Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci dell’ordinanza del 18 Marzo 1995, “Azzi+25” di Guido Salvini, il giudice che a Milano provò, a più di vent’anni di distanza dai fatti avvenuti, a far condannare responsabili e complici di una stagione di sangue


La deposizione di Gianni Casalini, il quale, dopo molti timori e titubanze, accettava di riferire un numero di circostanze assai Maggiore rispetto alle deposizioni precedenti, deve essere riportata nei suoi passi essenziali. Dopo aver confermato di aver svolto il ruolo di informatore del S.I.D. di Padova, Gianni Casalini dichiarava:

«Nel 1972 .... contattai il maresciallo Guerriero della caserma dei Carabinieri di Prato della Valle, alla periferia di Padova, e gli fornii una indicazione relativa ad uno studente siriano che avevo conosciuto e che mi aveva parlato di un traffico di armi con la Turchia.

Il maresciallo mi propose di passare questa collaborazione a quello che lui chiamava “personale specializzato” ed entrai così in contatto con tre diversi sottufficiali che capivo benissimo appartenere al S.I.D. Si chiamavano “Nico”, “Nievo” e “Luca”.

Gli incontri erano basati su telefonate che io facevo da cabine pubbliche seguite da colloqui in luoghi abbastanza anonimi come bar e altri pubblici esercizi.

Nel rapportarsi con me mi chiamavano “Rodolfo”. Non conoscevo l’altro nome in codice, “Turco”, che l’Ufficio mi ha comunicato, che potrebbe però ricollegarsi sia al fatto del traffico d’armi verso la Turchia, di cui ho parlato, sia ad un viaggio per motivi turistici che avevo fatto in Turchia con alcuni amici ed amiche. Io vedevo più spesso Nico, che tuttora abita e lavora a Padova in quanto mi capita di incontrarlo dalle parti di Piazza Mazzini.

In seguito mi indicò come suo cognome vero prima Rossini e poi più precisamente Rossetti, ma non sono in grado di affermare se fosse esatto perché non ho avuto modo, anzi non ho voluto, vedere il suo tesserino. Nievo fu poi trasferito in Friuli e non l’ho più visto.

Non ho avuto modo, in seguito, di vedere più anche Luca che ricordo aveva un accento laziale.

Questo rapporto è iniziato nell’ottobre del 1972 ed è proseguito per alcuni anni.

Io non venni mai pagato per il mio lavoro e solo in occasione dell’ultimo incontro mi venne consegnata una piccola somma, 40mila lire, a titolo di rimborso spese.

Quest’ultimo incontro avvenne con Nico. Devo dire che ebbi la sensazione di essere stato un po’ sganciato, come se avessero voluto occuparsi di cose più importanti.

Come ho già avuto occasione di dire, io partecipavo alle riunioni, prevalentemente di lettura e commento di testi, che si svolgevano nella stanzetta della libreria “Ezzelino” di Via Patriarcato.

Ho conosciuto quindi, in tali occasioni, oltre a Freda, Trinco con cui ero abbastanza in amicizia, Callegari, Merlo, ho visto qualche volta Fachini e alcune volte Ventura, che dopo una serie di difficoltà ottenne anche un fido dalla B.N.L. di Padova, che all’epoca era diretta da mio padre. Io ho sempre avuto simpatia per le ideologie di destra, ma ritenevo giusto nei confronti dello Stato dover segnalare delle situazioni che al S.I.D. erano del tutto ignote perchè quei sottufficiali mi avevano detto che per loro quella situazione era “terra vergine”.

Come ho detto, ho conosciuto questi tre sottufficiali, ricordo che Luca mi raggiunse una volta in un bar ristorante a Castelnuovo di Teolo, in provincia di Padova, sui colli Euganei. Luca era quello dei tre dal carattere più aperto.

A domanda dell’Ufficio: non ho mai conosciuto personalmente il Comandante del Gruppo Carabinieri di Padova, tenente colonnello Del Gaudio. Credo però che lo conoscesse mio padre, anche per ragioni legate alla posizione che mio padre rivestiva a Padova come direttore di Banca.

Prendo visione dei rapportini contenenti le notizie da me fornite ed elaborate dal S.I.D. con rapportini che iniziano l’11.6.1973 e terminano il 17.12.1975.

Prendo atto che l’Ufficio li ha acquisiti presso la sede della I Divisione dell’attuale SISMI.

Con riferimento ad una notizia contenuta in un rapportino del 29.10.1973 relativa ad un progressivo allontanamento dalla vita politica di Trinco, Callegari e Merlo, posso dire che questo allontanamento corrisponde effettivamente ad una notizia che io ho fornito.

Ricordo che in particolare Trinco e Callegari erano stati arrestati per un incendio doloso in danno di una Sinagoga ed avevano cominciato ad avere paura. Con riferimento ad altre notizie contenute in un rapportino elaborato sempre il 29.10.1973 in cui si parla della circostanza della fuga in Spagna di Pozzan, posso dire che nel gruppo della libreria circolava questa notizia.

Preciso che io conoscevo di persona Pozzan e lo consideravo una persona di un certo valore.

Nico mi disse che sarebbe stato utile che io andassi in Spagna per acquisire notizie circa gli episodi più gravi, anche raggiungendo la pizzeria “El apuntamiento” che Delle Chiaie aveva aperto e di cui mi fece vedere una fotografia con la vetrina d’ingresso. Io gli dissi di no perché, fra l’altro, avrei dovuto partire a mie spese e sarei stato forse rimborsato in caso di risultati positivi. Inoltre non conoscevo e non conosco la lingua spagnola.

Nel medesimo rapportino si parla di un elenco di ufficiali delle Forze Armate che Freda avrebbe raccolto anche attraverso Lorenzon per indirizzare loro stampe e pubblicazioni finalizzate ad un eventuale appoggio da parte loro in caso di golpe. Confermo che io riferii questa notizia ad uno dei miei tre referenti, però non ricordo in questo momento da chi io direttamente l’appresi, cioè se da Freda o da un altro dei suoi amici. Nei rapportini leggo anche il nome di Melioli e posso dire che si tratta di una persona di Rovigo che frequentava la libreria e che io ho conosciuto.

Avevo riferito che questo Melioli era in contatto con la libreria ed infatti vi era venuto qualche volta con la moglie. Noto nei rapportini che vi è citato il nome di Amaudruz che mi ricordo era un punto di riferimento politico in Svizzera.

Prendo atto che in un appunto redatto personalmente dal generale Maletti in data 5.6.1975 risultano altre notizie che io sarei stato in grado di fornire o avrei fornito e che dal contesto di tale appunto si desume che i responsabili del S.I.D. non erano affatto del parere che tali notizie emergessero, tanto è vero che Maletti indicava la necessità di “chiudere entro giugno”.

In merito posso dire che è vero che io fornii a Nico una notizia di un certo interesse e questa riguardava uno scantinato o soffitta o comunque un locale in cui erano occultate delle armi, a Venezia. Io ho appreso di ciò da Freda e Ventura alla libreria Ezzelino, o almeno mi sembra, e ricordo che Freda e Ventura si lamentavano della scomodità del luogo in quanto per raggiungerlo si doveva fare un bel tratto a piedi per le calli di Venezia partendo da Piazzale Roma, ove come è noto si debbono lasciare le macchine. Non so con che modalità lo avessero affittato, so che a Venezia erano in contatto con tale dr. Maggi con cui però Freda era in una sorta di avversione personale.

Freda ne parlava male e non voleva prendere ordini da lui. Io questo Maggi lo avevo visto, quando era ancora studente di medicina, al Bar Pedrocchi di Padova.

Prendo atto che nell’appunto di Maletti si parla anche di notizie che io avrei potuto fornire circa gli attentati ai treni del 1969.

Devo dire che questo proprio non lo ricordo, non ricordo cioè di avere avuto notizie specifiche.

Ricordo benissimo gli episodi degli attentati alla Fiera di Milano e gli attentati sui treni avvenuti nel 1969. Per me era un’azione di Ordine Nuovo a livello nazionale, ma non saprei dire altro.

Si dà atto che il teste chiede più volte dove si trovino attualmente Freda, Ventura, Toniolo, Balzarini e, a domanda dell’Ufficio, risponde: Lo chiedo perché di questa gente ho paura.

Voglio aggiungere che dopo i primi due colloqui con gli esponenti del S.I.D. io avevo detto a Trinco, con cui ero molto in confidenza, che io stavo lavorando per il S.I.D.

Voglio fare presente che come l’Ufficio ha potuto rilevare sono del tutto lucido ed ho un buon ricordo delle situazioni che Lei mi cita, però sono tormentato dall’ansia e dalla depressione e soprattutto dall’insonnia, sintomi questi che non mi consentono di lavorare e mi conducono ad una vita solitaria».

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