Le medaglie e i primati degli azzurri ai Mondiali di Shanghai illuminano un paradosso: l’eccellenza sopravvive senza impianti, costringendo gli atleti ad allenarsi all’estero. Ai giovani manca un percorso per crescere e ai campioni un progetto dopo il ritiro, mentre si continua erroneamente a considerare l’allenamento su strada una tappa dello stesso percorso
Avere un vertice senza una base. Essere stati sul tetto del mondo e non averne uno sopra la testa. Pensieri veloci come le immagini delle azzurre e degli azzurri che inseguono una medaglia ai campionati iridati di ciclismo su pista, a Shanghai. Osservo con nostalgia i loro gesti potenti, precisi, eleganti, frutto di una disciplina che richiede continuità, strutture, un luogo dove crescere. Eppure, la squadra nazionale italiana un velodromo non ce l’ha. È il paradosso che conosco bene, ormai scle