostra comunità sono state aggredite. Una volta sono arrivati di notte e hanno rubato 200 pecore. Hanno tagliato il cancello del recinto. Siamo riusciti a recuperarne solo alcune». Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), quest'anno almeno 77 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane e dai coloni in Cisgiordania. Questa cifra è già superiore al totale registrato nell'intero 2025. Da marzo, tra il 17 e il 38 per cento dei consulti di salute mentale di Msf sono state legate a episodi di violenza intenzionale, rispetto a una percentuale pari o inferiore al 13 per cento all'inizio dell'anno.
Trump, l'Iran sta completamente collassando
«L'Iran sta completamente collassando». Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth in vista dell'attesa conferenza stampa del segretario al Tesoro.
Gaza: 2 palestinesi uccisi, 32 feriti nelle ultime 24 ore
Almeno due palestinesi sono stati uccisi e 32 sono rimasti feriti dagli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore. Lo ha indicato il ministero della Salute dell'enclave palestinese. L'esercito israeliano ha affermato di aver ucciso due persone che, secondo quanto sostiene, erano legate ad Hamas. Dall'ottobre 2023, il conflitto di Israele a Gaza ha provocato almeno 73.422 morti e 174.401 feriti.
Ghalibaf replica a Trump: "47 mln americani soffrono la fame, numeri non falsi come vostre parole"
"Make America Hungry Again". Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore di Teheran nei colloqui con gli Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha pubblicato su X un'immagine - il cui titolo ironizza sullo slogan trumpiano "Make America Great Again" - con alcuni dati sulla malnutrizione e l'insicurezza alimentare negli Usa, in un'apparente replica indiretta a un articolo di Newsmax rilanciato da Donald Trump su Truth Social. Nel titolo dell'articolo venivano attribuite allo stesso Ghalibaf le parole: "Abbiamo fame, non possiamo sopravvivere". Secondo i dati riportati nell'immagine pubblicata da Ghalibaf, 47 milioni di americani soffrirebbero la fame ogni giorno e un cittadino statunitense su otto avrebbe problemi di insicurezza alimentare. "Questi numeri non sono falsi come le vostre parole. Non potete nascondere le sconfitte con le falsità", si legge nel post del presidente del Parlamento iraniano. Ghalibaf aveva già attaccato Trump nelle scorse settimane sullo stesso tema, accusando Washington di descrivere l'Iran come un Paese affamato nonostante decine di milioni di americani facciano ricorso ai programmi di assistenza alimentare.
Media, coloni estremisti danno fuoco a un impianto industriale vicino Ramallah
I media palestinesi riferiscono che coloni estremisti israeliani hanno dato fuoco a un impianto di alluminio vicino a Ramallah, in Cisgiordania, e pubblicano foto dell'incendio. L'agenzia di stampa di Ramallah, Wafa, riporta che decine di coloni hanno fatto irruzione nella fabbrica vicino al checkpoint di Ein Sinya lanciando bombe molotov e provocando un incendio che si è propagato all'area circostante e al cancello principale.
Financial Times: «Riad studia un'assicurazione statale contro il rischio di guerra»
L'Arabia Saudita sta valutando la creazione di un sistema assicurativo contro i rischi di guerra e politici sostenuto dallo Stato, con l'obiettivo di contenere l'aumento dei costi per navi e merci in transito nella regione. Lo riferisce il Financial Times, secondo cui Riad ha avviato colloqui con broker assicurativi londinesi. L'iniziativa si inserisce in un contesto di crescente tensione, con il conflitto con l'Iran e l'escalation degli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita che hanno spinto le compagnie ad aumentare i premi e a restringere le garanzie per navi, infrastrutture e carichi, inclusi petrolio e prodotti chimici. Alcuni assicuratori, inoltre, hanno smesso di offrire coperture contro i rischi di guerra per le imbarcazioni dirette lungo rotte strategiche come quella del Mar Rosso. Secondo il Ft, il ministero delle Finanze saudita sta esaminando la possibilità di istituire un fondo comune con una copertura fino a 700 milioni di riyal, circa 186 milioni di dollari, per ciascun evento assicurato, come un attacco missilistico o il sequestro di una nave. Il piano potrebbe prevedere anche una garanzia statale attraverso la Saudi Export-Import Bank. I negoziati sono ancora in corso e non è ancora certo che il progetto venga finalizzato. L'obiettivo di Riad è ampliare l'accesso a coperture contro guerra, terrorismo e violenza politica a costi più sostenibili, tutelando così i traffici commerciali e gli investimenti nel settore marittimo.
Netanyahu esorta gli elettori: «Non sprecate il voto con i piccoli partiti»
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video in cui afferma che le prossime elezioni del 27 ottobre «saranno decise da ogni singolo voto». E ha esortato gli elettori a «non sprecate il voto per i piccoli partiti che potrebbero non superare la soglia di sbarramento e portare la sinistra al potere». «Non sprecate i vostri voti. Proteggete la destra. Votate per il Likud», ha detto.
La Gran Bretagna riunisce le società energetiche dopo il «cyberattacco iraniano a un impianto»
Il governo britannico ha convocato i vertici delle principali società energetiche per verificare e rafforzare le loro misure di protezione, dopo che alcuni media del Regno Unito avevano riferito che hacker legati all'Iran avevano messo fuori uso per qualche giorno un piccolo impianto il mese scorso. «Non c'è stata alcuna minaccia per la rete elettrica e nessuno è rimasto senza corrente», ha dichiarato il viceministro dell'Energia Michael Shanks. E ancora: «Il generatore in questione è minuscolo, specialmente se paragonato a quella che la maggior parte di noi definirebbe una centrale elettrica». Il viceministro non ha fatto riferimenti né agli autori del cyberattacco né all'impianto preso di mira, limitandosi a dire che il governo e il settore dell'energia hanno preso sul serio l'incidente e che è intervenuto il National Cyber Security Centre per valutare le minacce e rafforzare le protezioni. Erano stati il Financial Times e il Daily Telegraph a rivelare l'episodio che, stando ai media, sarebbe stato il primo caso noto di un attacco informatico legato al regime iraniano capace di mettere fuori uso un impianto energetico britannico. Episodio che tra l'altro si inserisce nell'ambito delle tensioni internazionali per il conflitto scatenato da Usa e Israele contro Teheran.
Wafa: «Un morto e alcuni feriti in un raid dell'Idf nel centro di Gaza»
Un uomo è stato ucciso e altri sono rimasti feriti oggi in un raid israeliano che ha preso di mira una tenda vicino all'ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa.
Arrivato a Teheran il capo dell'esercito pakistano
Il capo dell'esercito pachistano Asim Munir è giunto a Teheran per colloqui con funzionari iraniani. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Tasnim.
Teheran accusa la Francia: «L'espulsione dei nostri due diplomatici è illegale»
L'Iran ha definito «illegale» la decisione della Francia di espellere due diplomatici iraniani, adottata in risposta al mancato rientro a Teheran di due funzionari francesi. «La misura adottata dalla Francia è illegale e rappresenta una risposta all'azione giudiziaria legittima dell'Iran. Non contribuisce in alcun modo a migliorare le relazioni bilaterali», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, nel briefing settimanale con la stampa.
Teheran: "Conseguenze per i Paesi che sosterranno guerra economica Usa"
"Ci saranno conseguenze per i Paesi che sosterranno la campagna di pressione economica degli Stati Uniti contro la Repubblica islamica". Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, in vista dell'annuncio atteso da Washington sulle nuove misure per isolare ulteriormente l'economia iraniana. "Sono stati certamente trasmessi gli avvertimenti necessari", ha affermato Baghaei durante la consueta conferenza stampa settimanale, sottolineando che "qualsiasi complicità con l'America" nell'attuazione delle sue azioni "aggressive" contro l'Iran avrà "inevitabilmente conseguenze".
Iran, Baqaei: fine guerra non sarà a condizioni dell'aggressore Usa
L'Iran non permetterà che la fine della guerra sia determinata dalle condizioni dell'aggressore. Così il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, secondo il quale l'Iran non permetterà ai suoi nemici di imporre condizioni. A questo proposito, Baqaei ha evidenziato "la determinazione del Paese nel difendere la sovranità nazionale". "L'Iran non permetterà mai che la fine della guerra sia determinata dalle condizioni dell'aggressore", ha aggiunto. "L'Iran non ha iniziato alcuna guerra e ha solo difeso la propria sovranità e integrità territoriale; pertanto, l'aggressore deve essere ritenuto responsabile delle sue azioni", ha concluso il portavoce della diplomazia di Teheran.
Iraq: processo disarmo milizie sciite al via dal 30 settembre
L'Iraq avvierà il 30 settembre un processo per restringere il possesso di armi allo Stato e disarmare o integrare nelle forze armate le milizie sciite, alcune delle quali legate all'Iran. Lo ha annunciato il consigliere per la Sicurezza nazionale del premier iracheno Ali al Zaidi, Qasim al Araji. "Il 30 settembre sarà la data del ritiro della coalizione internazionale e il punto di partenza per limitare il possesso di armi allo Stato", ha dichiarato al Araji in un'intervista alla televisione statale Al Ejbariya. Il consigliere ha precisato che quella data non rappresenta il termine finale per la consegna delle armi, bensì l'avvio del processo dopo il ritiro dall'Iraq della coalizione a guida americana. "È un processo che richiede tempo", ha detto, aggiungendo che il governo ha definito un meccanismo speciale per il censimento delle armi e fisserà in seguito una scadenza per la loro consegna. Al Araji ha ammesso che alcune fazioni si rifiutano al momento di deporre le armi a causa della situazione regionale, in riferimento alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Diverse milizie condizionano inoltre il disarmo all'uscita delle "truppe straniere" dal Paese. Le Forze di mobilitazione popolare, composte in prevalenza da milizie sciite, sono formalmente integrate nell'apparato di sicurezza iracheno. Alcune fazioni, come Kataib Hezbollah, mantengono pero' legami stretti con Teheran e sono designate dagli Stati Uniti come organizzazioni terroristiche. Baghdad cerca di accelerare l'integrazione e il disarmo dei gruppi armati per rafforzare la cooperazione economica con Washington. Il governo ha dispiegato 845 uffici nelle province per monitorare la regolamentazione delle armi.
Petrolio in calo sul riacutizzarsi della crisi Usa-Iran
Pretrolio in calo in avvio di settimana sul riacutizzarsi della crisi Usa-Iran: il wti passa di mano a 85,61 dollari al barile (-1,67 per cento), il brent è a 93,08 dollari al barile (-1,39 per cento). "Siamo ormai giunti alla fase decisiva. Siamo al D-Day economico, la più grande offensiva finanziaria mai scatenata contro un avversario", l'Iran, ha affermato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent al Finacial Times. In Europa si discute intanto di una tassa sugli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere
Iran: tv di Stato trasmette minacce contro figlio di Trump Barron
La televisione di stato iraniana ha trasmesso un servizio in cui sono stati descritti i tentativi di contattare Barron, figlio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e si è fatto riferimento a una generica ricompensa di 10 milioni di dollari. Il reportage, della durata di circa tre minuti, si concentra su Barron Trump e illustra i tentativi di individuare metodi per contattarlo, utilizzando una grafica stilizzata che raffigura la sorveglianza, l'attività online e le persone che lo circondano. Il servizio mostra luoghi e piattaforme online presumibilmente associati all'iniziativa e illustra i tentativi di mappare le connessioni sociali attorno al figlio del presidente Usa e di penetrare i vari livelli di protezione dei servizi segreti.
Iran: ministro esteri Oman a Teheran, consultazioni su stretto Hormuz
Il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr Albusaidi, si recherà a Teheran domani, martedì 25 agosto, per colloqui con funzionari iraniani, secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri iraniano tramite l'agenzia di stampa Irna. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che Albusaidi incontrerà il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi per discutere delle relazioni bilaterali e delle questioni regionali. La visita si inserisce nel quadro delle consultazioni politiche in corso tra i due Paesi, entrambi affacciati sullo Stretto di Hormuz. "Questo viaggio si inserisce nel quadro del rafforzamento della cooperazione bilaterale tra Iran e Oman e del proseguimento delle consultazioni politiche tra i due Paesi, in quanto Stati rivieraschi dello Stretto di Hormuz, al fine di contribuire a consolidare la pace e la stabilità nella regione", ha dichiarato Baghaei.
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