Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci della relazione della Commissione Antimafia della XVII Legislatura


Si è detto che la struttura familiare delle mafie è stata rivalutata dalla stagione della repressione di massa dello Stato; ma le mafie si rifugiano in famiglia senza rinunciare ai rapporti esterni. Tuttavia anche le relazioni esterne debbono tenere conto delle novità. Oggi nessun politico ha interesse a farsi vedere in compagnia di un mafioso, così come altre categorie professionali ed economiche che prima traevano vantaggio sociale dal mostrarsi in relazione con i mafiosi.

Per i mafiosi è oggi necessario ritessere le relazioni nei nuovi termini in cui ciò è possibile; e al tempo stesso è fondamentale per gli inquirenti sanzionare queste relazioni. Infatti, il passaggio di potere nelle società moderne dalla politica all’economia ha avuto riflessi anche nelle relazioni dei mafiosi. Essi vanno alla ricerca di luoghi e occasioni in cui le relazioni da pubbliche e visibili diventino solo private e invisibili.

La necessità delle mafie di perseguire relazioni senza rischi e di una parte delle classi dirigenti di servirsi dei rapporti con le mafie senza doverli rendere palesi (compresi alcuni apparati dei servizi segreti) ha imposto loro la scelta di luoghi sicuri di scambi di relazioni e di scambi di influenze. Più si fanno opachi i luoghi del potere più le mafie ne approfittano e si sentono a loro agio.

Ecco perché negli ultimi anni sembrano cresciute le adesioni di mafiosi a logge massoniche, ed è cresciuto il ruolo della massoneria nella strategia delle mafie nei territori da esse dominati. Di nuovo il modello della ‘ndrangheta si mostra adatto alle novità, e ci spiega molto più di tante analisi come sia diventata la mafia italiana più importante.

La ‘ndrangheta si era trovata per ragioni geografiche negli anni Sessanta al di fuori della storia che conta e di quelle relazioni necessarie a un salto di qualità. Queste condizioni di isolamento per ragioni geo-economiche causavano problemi di scarsa accumulazione e di scarse relazioni.

La classe dirigente calabrese contava meno di quella napoletana o di quella siciliana nelle dinamiche dello Stato italiano e gli affari che si potevano fare in Calabria non erano equiparabili a quelli delle altre regioni.

La ‘ndrangheta inventa una forma di accumulazione del denaro che non è consona alle altre mafie: i sequestri di persona, dettati da una necessità di una rapidissima accumulazione di denaro che possa permettere di partecipare agli affari nazionali. Poi si presentano due opportunità che riportano la Calabria nel circuito nazionale: la costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria (e poi il suo ammodernamento) e la costruzione del quinto centro siderurgico a Gioia Tauro, che non si utilizzerà mai dopo la sua costruzione. Ma restava il problema delle relazioni, da tessere con la società sia calabrese sia nazionale.

Così viene fuori la necessità di cambiare le vecchie tradizioni della ‘ndrangheta contrarie a doppie affiliazioni. De Stefano fa fuori contemporaneamente tre capi della ‘ndrangheta: Macrì, Nirta e Tripodo.

Con questo gesto ha la possibilità di rompere con il vecchio mondo e di aprire strade nuove nel massimo della segretezza possibile, dando vita a una cosa inusuale dentro la storia delle mafie: una terza organizzazione, in bilico tra mafia e massoneria, che si chiamerà la “santa”, un’organizzazione che non tutti debbono conoscere perché ha delle relazioni così delicate che neanche tutti gli aderenti alla ‘ndrangheta possono parteciparvi ed esserne perfino a conoscenza.

Inizialmente saranno solo trentatré coloro che ne potranno far parte, poi inizierà un’inflazione di queste presenze. Ecco l’invenzione dei “crocevia”, luoghi di incontri e di relazioni segrete che faranno la fortuna dei mafiosi calabresi e consentirà loro il salto nazionale e internazionale.

Nei sotterranei della politica e dell’economia si estendono quelle relazioni che non è utile per nessuno tenere alla luce del sole. Nasce “la mafia underground”, nascono i crocevia delle relazioni impronunciabili, i sotterranei dei rapporti indicibili. La “santa” è vincente perché nella storia d’Italia, dove si intrecciano da sempre reti illegali, criminali, politiche, affaristiche, sono fondamentali gli “incroci” di élite che non possono avvenire in superficie.

Ecco, la “santa” è una di queste opportunità. Che diventa a sua volta un modello da replicare per quella parte di classe dirigente (compresa quella criminale) che ha interesse a muoversi al di fuori della legge. La “santa” è un’organizzazione di relazioni, perché è abitudine e lunga consuetudine delle classi dirigenti italiane crearsi dei circuiti particolari delle influenze e delle conoscenze.

Le conoscenze e le relazioni stabiliscono un capitale che nessun merito personale può sostituire. Servono nelle reti clientelari, in quelle corruttive e da alcuni anni nelle reti mafiose. Una persona ambiziosa (politico, professionista, uomo delle istituzioni, imprenditore o mafioso) non potrà mai essere influente se non è in possesso di un circuito stabile di relazioni.

Questo consente ai mafiosi-massoni di cercare di avere tre tipi di relazioni: con il mondo politico locale e nazionale, con il mondo imprenditoriale locale e nazionale, con la magistratura e gli avvocati. L’infiltrazione della massoneria è in grado di offrire opportunità per tutte e tre queste relazioni. La storia delle mafie, quindi, è una storia di integrazione della violenza popolare dentro le strategie delle classi dirigenti. E in questa storia di integrazione bisogna andare a leggere e analizzare tutti i crocevia di queste relazioni, anche quelli con la massoneria.

Le mafie colpite come non mai nella loro storia da una repressione continua si rifugiano in luoghi opachi e occulti approfittando della presenza di organizzazioni delle classi dirigenti affermatesi proprio grazie allo scambio o al commercio di influenze. La storia del rapporto massoneria-mafia è la sintesi perfetta dell’opacità del potere in Italia. Un’opacità del potere che ha permesso la continuazione di tante forme illegali: la mafia è una di queste.

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