Due carabinieri del consolato italiano a Gerusalemme sono stati minacciati, fatti inginocchiare e interrogati da un colono israeliano armato in un villaggio vicino Ramallah. L'episodio, come ricostruito da ministero degli Esteri, è avvenuto in Cisgiordania. L’ambasciata italiana a Tel Aviv ha così indirizzato una «nota verbale» di protesta al governo israeliano. Nel pomeriggio il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore di Israele «per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull'episodio che ha visto coinvolti due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d'Italia a Gerusalemme» si legge in una nota della Farnesina. I due sarebbero stati bloccati sotto la minaccia di un fucile mitragliatore e «fatti inginocchiare». 

«I due militari erano ieri in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicino Ramallah, in territorio della Autorità Nazionale Palestinese - ricostruisce la Farnesina - i militari sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, presumibilmente un colono israeliano, che ha puntato su di loro un fucile». I due, fermati illegalmente, sono stati fatti inginocchiare sotto la minaccia di un mitra, riferiscono fonti di governo.

«I militari, che avevano con sé passaporti e tesserini diplomatici, oltre all'auto con targa diplomatica, sono stati "interrogati" dal civile; seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L'uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all'interno di un'area militare e dovevano allontanarsi».

Ma dopo alcune verifiche con il Cogat è emerso che non si trattava di un’area militare. I due carabinieri sono rientrati incolumi in Consolato e hanno riportato l’episodio all'Ambasciata e alla catena di comando dell'Arma. L’ambasciatore a Tel Aviv ha ricevuto istruzioni di presentare una protesta formale al governo israeliano coinvolgendo anche il ministero degli Affari Esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet.

Il corpo dell’ultimo ostaggio

Anche il corpo di Ran Gvili è tornato in Israele. «Un risultato incredibile», ha commentato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Avevamo promesso che avremmo riportato tutti a casa e così abbiamo fatto», ha aggiunto. Gvili, poliziotto di 24 anni, era stato ucciso mentre difendeva il kibbutz Alumim nel sud di Israele durante l'attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023 che ha scatenato la guerra a Gaza. «Ran è un eroe di Israele. È entrato per primo ed è uscito per ultimo. È tornato», ha detto ancora Netanyahu parlando con i giornalisti alla Knesset.

Nel fine settimana, le Idf hanno iniziato a riesumare centinaia di corpi in un cimitero musulmano nella parte orientale di Gaza City e sono arrivati all’identificazione dopo aver analizzato circa 250 cadaveri.

Il ritorno del corpo di Gvili apre a nuovi scenari per la Striscia. Primo fra tutti la riapertura del valico di Rafah, chiuso da maggio del 2024, e utile al transito di beni e persone da Gaza verso l’Egitto e viceversa.

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