Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro–tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza di primo grado che ha assolto l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. La sentenza di secondo grado, confermata in Cassazione, ha accertato invece che – fino alla primavera del 1980 – Andreotti aveva avuto rapporti con i boss Cosa Nostra


Dal 5 settembre 1983 all’8 settembre 1983 Giuseppe Cambria, socio dei cugini Antonino ed Ignazio Salvo nella SATRIS S.p.A., rimase ricoverato per una crisi cardiaca presso la Divisione di Cardiologia dell’Ospedale Civico di Palermo.

In questa Divisione, nel periodo in esame, prestavano servizio i medici dott. Cesare Scardulla e dott. Gaspare Messina (cfr. le deposizioni rese dai medesimi e dal teste isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 23 gennaio 1997).

Il dott. Scardulla, nella sua deposizione testimoniale, ha riferito che Giuseppe Cambria, durante il ricovero, riceveva numerose visite di parenti ed amici, tra cui il direttore sanitario dell’Ospedale, dott. Giuseppe Lima (fratello dell’on. Salvo Lima), ed i cugini Antonino e Ignazio Salvo. Questi ultimi, secondo quanto ha specificato il teste, “stavano lì con una frequenza (…) assidua, erano ogni giorno là”. Il teste ha, poi, aggiunto di non avere un ricordo netto della presenza dell’on. Salvo Lima nella predetta circostanza.

Il dott. Messina, nella sua deposizione testimoniale, ha confermato che tra le persone che si recavano a far visita al Cambria vi erano il dott. Giuseppe Lima, Antonino Salvo, Ignazio Salvo, ed ha aggiunto di avere notato anche l’on. Lima.

Anche Giuseppe Cambria, nel verbale di dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996 (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998), ha precisato di avere ricevuto, durante la sua degenza, parecchie visite di parenti ed amici, tra i quali “i cugini Salvo, il dott. Beppe Lima, probabilmente l’on. Salvo Lima”.

Il dott. Messina ha, poi, dichiarato che, mentre era addetto al turno di guardia pomeridiano in uno dei giorni in cui si trovava ricoverato il dott. Cambria, rispose ad una comunicazione telefonica attraverso l’apparecchio collocato nella sala che ospitava la centrale di monitoraggio dei pazienti. L’interlocutore si presentò come appartenente alla segreteria del sen. Andreotti, domandò se nel medesimo reparto si trovasse ricoverato il Cambria, assunse informazioni sul suo stato di salute, e chiese se nella stanza del paziente vi fosse qualche persona con cui egli potesse conferire. Conseguentemente il dott. Messina, dopo avere fornito alcune informazioni generali sulle condizioni di salute del Cambria, lasciò in attesa l’interlocutore, si recò nella stanza dove si trovava il degente, avvertì qualcuno dei presenti della telefonata precisandone la provenienza, ed accompagnò uno di essi presso l’apparecchio telefonico per consentirgli di conferire con l’autore della comunicazione.

[…] Escusso dal P.M. in data 2 maggio 1996, il dott. Messina aveva affermato quanto segue: “Non ricordo in questo momento se parlai personalmente con l’onorevole Andreotti o con una persona della sua Segreteria che, per conto dell’onorevole Andreotti, mi chiese notizie sulla salute del Cambria”. In pari data, sottoposto a confronto con il dott. Scardulla, il dott. Messina aveva esplicitato: “è assolutamente certo comunque che le notizie sul Cambria mi furono chieste personalmente da Andreotti o da qualcuno della sua segreteria personale per conto di Andreotti. Il nome di Andreotti mi fu fatto espressamente. Questo lo ricordo perfettamente”.

Da questi atti di indagine emerge, dunque, che il dott. Messina conservava il dubbio sull’identità dell’interlocutore, restando incerto se si trattasse del sen. Andreotti o di qualche altro soggetto appartenente alla sua segreteria personale, il quale comunque domandava informazioni sulle condizioni di salute del Cambria per conto del sen. Andreotti.

Essendogli stato contestato, nel corso della deposizione dibattimentale, il suesposto contenuto del verbale di assunzione di informazioni e del verbale di confronto del 2 maggio 1996, il teste Messina ha ribadito, seppure in termini più sfumati, la sua incertezza, affermando quanto segue: “il dubbio della voce poteva esistere e continua ad esistere. (...) Nel senso che io non ho identificato nella voce la voce dell’onorevole Andreotti. (...) l’altra persona mi ha detto della Segreteria di Andreotti però non posso non avere il dubbio che possa essere stato lo stesso Andreotti che non voleva parlare con me”. […] La deposizione del dott. Scardulla coincide, quindi, con quella del dott. Messina per quanto attiene alle indicazioni fornite da quest’ultimo ai colleghi sull’identità della persona che aveva telefonato per informarsi sullo stato di salute del Cambria; al riguardo, il teste Messina ha chiarito di avere raccontato che la comunicazione telefonica proveniva dal sen. Andreotti, e di avere taciuto (considerandola irrilevante rispetto all’effettivo significato dell’episodio) la circostanza che l’interlocutore si era presentato come appartenente alla segreteria dello stesso uomo politico.

Si riscontra, invece, una divergenza tra le deposizioni rispettivamente rese dai due testi in ordine all’individuazione delle persone con cui l’autore della comunicazione telefonica aveva chiesto di conferire. Al riguardo, il dott. Messina ha riferito che l’interlocutore aveva genericamente domandato di parlare con qualcuno dei soggetti presenti al capezzale del dott. Cambria e non ha manifestato un preciso ricordo neppure sull’identità della persona che egli aveva poi accompagnato presso l’apparecchio telefonico, mentre il dott. Scardulla ha precisato che l’interlocutore aveva “chiesto di parlare o con uno dei Salvo o con Beppe Lima”.

Quest’ultima indicazione sembra dotata di maggiore valenza dimostrativa, sia perché si inserisce in un contesto mnemonico più specifico, persistente e dettagliato, sia perché trova rispondenza in ulteriori elementi di convincimento con essa pienamente coerenti.

Deve infatti osservarsi che il dott. Scardulla, il quale ha appreso il contenuto della conversazione telefonica dal collega Messina a brevissima distanza di tempo dal fatto, ha manifestato un ricordo più netto rispetto a quello della fonte di riferimento proprio con riguardo ad una circostanza (la richiesta dell’interlocutore di conferire con uno dei cugini Salvo ovvero con il dott. Giuseppe Lima) che si pone in univoca correlazione con due dati incontrovertibilmente accertati: l’assidua presenza dei cugini Salvo e del dott. Giuseppe Lima presso la Divisione di Cardiologia contestualmente al ricovero del Cambria, ed i saldi rapporti (di carattere personale e politico) che legavano il sen. Andreotti ai cugini Salvo ed al fratello del dott. Giuseppe Lima, l’on. Salvo Lima. Entrambi questi elementi inducono a ritenere perfettamente verosimile che a proseguire la conversazione telefonica con il soggetto che chiedeva informazioni per conto del sen. Andreotti sia stato proprio uno dei cugini Salvo ovvero il dott. Giuseppe Lima.

La precisione e la costanza del ricordo manifestato dal dott. Scardulla sono altresì desumibili dal fatto che egli nel febbraio 1996 riferì spontaneamente il predetto episodio al dott. Michele Vullo (suo amico e dirigente dell’organizzazione sindacale cui egli era iscritto) ed al dott. Claudio Clini (direttore di una rivista destinata agli iscritti al sindacato) in termini sostanzialmente identici a quelli che caratterizzano la sua successiva deposizione davanti all’autorità giudiziaria.

[…] La preminente rilevanza probatoria della ricostruzione dei fatti esposta dal dott. Scardulla è desumibile, oltre che dalle intrinseche caratteristiche del ricordo manifestato dal teste e dai suindicati riscontri esterni, anche dalla circostanza che il teste Messina non ha escluso di avere effettivamente chiamato uno dei cugini Salvo per accompagnarlo a rispondere alla telefonata ed ha riconosciuto l’incertezza della propria memoria in ordine all’episodio in esame (esplicitando: «questa vicenda io l’avevo quasi dimenticata, ho dovuto fare mente locale per ricordare un po’ e ricostruire la... in pochissimo tempo, cioè nel tempo dell’interrogatorio. Perché allora io l’indomani ne avevo parlato con i miei colleghi dicendo... manifestando così il fatto che il personaggio che era ricoverato doveva essere importante perché aveva telefonato pure Andreotti, però intendendo nella mia... cosa la “segreteria” identificandola con l’Onorevole Andreotti. E poi (...) di questa telefonata non se ne parlò più, non ne ho parlato più ed è stata quasi messa nel dimenticatoio»).

L’affidabilità del dott. Scardulla è, poi, stata evidenziata dallo stesso dott. Messina, il quale ha dichiarato: “io stimo il dottore Scardulla perché è una persona preparata e molto equilibrata”.

Deve quindi ritenersi pienamente credibile l’affermazione del teste Scardulla, secondo cui l’autore della telefonata chiese di parlare con uno dei cugini Salvo o con il dott. Giuseppe Lima. Ciò posto, deve osservarsi che l’esame della personalità del dott. Cambria palesa in modo inequivocabile l’intensità dei suoi rapporti personali ed economici con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo, e la notevole rilevanza delle relazioni da lui instaurate con esponenti mafiosi di primario rilievo.

In proposito, occorre premettere che la posizione di enorme potere economico-politico dei cugini Salvo era stata costruita mediante una stretta cooperazione con le famiglie Cambria e Corleo nell’esercizio dell’attività esattoriale.

Nell’esame testimoniale reso in data 8 luglio 1983 davanti al Giudice Istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Giovanni Falcone, Ignazio Salvo dichiarò quanto segue in ordine alla situazione societaria della SATRIS S.p.A.: “Sono socio della SATRIS (10% del pacchetto azionario) S.P.A., società che si occupa della gestione di esattorie; altri soci sono Cambria Giuseppe, Cambria Francesco e Cambria Antonino, Salvo Antonino, Corleo Francesca Maria, Iuculano Rosario. In buona sostanza, la SATRIS è di proprietà delle famiglie Salvo, Cambria, Iuculano e Corleo”.

Dalla visura camerale acquisita all’udienza del 25 settembre 1997 si desume che la SATRIS S.p.A. (Società per Azioni Tributaria Siciliana) era stata costituita il 29 dicembre 1946 ed aveva iniziato la sua attività in data 11 febbraio 1966. In data 18 luglio 1984 Antonino Salvo si era dimesso dalla carica di consigliere delegato. In data 28 giugno 1990 Giuseppe Cambria fu nominato Presidente e Patrizia Salvo fu nominata consigliere; gli stessi furono confermati nelle rispettive cariche in data 28 maggio 1993.

Nel verbale di assunzione di informazioni rese in data 23 gennaio 1995 davanti al P.M. (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998), Giuseppe Cambria ha dichiarato di essere Presidente del Consiglio di Amministrazione della società SATRIS, del quale erano allora componenti anche suo fratello Guglielmo Cambria e Patrizia Salvo (figlia di Antonino Salvo), ed aveva fatto parte per un certo periodo lo stesso Antonino Salvo.

Dalla deposizione di Giuseppe Cambria si evince, con riguardo alla partecipazione azionaria alla SATRIS S.p.A., che Ignazio Salvo era azionista al 10%, la moglie di Antonino Salvo era azionista al 24%, Luigi Corleo (suocero di Antonino Salvo) era azionista al 10%, Carmelo Cambria (zio del dichiarante) era azionista al 6%, Francesco Cambria (padre dello stesso Giuseppe Cambria) era azionista al 7%, e Iuculano era azionista al 23%.

Giuseppe Cambria ha aggiunto di avere sempre intrattenuto buoni rapporti con i Salvo, di averli frequentati anche “al di là del lavoro”, di averli spesso accompagnati presso la segreteria politica dell’on. Lima, e di avere partecipato al matrimonio della secondogenita di Antonino Salvo, Daniela Salvo, nonché alla cerimonia religiosa delle nozze della primogenita Angela Salvo.

Ha specificato che la SATRIS S.p.A. impiegò alle proprie dipendenze per tre o quattro anni con decorrenza dal 1982 o 1983 il figlio dell’on. Lima, Marcello Lima, il quale “si faceva vedere pochissime volte in ufficio, e ciò ovviamente gli era consentito solo in ragione dei particolari rapporti esistenti fra il padre ed i cugini Salvo” (al riguardo, deve comunque osservarsi che, nell’interrogatorio reso in data 5 dicembre 1984 davanti al Giudice Istruttore presso il Tribunale di Palermo, Antonino Salvo aveva affermato: “Circa l’assunzione alla SATRIS di Lima Marcello, che è figlio dell’on. Lima, la cui domanda di assunzione, la S.V. mi dice senza data e senza indicazione dell’iscrizione dell’aspirante all’Ufficio di collocamento, non so dir nulla, poiché, come ho detto delle assunzioni di occupava il dr. Cambria”).

Nel verbale di dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996 (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998) Giuseppe Cambria ha precisato di essere stato “socio di minoranza della SATRIS ed anche direttore dell’esattoria comunale di Palermo, al tempo in cui la gestione era curata appunto dalla SATRIS”.

Oltre che sul piano tecnico-amministrativo, Giuseppe Cambria coadiuvava i cugini Salvo nella gestione dei rapporti con gli ambienti politico-istituzionali della Regione Siciliana, […].

La presenza di Giuseppe Cambria, quale rappresentante della società esattoriale, nella predetta sede istituzionale - proprio nel periodo in cui veniva deliberata la concessione di un contributo straordinario per le spese sostenute dagli esattori siciliani - appariva palesemente riconducibile (come ha ritenuto lo stesso teste Campione sulla base della sua diretta esperienza politica) alla più generale azione di condizionamento esplicata dai cugini Salvo sulla vita politica siciliana in funzione del potenziamento del gruppo imprenditoriale facente capo a loro ed alle famiglie Cambria, Iuculano e Corleo.

I rapporti instaurati da Giuseppe Cambria con esponenti di primo piano della corrente andreottiana in Sicilia sono desumibili da numerosi elementi probatori raccolti nel corso del dibattimento.

In particolare, all’udienza del 15 aprile 1998, la teste Giuseppa Puma (moglie di Ignazio Salvo), essendole stato domandato se avesse conosciuto l’on. Lima, ha risposto: “sì, una volta l'ho conosciuto, in casa Cambria mi venne presentato”.

All’udienza del 10 febbraio 1998 il teste Calogero Adamo ha riferito che i Salvo e l’on. Lima “si incontravano spesso alla sede del partito”, ed ha aggiunto: “io mi ricordo qualche volta che sono stato in via Amerigo Amari oppure in via cosa, poi c'era anche il Corleo, poi c'era anche il cognato di..., poi c'era anche l'altro di Messina, Cambria, erano tutti... insomma, ognuno aveva, insomma il rapporto lo sapevo, era un rapporto che non faceva supporre niente, faceva supporre che chiddi erano una potenza. (...) I signori SALVO erano una potenza (...) deterrenti di voti, perché erano gente che facevano questo lavoro in quanto avevano da difendere i loro patrimoni”.

Il teste Antonio Pulizzotto, all’udienza del 24 febbraio 1997, ha riferito di avere rivolto alcune domande all’avv. Antonio Noto Sardegna, il quale - dopo avere preso visione di un articolo giornalistico relativo alla sua partecipazione ad una riunione di gala tenutasi a Mondello in relazione alla candidatura dell’on. Lima alle elezioni europee, nella quale risultava presente anche Giuseppe Cambria – confermò di avervi preso parte.

Dall’esame delle rubriche ed agende telefoniche sequestrate a Giuseppe Cambria si desume, poi, che il medesimo era in possesso dei numeri di tutte le utenze telefoniche intestate all’on. Lima ed all’on. D’Acquisto.

Peraltro, lo stesso Giuseppe Cambria, nel verbale di dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996, pur escludendo di essersi mai interessato di politica, ha ammesso le circostanze di seguito riportate: “conoscevo bene l’on. Salvo Lima, anche perché la mia villa di Mondello è prossima a quella che lui abitava. Ci incontravamo come amici, e quindi il nostro rapporto era abbastanza frequente”.

Significativa è pure la partecipazione del fratello di Giuseppe Cambria, Guglielmo Cambria, alle nozze della figlia dell’on. Merlino, celebrate in data 7 luglio 1980. A questo matrimonio prese parte anche il sen. Andreotti, che fu accompagnato sul luogo mediante un’autovettura blindata della SATRIS S.p.A., la quale, nella circostanza, rimase a sua disposizione per più giorni (sull’argomento, possono richiamarsi le dichiarazioni rese dal teste Filippazzo all’udienza del 24 febbraio 1997).

Come si avrà modo di rilevare nel paragrafo 7, le autovetture blindate della SATRIS S.p.A. venivano utilizzate sia dall’on. Lima sia dal sen. Andreotti per i loro spostamenti in Sicilia. Presso la suddetta società esattoriale avevano trovato impiego, oltre a persone vicine ad esponenti politici della corrente andreottiana (come il figlio dell’on. Lima e come l’autista di Nicolò Graffagnini, Cavallaro Giuseppe: sul punto, ha riferito il teste Pulizzotto all’udienza del 24 febbraio 1997), anche soggetti legati ad esponenti di “Cosa Nostra” ovvero inseriti nella medesima organizzazione mafiosa.

In particolare, hanno prestato la propria attività lavorativa alle dipendenze della società esattoriale un nipote di Gaetano Badalamenti (successivamente ucciso, come ha chiarito il teste Pulizzotto all’udienza del 22 maggio 1996), Paolo Rabito (“uomo d’onore” e “consigliere” della “famiglia” di Salemi, in ordine al quale possono richiamarsi le considerazioni sviluppate nella sentenza n. 1336/97 del 3 aprile 1997 della Corte di Appello di Palermo, passata in giudicato il 18 febbraio 1998 ed acquisita al fascicolo del presente dibattimento il 9 giugno 1998, che ha accertato l’inserimento del soggetto nell’associazione mafiosa, nonché la deposizione resa all’udienza del 20 febbraio 1997 dalla teste Brigida Mangiaracina e quella resa all’udienza del 22 aprile 1997 dal collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori), e Giovanni Zanca (il quale fu dipendente della SATRIS dal 1975 al 1980, come ha precisato all'udienza del 19 febbraio 1997 il teste Raffaele Siniscalchi).

Giovanni Zanca, che svolgeva la mansioni di autista di Giuseppe Cambria (il quale ha ammesso tale circostanza nel verbale di assunzione di informazioni del 23 gennaio 1995), fu successivamente condannato alla pena di sette anni di reclusione per i reati di associazione per delinquere semplice, associazione di tipo mafioso e danneggiamento, con la sentenza emessa il 16 dicembre 1987 dalla Corte di Assise di Palermo nell’ambito del procedimento penale a carico di Abbate + 459 (c.d. “maxiprocesso”). […].

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