I casi Fornaroli e Minì dimostrano che senza un’intuizione di straordinaria lungimiranza come quella avuta da Wolff quando ha messo sotto contratto il pilota bolognese a 11 anni, coltivandone il talento, essere “promossi” dalle categorie inferiori – pur dominandole – può diventare molto complicato e non dipendere solo dalle proprie qualità. È il paradosso dell’odierna F1: meritocratica e antimeritocratica insieme
L’Italia che vince, l’Italia degli esclusi. Due facce della stessa medaglia andate in scena nel venerdì di prove libere 1 in Messico quando, per la prima volta negli ultimi 15 anni, tre piloti azzurri sono scesi in pista assieme: Kimi Antonelli su Mercedes, Leonardo Fornaroli su McLaren e Gabriele Minì su Alpine, quest’ultimo debuttante assoluto alla guida di una monoposto di Formula 1. Rispetto a Malesia 2011, quando a due piloti titolari (Jarno Trulli su Lotus e Vitantonio Liuzzi su HRT) si a