Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro–tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza di primo grado che ha assolto l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. La sentenza di secondo grado, confermata in Cassazione, ha accertato invece che – fino alla primavera del 1980 – Andreotti aveva avuto rapporti con i boss Cosa Nostra


Tra il senatore Andreotti e l’onorevole Salvatore Lima si sviluppò, dopo le elezioni politiche del 1968, un legame politico particolarmente stretto, che perdurò ininterrottamente fino al 12 marzo 1992, quando l’onorevole Lima fu ucciso in un agguato di chiara matrice mafiosa.

La carriera politica di Salvatore Lima aveva, comunque, avuto inizio parecchi anni prima della sua adesione alla corrente andreottiana. Salvatore Lima fu eletto per la prima volta Consigliere Comunale di Palermo nel 1951. Nel 1954 aderì alla corrente fanfaniana (“Nuove Cronache”). Nel 1956 fu eletto nuovamente al Consiglio Comunale di Palermo ed assunse quindi le cariche di Vice Sindaco e di Assessore ai Lavori Pubblici ed all’Urbanistica. Ricoprì la carica di Sindaco di Palermo dal 7 giugno 1958 al 6 novembre 1960, dal 4 aprile 1961 al 28 gennaio 1963, e dal 21 gennaio 1965 al 1° luglio 1966. Dal 1961 al 1968 assunse l’incarico di Segretario Provinciale della Democrazia Cristiana di Palermo.

Nelle consultazioni politiche del 19 maggio 1968 fu eletto alla Camera dei deputati per la circoscrizione della Sicilia Occidentale (comprendente le province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani), nelle liste della Democrazia Cristiana; egli, in questa occasione, ottenne 80.387 voti di preferenza (v. la deposizione resa dal teste isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996 ed i documenti nn. 99, 100 e 102).

A seguito delle elezioni politiche del 1968, l’onorevole Lima, entrato in contrasto con l’onorevole Giovanni Gioia, lasciò la corrente fanfaniana ed aderì a quella facente capo al sen. Andreotti, nella quale rimase inserito fino alla propria morte.

Tale vicenda è stata descritta nei seguenti termini dal teste onorevole Mario D’Acquisto (esponente politico palermitano strettamente legato all’onorevole Lima) all’udienza del 19 giugno 1996:

D’Acquisto M.: (...) Lima e Gioia costituivano un binomio inscindibile nel periodo in cui io li conobbi e la loro alleanza politica andò avanti senza interruzioni fino alle elezioni, se non erro, del 1968… (...)

Pm: I loro referenti politici nazionali chi erano?

D’Acquisto M.: In quel periodo referente politico nazionale di entrambi era l’onorevole Fanfani.

Pm: Quindi nel ’68, se ben ricorda, cosa avvenne?

D’Acquisto M.: Nel ’68 sia Lima che Gioia furono candidati, entrambi, alla Camera dei Deputati e Lima sopravanzò Gioia di pochi voti, sia questa circostanza che, però, era indicativa di un malessere più profondo, sia altre circostanze politiche determinarono una frattura fra i due, in quel periodo, quindi, Lima si pose il problema, non riuscendo a trovare più nel gruppo fanfaniano quella collocazione ottimale che cercava, di trovare altri referenti politici nazionali, con i quali potesse portare avanti la sua linea e quindi ci fu, attraverso l’onorevole Evangelisti che se ne fece sponsor, l’ingresso di Lima, nella corrente capeggiata dall’onorevole Andreotti.

Pm: Ecco. Un flash sul rapporto tra l’onorevole Evangelisti e l’onorevole Andreotti. Come mai Evangelisti fu sponsor di questo ingresso, lo vuole chiarire?

D’Acquisto M.: Si, molto semplice rispondere a questa domanda, perchè l’onorevole Evangelisti era uno dei collaboratori più vicini al Presidente Andreotti e quindi curava in gran parte tutte le questioni inerenti alla vita della corrente.

Pm: Che cosa intende, ecco, o per lo meno se vuole chiarirci che cosa era la vita della corrente andreottiana, in quel periodo e che ruolo aveva all’interno di questa vita della corrente l’onorevole Evangelisti?

Presidente: Siamo nel ’68?

Pm: Siamo nel ’68, si, sostanzialmente nel momento in cui si crea questa frattura.

D’Acquisto M.: Ma, la corrente dell’onorevole Andreotti era una corrente che aveva una sua vitalità molto pronunciata, aveva un leader prestigioso, l’onorevole Evangelisti, si può dire che fosse il motore organizzativo di questa corrente, colui che teneva i rapporti con l’esterno, che cercava di allargare i confini della corrente stessa, di rafforzarla.

Pm: Ecco.

D’Acquisto M.: Io l’ho visto come un collaboratore leale, molto attento del Presidente Andreotti.

Pm: Ecco, onorevole, lei ha detto cercava di allargare i confini di questa corrente, sempre con riferimento a quel torno di anni, quindi ’68, ’70, la corrente andreottiana, prima che vi aderisse l’onorevole Lima aveva degli altri adepti in Sicilia e se è si, quali?

D’Acquisto M.: Ma, non ricordo se ci fosse qualche adepto, se c’era, comunque, non aveva un ruolo significativo. Senza dubbio, in Sicilia, l’adesione dell’onorevole Lima e successivamente, poi, dell’onorevole Drago rafforzò molto la presenza andreottiana nell’isola. (...)

Pm: E allora... Ecco, cerchiamo di arrivarci attraverso ricordi di sua esperienza personale. Lei, fino a quando l’onorevole Lima milita nella corrente fanfaniana, in quale corrente milita?

D’Acquisto M.: Io militavo insieme con Gioia e Lima nella corrente fanfaniana.

Pm: Quindi eravate tutti all’interno della stessa corrente.

D’Acquisto M.: Certamente.

Pm: Quando l’onorevole Lima decide di passare alla corrente andreottiana, lei lo segue in questa scelta?

D’Acquisto M.: Si, c’è stata una spaccatura, il gruppo, grosso modo si divise, possiamo dire, al 50 per cento, alcuni andarono insieme a Lima a compiere questo nuovo passo, mentre gli altri restarono con Gioia e quindi sostanzialmente con Fanfani.

Dalle suesposte dichiarazioni si desume, dunque, che l’ingresso nella corrente andreottiana dell’onorevole Lima fece seguito direttamente alla frattura tra costui e l’onorevole Giovanni Gioia, avvenne per effetto dell’opera di mediazione e di impulso svolta dall’onorevole Evangelisti, e comportò un notevole rafforzamento della “presenza andreottiana” in Sicilia.

Anche il teste onorevole Attilio Ruffini (già esponente di spicco della corrente dorotea in Sicilia) all’udienza del 20 giugno 1996 ha evidenziato che l’adesione dell’onorevole Lima alla corrente andreottiana fu conseguenza di un dissidio con l’onorevole Giovanni Gioia, verificatosi nel 1968 per ragioni connesse all’esito delle elezioni politiche.

[…] Convergono con le dichiarazioni del teste Ruffini le seguenti affermazioni del collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino, esaminato all’udienza del 15 dicembre 1995: […]. Parzialmente difforme è la ricostruzione dell’accaduto esposta dal teste onorevole Nicola Signorello, […].

La versione dei fatti enunziata dal teste Signorello si differenzia da quella dei testi D’Acquisto e Ruffini in quanto evidenzia che l’onorevole Lima, dopo la frattura con l’onorevole Giovanni Gioia, aderì alla corrente dorotea – facente capo ad una pluralità di esponenti politici (Rumor, Piccoli, Andreotti, Colombo) – ed, a seguito della scissione verificatasi in quest’ultima corrente nel 1969, si inserì nel gruppo il cui principale esponente era il sen. Andreotti. Pertanto, secondo l’onorevole Signorello, l’ingresso dell’onorevole Lima nella corrente andreottiana avvenne nel 1969. L’onorevole Lima rimase legato al sen. Andreotti anche dopo il distacco tra quest’ultimo e l’onorevole Colombo (verificatosi intorno al 1973).

L’iniziale adesione dell’onorevole Lima alla corrente dorotea (allora capeggiata da quattro uomini politici di rilievo nazionale, tra cui il sen. Andreotti), essendosi protratta per un periodo assai ridotto (dalla frattura tra l’onorevole Lima e l’onorevole Gioia - verificatasi dopo le elezioni del 1968 – al 1969), non è, invece, rimasta impressa nella memoria dell’onorevole Ruffini e dell’onorevole D’Acquisto (che pure seguì l’onorevole Lima nelle sue scelte di corrente).

Non essendovi motivo per dubitare dell’esattezza del ricordo del teste Signorello, l’adesione dell’onorevole Lima alla corrente capeggiata dal sen. Andreotti deve collocarsi nel 1969.

Tra il sen. Andreotti e l’on Lima si instaurò un rapporto fiduciario, in forza del quale il primo uomo politico si avvaleva del secondo per dirigere la sua corrente in Sicilia. Al riguardo, sono significative le seguenti dichiarazioni rese dal teste D’Acquisto all’udienza del 19 giugno 1996: “nel caso specifico c’era senza dubbio un rapporto fiduciario dell’Onorevole Andreotti con l’Onorevole Lima e quindi l’azione di guida, di direzione politica dell’Onorevole Andreotti nei confronti della corrente si esplicitava e si esprimeva soprattutto attraverso l’Onorevole Lima, che quindi era in definitiva il destinatario di questa opera che io chiamo di direzione politica”.

Il rapporto privilegiato sviluppatosi tra il sen. Andreotti e l’onorevole Lima, e la conseguente assunzione, da parte di quest’ultimo esponente politico, del ruolo di leader della corrente andreottiana in Sicilia, sono stati sottolineati dal teste Ruffini, che ha riferito quanto segue:

Pm: Per quella che è la sua esperienza personale qual’era il rapporto fra l’onorevole Lima e l’onorevole Andreotti in Sicilia? Lima che cosa rappresentava, ripeto, per quella che è la sua esperienza personale?

Ruffini A.: Lima era il leader, il capo della Corrente Andreottiana in Sicilia, cioè era l’uno di riferimento del Presidente Andreotti in Sicilia (...). Era (...) il capo della corrente del Presidente Andreotti in Sicilia, anzi l’onorevole Lima enfatizzava un po’ questa leadership, questa vicinanza insomma, sottolineava questo rapporto privilegiato che aveva con il Presidente Andreotti e poi questo gli serviva anche per mantenere un maggior prestigio, una maggiore autorevolezza a quel livello dato che (...) l’onorevole Lima non è che faceva particolare vita di partito nel senso che facesse comizi, conferenze, assemblee (...) Allora io quando Lima si vantava o sottolineava o si compiaceva di questo fatto lo trovavo naturale perchè gli dava credito, gli dava...

Pm: Come manifestava questo rapporto con Andreotti in Sicilia per quella che è la sua esperienza personale?

Ruffini A.: Come suo rappresentante, cioè lui rappresentava l’onorevole Andreotti in Sicilia, come allora c’è... allora siamo nella fase intermedia della degenerazione correntizia già era l’uomo diFanfani, io l’uomo di Piccoli...

Presidente: Come?

Ruffini A.: Io ero l’uomo di Piccoli ero considerato. Gioia era l’uomo di Fanfani, Lima era l’uomo di Andreotti; questa era... cioè questa... poi naturalmente le situazioni variavano… (...)

Pm (...) chi voleva rivolgersi, chi si rivolgeva, chi si è rivolto all’onorevole Piccoli in Sicilia? A chi materialmente faceva capo per quella che è la sua esperienza personale?

Ruffini A.: Posso rispondere? A me certamente.

Pm: E questo era un dato caratteristico, un dato esclusivo della corrente dorotea oppure riguardava altre correnti e se si quali?

Ruffini A.: Riguardavano le correnti che c’erano in Sicilia

(...)

Pm: E chi era l’uomo di Andreotti in Sicilia?

Ruffini A.: L’ho detto prima l’onorevole Lima.

Anche il teste sen. Francesco Cossiga, escusso all’udienza del 17 giugno 1998, ha evidenziato che «Lima era il capo della corrente andreottiana in Sicilia».

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