Un decennio di scelte poco lungimiranti ha dilapidato il capitale che i nostri avversari avevano accumulato nel 2014, unica loro partecipazione ai Mondiali: è mancata una strategia sul ricambio generazionale e c’è stata scarsa attenzione nel monitorare i talenti della diaspora. Barbarez e Spahić, i due grandi capitani prima di Džeko a cui sono state affidate panchina e direzione tecnica, sono ripartiti dallo scouting. E dal senso di appartenenza di una nazione che, negli anni ‘90, ha rischiato di scomparire
SARAJEVO - Il tempo, per Italia e Bosnia Erzegovina, sembra essersi fermato al 2014. In quell’anno, l’ultima partecipazione degli azzurri ai Mondiali coincise con la prima - e finora unica - presenza della nazionale balcanica alla fase finale della competizione. Per l’Italia sono seguite due clamorose esclusioni dalla rassegna iridata, intervallate da un successo tanto estemporaneo quanto inatteso agli Europei del 2020. Alla Bosnia è andata decisamente peggio: non è riuscita a cavalcare l’onda d


