Nel paese con un solo velodromo indoor

L’Italia da record del ciclismo su pista, la fragile precarietà dietro l’eccellenza

Jonathan Milan subito dopo aver siglato il nuovo record del mondo nell'inseguimento maschile, venerdì scorso (Credits: Sprint Cycling Agency/Federciclismo)
Jonathan Milan subito dopo aver siglato il nuovo record del mondo nell'inseguimento maschile, venerdì scorso (Credits: Sprint Cycling Agency/Federciclismo)
Jonathan Milan subito dopo aver siglato il nuovo record del mondo nell'inseguimento maschile, venerdì scorso (Credits: Sprint Cycling Agency/Federciclismo)

Le medaglie e i primati degli azzurri ai Mondiali di Shanghai illuminano un paradosso: l’eccellenza sopravvive senza impianti, costringendo gli atleti ad allenarsi all’estero. Ai giovani manca un percorso per crescere e ai campioni un progetto dopo il ritiro, mentre si continua erroneamente a considerare l’allenamento su strada una tappa dello stesso percorso

Avere un vertice senza una base. Essere stati sul tetto del mondo e non averne uno sopra la testa. Pensieri veloci come le immagini delle azzurre e degli azzurri che inseguono una medaglia ai campionati iridati di ciclismo su pista, a Shanghai. Osservo con nostalgia i loro gesti potenti, precisi, eleganti, frutto di una disciplina che richiede continuità, strutture, un luogo dove crescere. Eppure, la squadra nazionale italiana un velodromo non ce l’ha. È il paradosso che conosco bene, ormai scle