Trent’anni fa un oro olimpico trasformò una disciplina di nicchia in un fenomeno popolare. Oggi il fuoristrada affronta nuove sfide: gravel e bici a pedalata assistita ne stanno ridefinendo il pubblico, mentre l’assenza di percorsi e strutture adeguate frena le potenzialità di un territorio unico come quello del nostro paese
Trent'anni fa, il 30 luglio 1996, la mountain bike irruppe all’improvviso nelle case degli italiani. Merito soprattutto (dispiace ricordarlo, ma il nostro paese è anche questo) del caldo soffocante di Atlanta, Georgia, che costrinse Paola Pezzo ad aprirsi la zip della maglietta prima del traguardo. «Volevo solo respirare. Però servì a qualcosa: avevamo un abbigliamento da uomo, inguardabile. Con la Castelli inventammo la prima linea di abbigliamento femminile, con tagli, forme e colori nuovi. A Sydney, quattro anni dopo, avevo le paillettes e la zip dietro. Altre volte il maculato, in America impazzivano per i miei completi».
Il suo oro cambiò anche le selle, che erano durissime. Pezzo ne prese una, la ritagliò, ci fece un buco in mezzo, e la portò alla San Marco: «Ne voglio una così». La brevettarono, e ora la usano tutti, donne e uomini.
In Georgia, nella città della Coca-Cola, Paola aveva 27 anni e vinse l’oro in una disciplina nata negli States che in Italia era ancora di nicchia. Lei, la ragazza bionda di Bosco Chiesanuova, che a 15 anni era già in nazionale di sci di fondo e non si è mai capito perché a un certo punto la lasciarono fuori.
Fu il dentista del paese a regalarle il primo rampichino e a darle una seconda chance. Pezzo era forte, ma c’era un problema: aveva sempre sognato le Olimpiadi, ma la Mtb alle Olimpiadi non c’era. «Quando vinsi il Mondiale nel 1993 pensai di aver già fatto tutto, il lunedì tornai al lavoro. Due giorni dopo venne fuori che ad Atlanta ci sarebbe stata anche la Mtb. E allora non pensai ad altro per tre anni».
Non smise mai di lavorare: a 17 anni andava in fabbrica, in catena di montaggio: facevano mobiletti per i giradischi. Poi aiuto cuoca nelle scuole. Infine il turno di notte alle poste, il lavoro perfetto: così di giorno poteva allenarsi.
Pentole e risaie per abituarsi all’umidità
Pezzo ha sempre avuto i suoi guizzi. E la testa dura dei montanari. Sapeva che ad Atlanta il problema era il caldo, e soprattutto l’umidità che sfiorava il 100 per cento. Così aveva studiato le soluzioni. Aveva messo i rulli in cucina, e intanto che pedalava faceva bollire l’acqua nelle pentole per creare vapore e umidità. Per due anni si allenò nella Bassa Mantovana, nelle risaie, in mezzo alle zanzare.
Anche per Sydney, quattro anni dopo, usò uno stratagemma: decise di anticipare il fuso orario australiano, cominciò a uscire in mtb alle 6 del mattino, ogni tre giorni anticipava di un quarto d’ora, arrivò ad allenarsi a partire dalle 3 di notte. Non era la più forte, aveva già 31 anni: cadde al primo giro, ebbe un problema tecnico, ma risalì in sella e rimontò tutte le più giovani. E insomma rivinse.
Sono sue le prime due medaglie olimpiche della storia della Mtb. Una disciplina che in questi giorni vive il suo clou proprio in Italia, con i Mondiali in Val di Sole (fino a domenica 30 agosto).
Il gravel e l’elettrico rubano mercato
Dopo oltre vent’anni in cui la Mtb è stata di moda, oggi il mercato è in flessione. Il gravel sta rubando spazio agli amatori del fuoristrada: la gravel è quella bici che ti promette un giro fuori dalle strade asfaltate e piene di pericoli, ti fa sentire fuori dal tempo, ma consente anche a chi non vanta una tecnica di guida superlativa di divertirsi senza rischiare l’osso del collo. Poi ci sono le e-bike, che ormai rappresentano più della metà delle biciclette vendute in Italia.
La Mtb non fa eccezione: moltissimi ormai scoprono il fuoristrada grazie a un mezzo più facile da guidare per tutti. Per il turismo lento è un paradiso, per chi ha a cuore il lato competitivo è tutta un’altra faccenda. Infatti ormai esistono gare e campionati specifici per l’e-MTB. Anche ai Mondiali di Val di Sole il segmento elettrico ha il suo spazio. E lo stesso si può dire per il calendario amatoriale della Mtb, ormai declinato in molteplici voci: maratone XCM, granfondo, enduro, e-Mtb, bikepacking, cicloturistiche. Ma il punto è un altro: le aziende di bici cominciano a lasciare spazio ad aziende di motorini elettrici, tedesche come Bosch o cinesi come Avinox.
L’Italia è il secondo mercato europeo per vendita di biciclette, ma le infrastrutture non sono all’altezza della crescita del mercato. Eppure abbiamo le Dolomiti, gli Appennini, le Alpi, la Maremma: tutti paradisi per chi vuole pedalare in salita, e ovviamente in discesa. Siamo di fronte a un paradosso: l’Italia è uno dei paesi fondatori del ciclismo, vende bici in quantità eppure non riesce ad approntare infrastrutture che permettano agli appassionati di godere pienamente del mezzo.
Nella Mtb questo si traduce con un invecchiamento degli amatori-praticanti: oggi il prototipo dell’amante della Mtb ha tra i 40 e i 55 anni e un’ottima capacità di spesa. Siamo ormai lontani anni luce da Paola Pezzo, sembra che siano passati secoli.
52 Paesi, 777 atleti, 25mila spettatori
È anche per questo che eventi come i Mondiali in Trentino, che ospitano 52 paesi e 777 atleti (492 uomini e 285 donne) che sono il meglio del meglio, rappresentano un’occasione per invertire la rotta.
Cinque giorni di gare, accesso a pagamento per le giornate di sabato 29 (Downhill) e domenica 30 (Cross-country con le grandi star, compresi i campioni della strada Tom Pidcock e Mathieu van der Poel) e biglietti in vendita qui. Sono attesi 25mila spettatori in uno scenario incantevole.
Il programma
Venerdì 28 agosto
10.30 – Qualifiche Downhill Donne e Uomini Junior
15.30 – Qualifiche Downhill Donne e Uomini Elite
Sabato 29 agosto
8.45 – Downhill Donne Junior
9.30 – Downhill Uomini Junior
13.10 – Downhill Donne Elite
15.00 – Downhill Uomini Elite
Domenica 30 agosto
9.00 – Cross-country Donne Under 23
11.00 – Cross-country Uomini Under 23
13.00 – Cross-country Donne Elite
15.15 – Cross-country Uomini Elite
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