Il presidente Usa celebra la ricorrenza rivendicando il ritorno di un’America «rispettata e temuta». Ma diventa autocelebrazione: artisti si ritirano, la Reflecting Pool si degrada dopo i lavori e tra accuse di sabotaggio. L’evento diventa caricatura della potenza promessa
Sono felice di dichiarare che l’America è tornata», ha annunciato Donald Trump mercoledì sul National Mall, aprendo la Great American State Fair, la marcia celebrativa verso i 250 anni dell’indipendenza americana. «Poco tempo fa eravamo un paese morto. Eravamo morti. Ora siamo il paese più hot del mondo. Siamo rispettati da tutti. Nessuno ride più di noi». Sono formule che riassumono meglio di qualunque linea politica la parabola di Trump, ispirata dal risentimento per l’umiliazione dell’America

