Un altro calcio c’è. Ma proprio un altro, è davvero il caso di dire. Li chiamano I magnifici perdenti, dal titolo di un documentario realizzato su di loro in Francia nel 2016 dopo che la loro storia era stata raccontata su Le Monde. «Bisogna saper perdere», la celebre canzone dei Rokes i ragazzi della Gs Excelsior di Bolzano l’hanno presa alla lettera: su 24 campionati di Terza categoria, il venticinquesimo è in corso, 23 li hanno conclusi all’ultimo posto e uno al penultimo. Degli habitué.

Hanno perso 468 partite, vincendone e pareggiandone 8. La differenza reti? Un fardello da 3.551 gol subiti e 326 fatti. Poco importa, perché per loro la vera partita da vincere è un’altra. È quella dell'uguaglianza, dell’accoglienza, dell'integrazione e dell'impegno. E questa la vincono. La ricetta è semplice: sono tutti titolari. Non esiste selezione basata sulle capacità tecniche, ogni giocatore ha lo stesso diritto di scendere in campo e, durante la stagione, tutti devono giocare lo stesso numero complessivo di minuti. Nessun panchinaro, nessun giocatore di “seconda scelta”, ma un turnover continuo. In campo vanno tutti, a prescindere.

La filosofia del campetto

L’allenatore, Stefano Petrera detto “Pedro”, la formazione non la può stilare come i suoi colleghi in base alla qualità e allo stato di forma dei giocatori, ma la fa col “minutometro”, la tabella somma minuti aggiornata ogni settimana al fine di un utilizzo omogeneo di tutti i giocatori in rosa. «Qui il cancello del campo è sempre aperto. C’è spazio per tutti, in questi anni si sono avvicendati circa 300 ragazzi. Ne abbiamo alcuni coi quali la vita è stata benevola, altri che con la vita ci hanno litigato, hanno commesso errori e si stanno impegnando per non ripeterli e mettere le cose a posto; con noi abbiamo migranti, persone che hanno fatto migliaia di chilometri per costruirsi una nuova vita, e ragazzi con disagi di carattere psichico o disturbi cognitivi. Io non sono uno psichiatra, ma vedo la gioia con cui giocano questi ragazzi e penso sia una buona terapia», racconta Massimo Antonino, ds e anima tuttofare della squadra.

La storia nasce nel 2001 in un quartiere popolare di Bolzano, il Don Bosco: qui un gruppo di ragazzi si trova a giocare a calcio al campetto del quartiere fino a sera, fino a consumarsi le suole delle scarpe. Incrociano Massimo Antonino e Dario Volani, colleghi in una Onlus di aggregazione sociale, e gli chiedono di aiutarli a mettere su una squadra per partecipare al campionato di Terza Categoria. Su una sola cosa sono risoluti: vogliono che la squadra mantenga come regola la filosofia del campetto. Vale a dire, che in un gruppo di amici non giochino i più bravi, ma giochino tutti. Detto, fatto. «E così è nata l’Excelsior. Dal 2001 partecipiamo ininterrottamente al campionato di terza categoria della Figc per la provincia di Bolzano. Da noi non giocano i più bravi, giocano tutti applicando in pieno il concetto dell’inclusione. Ma a due condizioni: la presenza agli allenamenti, nel limite del possibile, e il massimo impegno nel dare il 110% delle proprie possibilità», spiega Antonino.

Guadagnare rispetto

All’inizio qualche squadra avversaria li guardava dall’alto in basso, come una banda di sgangherati; loro non facevano una piega, e alla presentazione delle squadre in campo, anziché il classico gagliardetto, al capitano avversario consegnavano un foglio con l’elenco dei loro principi fondanti. Col tempo sono riusciti a guadagnarsi tolleranza da taluni e rispetto dalla maggior parte, a tal punto che oggi a giocare all’Excelsior, che quest’anno festeggia i suoi 25 anni di vita, vengono ragazzi che hanno rifiutato altre squadre.

E se non vincono in campo, amen, visto che vincono, e tanto, fuori: prova ne sono le 18 coppe fair play (o coppe disciplina) che la società si è aggiudicata come squadra più corretta del campionato. Inclusione e correttezza, tuttavia, non si limitano al campo da pallone: proprio su iniziativa dell’Excelsior, a Bolzano ha da anni preso forma un progetto che promuove la cultura del fair play nello sport in una serata-evento, in programma in autunno, in cui vengono ogni anno premiati i gesti di lealtà sportiva più significativi in ambito locale, nazionale e internazionale (nel 2023 fu premiato Jannik Sinner).

Tra i giurati, nonché sostenitori dell’Excelsior, figurano profili come Tania Cagnotto, Damiano Tommasi (l’ex calciatore della Nazionale e della Roma, da quattro anni sindaco di Verona, si diverte tuttora a giocare in Seconda categoria nel Sant’Anna d’Alfaedo, squadra del suo paese natale in Lessinia, ma ha promesso che la sua ultima stagione da calciatore la disputerà proprio con la maglia dell’Excelsior), Stefano Bizzotto, Martin Pavlu, Manuela Mölgg e Antonella Bellutti.

E allora sì, lontano da abbagli e clamori un altro calcio c’è. Ed è un esempio di come l’inclusione attorno a un pallone possa realmente essere qualcosa di concreto e non una scatola vuota infiocchettata di belle parole. Un calcio in cui la plusvalenza è il cuore.

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