Continua lo stallo tra Stati Uniti e Iran per arrivare a un accordo di pace e porre fine al conflitto. Il presidente Donald Trump, rientrando dalla Virginia, ha detto di aspettarsi «stanotte» una risposta da Teheran sulla sua ultima proposta di pace. «Accordo subito o colpiremo con più violenza. Vedremo come andrà a finire», ha aggiunto. Secondo i media statunitensi, Trump sarebbe stanco della guerra e sarebbe riluttante a riprendere le ostilità.

Per il momento, il regime iraniano non ha intenzione di cedere alle condizioni della Casa Bianca e secondo i servizi di intelligence Usa, a dettare la strategia bellica c’è la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, nonostante le ferite riportate nell’attacco statunitense del 28 febbraio scorso. «Gli Stati Uniti pongano fine alle loro richieste eccessive e irragionevoli e alle loro aggressioni illegali, per far progredire il processo diplomatico», ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il blocco navale statunitense e gli ultimi attacchi contro gli ayatollah hanno rallentato le mediazioni finali per firmare l’accordo temporaneo e limitato proposto dai negoziatori.

Tensioni a Hormuz

Il rappresentante dell’Iran presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha avvertito il Consiglio di Sicurezza dell'Onu che «le continue azioni militari statunitensi nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz potrebbero produrre conseguenze catastrofiche che si estenderebbero ben oltre la regione e minaccerebbero la pace e la sicurezza internazionali». Nelle ultime ore sono state colpite due petroliere iraniane vuote nel Golfo di Oman che tentavano di forzare il blocco navale americano.

Washington ha rivisto la bozza della sua risoluzione Onu che chiede all’Iran di interrompere gli attacchi e la posa di mine nello Stretto di Hormuz. Ma si tratta ancora di un testo che non riesce a scongiurare il diritto di veto di Cina e Russia.

Una bocciatura formale di Pechino, in particolare, potrebbe portare a nuove tensioni in vista dell’incontro tra Trump e Xi Jinping dei prossimi giorni.

La bozza aggiornata, hanno riferito i media Usa, ha eliminato la clausola che invoca il Capitolo VII della Carta dell'Onu, che consente al Consiglio d'imporre misure che vanno dalle sanzioni all'azione militare, mantenendo però il linguaggio duro contro Teheran.

Malgrado il testo non autorizzi esplicitamente l'uso della forza, non lo esclude e «riafferma il diritto degli Stati membri dell'Onu di difendere le proprie navi da attacchi e minacce, comprese quelle che minano diritti e libertà di navigazione».

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